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Silvia Belcastro, Reparto di Neurologia – Desaparecidos

Reparto di Neurologia – Desaparecidos

 

Una voce senz’occhi sale dal muro freddo,

l’Angelo della Storia ha paura.

I secondini dal camice bianco sono sempre giovani e felici,

nelle loro risate metalliche,

di aver trovato un posto ben pagato.

 

Mani di lattice profanano i suoi bei capelli,

mani che incollano elettrodi per carpire l’anima.

Mani infeconde, sigilli d’acciaio,

mani che lasciano impronte indifferenti.

Mani che non conoscono la carezza impotente delle Madri

e non sanno plasmare dal ricordo,

con sapienza bruciante,

bambini di vuoto bordati d’assenza.

 

L’Angelo della Storia sente il suo corpo

toccare la pelle di un letto sdrucito.

Pelle del tempo, pelle che non ha nome,

pelle che parla alla sua pelle.

Nasconde il cuore dentro una brocca d’acqua,

dietro le palpebre una parola fresca:

Libertà.

 

Dal buio sotterraneo,

d’un tratto viene spinto lontano.

Il vento è troppo forte, il vento è troppo duro,

il vento mi porta via con sé

 

Una voce senz’occhi sale dalla città,

l’Angelo della Storia si volta indietro

e apre gli occhi contro il vento bruciante.

Di colpo, anche il vento si placa.

Ora è in alto, più alto del cielo.

Ora è immobile, bianco – le ali distratte

dal grande tappeto del mondo.

Ora guarda – e vede.

 

I sotterranei in cui l’hanno rinchiuso

sono budelli di un ventre malato.

Nella città di formiche di luce,

un vuoto disegna le braci dell’uomo

come una promessa.

Ma c’è un filo che unisce:

una voce con occhi,

una terra con cielo,

un pensiero di musica.

Sotto le ali una parola fresca:

Libertà.

Silvia Belcastro

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