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STEFANINI, Maria Rita

coverviandanteMariarita Stefanini

“se hanno senso le parole come i muri”

“devo farmi terra”, scrive Mariarita Stefanini nel bell’inedito proposto in coda a questa selezione, per poi esortare il tu, sempre presente in queste poesie, anche quando nell’assenza: “tu piega gli occhi alle tue radici / volgi le braccia verso / chi ti ha dato la vita”. Farsi terra per accogliere, per r(i)accogliersi, elevarsi “fino all’appoggio più alto, alla vertigine”, per poi raggiungere “l’equilibrio degli alberi chini”. Questo il fine di una parola che si denuda e snuda per colpire affilata, nell’ora bianca, nell’ora in cui l’io come il suo stesso dire si libera del superfluo, per tendere all’auto dissoluzione. E si muore per tornare “[…] alla giusta distanza / tra queste cose che tocco / questa quieta violenza”. La poetessa vuole poter toccare le cose con gli occhi e con le parole, abbozzarne i profili, lasciarle parlare. Dall’osservazione dell’escluso scaturisce il desiderio di farsi acqua, acquisirne la trasparenza e immediatezza che riapre all’intuizione, seguire il coraggioso volo che la sparpaglia perché scorra, appropriarsi del suo movimento imperturbabile verso: “e scrosciare voglio / sul selciato, battere / e battere i vetri di fiato / cadere e finire su ogni minima cosa / se sono pioggia saprò / quante volte morire”. Svanire ascoltando il segreto respiro dell’andamento che di sé si alimenta, sedere immobili, guardare senza vedere, ascoltare “seduta accanto alla pioggia / alla sua semplice profezia/ quasi trasparenti gli occhi // muori”.

C’è in questa poesia un desiderio di ritorno all’origine, del discorso e dell’esperienza, di vivere fino in fondo il dolore per liberarsene, tornando a essere, nella percezione di un freddo animale, d’inverno non artificiale: “Ricordi nel freddo di quando / sapevi le tane gli odori / e l’inverno era altro”.

Così il poeta cerca la notte, “ Non pace ma fremito nero”, non sonno, ma consapevolezza del male da attraversare per ripristinare “Il buio della nascita, il respiro”.

da Nella borsa del viandante. Poesia che (r)esiste, a cura di Chiara De Luca

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