Facebook

Sonia Lambertini, Danzeranno gli insetti, Marco Saya Editore 2016

Marco Saya Editore, Collana Poesiaoggi, N. 32, Milano, 2016, pp. 40-41-42. Prefazione di Mario Fresa.

La poesia di Sonia Lambertini si muove con la consapevolezza di questo combattimento, a-spro e solenne, contro lo specchio del mostrarsi e del perire: l’esistente è vissuto con l’angoscia irreversibile di uno scivolamento continuo nelle tenebre della nullificazione, in uno spazio della perdita in cui si mostra, minacciosa, la «graticola di dio» che «è sempre ben fornita», e che assicura «il taglio della carne curato».
La parola è straziata, rinchiusa nella dolente visione di «aste deserte», di angosciose rileva-zioni di inservibili «numeri / stropicciati». Essa non giunge a una sintesi finale, né sa toccare il confine salvifico di una finanche provvisoria risposta.
La nostra voce espone, dunque, soltanto il nostro precipitare: la consapevolezza di non rien-trare «tra i clienti affezionati». Il poeta è il martire-testimone del proprio auto-annullamento, e della sconfinata vanità di tutto l’esistere.
Rileva Michel Butor che è appunto il sacrificio del martire, l’ostensione della propria morte, a «mostrare la testimonianza per eccellenza»; ed è appunto – paradossalmente – nel martirio che il grande sacrificato inizia a conoscere e a mirare, nella sua interezza, «il momento della verità […] in cui diventa davvero se stesso».

 

Dalla prefazione di Mario Fresa

 

 

 

 

 

La graticola di dio è sempre ben fornita

e il taglio della carne curato.

Il letto di legna profuma di bosco

per me solo aria, irrespirabile

il fumo denso mi ha annerito

e battuto sul tempo ancora una volta.

 

 

 

 

 

 

Brindo alla contraddizione

alla scelta sbagliata, all’incoerenza

al mio sguardo smarrito

seduto al banco dell’assurdo

mentre vomiti l’ennesima lezione

di sicurezza della vita

e solo dio sa la paura

che mi fanno quelli come te

che non si perdono mai

tra le parole, per strada

negli occhi di un altro,

il bisturi è affilato

i tuoi morti sono in aula

silenziosi, io

cerco solo meraviglia.

 

 

 

 

 

 

Costretta

al regno oscuro

dell’ombra

io sono natura matrigna

e ventre bianco, marmo

accidente, monologo.

 

 

 

 

 

 

Quando nulla ti è dovuto e non sai come

conosci il cerchio nero che ti assedia chiedi

quale strano progetto ha preso i tuoi occhi

per riempirli di colore giallo ocra e rosso

senti il passo della libella lo sfregare delle antenne

la resa in volo desiderio del maschio sul filo d’erba

e l’aria che sposta la curva il segmento che unisce

trovarsi dal nulla negli occhi del nostro calvo inverno.

 

 

 

 

 

 

Certe mattine le cose ti cadono addosso.

Arriva il treno, mi sposta i capelli.

La casa trema, mi passa sopra.

Predilige la pancia.

Avanti e indietro il ferro delle ruote.

Avevo ragione a sentirlo entrare,

non mi sbaglio quasi mai.

Poi tocca a qualcos’altro,

prendiamo i piedi.

Sono pesanti e ordinano alle gambe di stare

immobili e dritte come in una riga militare.

Chi comanda sul serio, qui,

in questo esercito impazzito.

Senza la paura non so chi sono.

La pancia è brutta da guardare, io lo so già,

calva e sbiadita come i volti dei suoi cadaveri.

Questa notte non so dove sono andata.

Ho chiesto al n. 29 del mio palazzo ma nessuno sa nulla.

Devo aver fatto tanta strada, sono così stanca.

È il primo luglio e si gela.

Suonano continuamente gli allarmi.

Cerco di tenerli a bada con le mani.

Ho voglia di dormire, per favore.

Fatemi dormire.

 

 

 

 

 

 

Sento il tempo e la testa nel ritmo il tamburo

i colpi nel muro e il fosso l’ora in cui mi arruolo

non ho nastrini sulla divisa sia chiaro

una linea di gambe e braccia senza radici per stare

avvolti le foglie del calvo inverno cerchiamo

(sotto la coltre di terra, stesi)

 

 

 

 

 

 

Provvisoria io contemplo la perdita nel dono

cado dall’albero e scendo verso il fiume

cosa c’è di più atroce della sua ferita.

So di valere meno della doratura di un campo

di stare nella mia bassa stagione

e voi sulla mia schiena tra le canne

con baffi lunghi dietro il ghigno

guardate tra i denti il mio svanire.

soniaSonia Lambertini vive a Ferrara. Laurea in Scienze dell’Educazione. Numerose poesie sono apparse su antologie, riviste, blog e siti letterari. Alcune poesie sono state pubblicate sulla rivista “La clessidra” numero 1, 2015 e altri testi si possono trovare sulla rivista “Illustrati” (Logos Edizioni), all’interno della rubrica Poemata; nel catalogo d’arte Chi non si maschera? a cura dell’Associazione Liberi Incisori, Bologna, 2014; nel catalogo d’arte Menzogna, realizzato dall’artista Raffaele Fiorella (Pietre Vive Editore, 2015).

No widget added yet.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Follow Us

Get the latest posts delivered to your mailbox:

%d bloggers like this: