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Liu Xiaobo, Il poeta come un sarto / A poet like a tailor

Translated by Gray Sutherland

NOTA DELL’AUTORE

Liu Xiaobo è un intellettuale cinese arrestato per crimini d’opinione. Attivista politico e poeta, gli è stato conferito il premio Nobel per la Pace nel 2010 mentre era in carcere; il governo cinese non gli ha permesso di ritirarlo e la sua sedia tra i premiati è rimasta vuota. In carcere lavora cucendo e rammendando le divise dei suoi carcerieri; gli è proibito avere carta; scrive versi con l’acqua sulle pareti.

Alcune di queste poesie sono nate come frammenti per un possibile testo drammatico, un ipotetico monologo da camera. Per un vero spettacolo si dovrebbero aggiungere i documenti storici e le testimonianze dirette: i versi di Liu Xiaobo, i suoi scritti militanti, le sentenze di condanna. Me li immagino letti in molte lingue, forse da un coro, forse registrati, in una partitura che sia insieme sfondo ed eco. L’importante è che, almeno sul palco, la voce del poeta non suoni nel vuoto.

2 giugno 2015

AUTHOR’S NOTES

Liu Xiaobo is a Chinese intellectual who was arrested for “inciting subversion of state power”. A poet and political activist, he was awarded the Nobel Peace Prize in 2010 while still in prison; the Chinese government forbade him to go to the award ceremony and his seat among the winners was left empty. In prison he works as a tailor, repairing his fellow prisoners’ uniforms. He is not allowed paper and writes poems on the walls, using water.

Some of these poems came into being as parts of a possible script, a hypothetical monologue in camera. To make them into a real play, I would have to add historical documents and witness statements: Liu Xiaobo’s own poems, his activist writings, the court sentences. I can imagine them being read in many languages, perhaps by a chorus, perhaps recorded, in a script that would be both background and echo. The important thing is that on stage at least the poet’s voice would not sound in a vacuum.

2 June 2015

"Prove di un discorso" è in uscita per Oèdipus

da PROVE DI UN DISCORSO

 

PROVE DI UN DISCORSO

per Liu Xiaobo nel carcere cinese

 

 

 

QUALE IDIOMA

 

leggendo Paul Celan

 

Lo dico in versi questo discorso?

in che idioma raccontare la mia storia:

quello parlato a Stoccolma? o una lingua

di Europa di colonia o dittatura?

 

ogni parola si schiera: ha un politico

suono e un segno politico e politici

sono gli accenti e il metro di sillabe

 

non è democrazia un assenso muto

anche scegliere il silenzio non è neutro

per labbra lingua e gola: è un’arma il corpo

 

basta: accomodati nella mia stanza

mettiti a sedere qui in prigione

e dammi una porta con il tuo ascolto

 

se non dico cose vere alza la mano

fatemi ripetere se non capite.

from DIALOGUE TESTS

 

PUTTING A SPEECH TOGETHER

for Liu Xiaobo, in jail in China

 

 

 

WHICH LANGUAGE

 

reading Paul Celan

 

Shall I make this speech in lines of verse?

what language shall I tell my story in?

the one they speak in Stockholm? or a

European colonial, dictatorial tongue?

 

every word takes sides, has a political

sound a political sign and political too

are the stress and metre of each syllable

 

silent absence is not democracy

nor is choosing silence neutral

for lips tongue throat: the body is a weapon

 

enough: come into my cell

come, sit down here in jail with me

and by listening open me a door

 

if what I say isn’t true then raise your hand

and tell me to repeat if you don’t understand.

SARTO

 

Il poeta come un sarto

si punge mentre scrive

forse punge pure te mentre lo leggi

o mentre ascolti – se ha una voce ancòra

 

dita sui tessuti attente

ai fruscii e a ogni piega

alle trame alle forme dell’umano

 

ma una metafora ora non serve

al poeta la vita manda i calli

gli hanno tolto il potere e lui si piega

perché solo chi è chinato poi risorge

 

(immaginate il poeta: si affranca

dalle catene con un ago e un filo

lui immagina voi che lo aspettate

in cuciture e in stoffe lui ogni giorno

lui mette gli ideogrammi di un poema:

si spogliano la sera tutti insieme

i carcerieri e hanno Liu con loro

e leggono tra i panni un’altra vita).

TAILOR

 

A poet like a tailor

jabs himself while writing

and maybe you too while you’re reading

or listening – if he still has a voice

 

fingers on fabrics attentive to

the rustling and every fold

in the weaves and forms of human beings

 

but a metaphor is no use now

life sends the poet calluses

they’ve taken away his strength and he folds

because only someone who bows can rise again

 

(imagine the poet: he removes

his chains with a needle and thread

and imagines you waiting for him

every day in seams and cloths

stitching the characters of a poem:

in the evening all together the guards

undress and have Liu with them and

in among their clothes read of another life).

A OGNUNO

 

leggendo Simone Weil

 

Se avessi liberato dall’odio

un dito del nemico

– allora questo acuto

mortaio di parole che è il poema

non sarebbe stato solamente tregua

ma festa di perdono –

perché se scrivo e non cambio a cosa serve?

ma solo se io muto tu ti salvi

 

sono poeta per stringere mani

e non solo cantare ma spedire

a ognuno la sua busta di messaggio

a ognuno la poesia tolga ogni laccio

parola détta attenti su ogni faccia:

poesia: non essere soltanto mia.

TO EVERYONE

 

reading Simone Weil

 

If you had freed one finger

of your enemy from hatred

– then this sharp

bowl of words that makes up a poem

would not have been merely a truce

but a celebration of pardon –

why if I write and do not change what use is that?

but only if I remain silent will you save yourself

 

I am a poet to wring hands

not only to sing but to send

everyone an envelope with their message in it

may poetry free everyone from all ties

the spoken word venture onto every face:

poetry: be not mine alone.

SCUSATE

 

Scusate: la rappresentazione si interrompe

un intervallo di poesie

nella poesia che racconta –

eccole: poesie che non contano nulla

al massimo cantano la meraviglia

 

(uccido con facilità le mosche

le colpisco con calma quasi appoggio

la mano e scelgo il dito per schiacciarle

e solo allora spingo e uccido –

è un gioco: mi accorgo sempre

che è un granello di polvere soltanto)

 

voglio intermezzi parentesi e pause

non credo all’utopia dell’avanguardia del passato

che con un po’ di sperimentazione

(visuale sonora gestuale)

credeva assolto il suo compito fattuale

 

il compito dimmi qual è?

quale? dialogare:

a questo serve una frase

a suggerire un tu e un io al lettore

a ricordare il ponte che si crea tra le persone

 

se scendi per strada e incontri gente:

altrimenti un libro non serve a niente.

YOUR PATIENCE, PLEASE…

 

Your patience, please: the show is taking a break

a poetic interval

in the poem that is telling –

here they are: poems that tell nothing

or at most sing of wonder

 

(it’s easy for me to kill flies

I hit them with calm I almost rest my hand

and choose the finger to squash them with

and only then do I push and kill –

it’s just a game: I always realize

it’s only a grain of dust)

 

I want interludes breaks and pauses

I don’t believe in the utopia of the vanguard of the past

that with a bit of experimenting

(visual audio non-verbal)

it believed it had completed its factual exercise

 

that exercise tell me what is it?

what? to talk:

to do this you need a sentence

to suggest a you and me to the reader

to recall the bridge that forms between people

 

if you go down to the street and meet people:

otherwise a book serves no purpose at all.

IO SONO UN PAESE

 

a Morena

 

La poesia è il mio paese: ci vivo

e potete venirci anche voi a provare

cos’è il rumore che riflettono le case

per le strade dove gente passa e vive

e non conta quanto tempo vi trascorre

 

un paese e il suo ricovero di anziani

casa estrema dove il corpo si raccoglie

e appassisce e cade mentre la memoria

resiste o li abbandona sopra i letti

dove l’anima si sloga da ogni tempo

 

un paese e il suo santuario su collina

che ovunque stai puoi sempre indirizzarti

alle sue pietre fruste e al campanile

che verso sera scandisce la fine

di questo giorno ma di questo

solamente – e fa il domani certo

(tensioni personali

tra i riti collettivi

nella cappella per metà nascosta

dove la croce è sempre porta aperta)

 

ecco la scuola: lei stana la paura

di essere i soli a non capire il mondo

e poi la biblioteca

le mura bianche e nere

e tutte quelle storie e quei pensieri

che la fanno fortezza e insieme fòro

luogo più grande della sua cultura

planetario di vite parallele

 

ed è un paese con i suoi negozi

dove si crea si compra o si baratta:

un paese con edicola e piazza

dove prima o poi arriva chi passa

 

tra le sue case ci trovi anche la mia:

sono arrivato: ma non finisce qui

questa poesia (eccola: è via).

I AM A LAND

 

for Morena

 

My land is poetry: and there I live

and you can come here too to try and see

what the noise is that houses echo

down the streets where people go by and live

not counting how much time passes there

 

a land and its seniors’ refuge

a marginal house where the body comes together

and fades and falls while memory

fights back or abandons them on the beds

where spirits have dislocated since time began

 

a land and its hilltop sanctuary

that wherever you stand you can always turn

towards its well-worn stones its bell-tower

that chants the end when evening falls

of this day but this day

alone – and tomorrow assures

(personal tension

among group rituals

in the half-hidden chapel

where the cross is always an open door)

 

here is the school: it flushes out the fear

of being the only ones not to understand the world

and then the library

the black and white walls

and all those stories, all those thoughts

that make it a stronghold and also a forum

of its culture the great heart

and planetarium of parallel lives

 

and a land it is with businesses too

where people create buy or barter:

a land with bookstalls and squares

where sooner or later someone shows up

 

among its homes you’ll also find mine:

I’ve arrived: but it doesn’t end here

not this poem (here, look: it’s gone).

PRIGIONE

 

Questa prigione non è quadrata

ha forma di cervello e mondo insieme

parete di orizzonte e porta

non troppo stretta perché entri il sole

(e anche per farlo uscire)

 

sul pavimento-suo-fratello

un poeta ha potuto vedere

forma di foglio – e scrive di notte:

non ha più carta e inchiostro: beve meno

e l’acqua serve per segnare i versi

 

sulle grate schierati dal sole

i raggi reggimenti: il mio plotone

per l’esecuzione di ogni giorno

 

con un dito d’acqua traccia

nel mezzo della stanza un pozzo

dove butta le verità e conserva

la via di fuga dal caos nel ricordo

 

come i cartoni di un vagabondo

rivoluzionano i marciapiedi

e il passo non è più lo stesso dopo il suo passaggio

così accampo le poesie per terra

e diventa una città questa prigione

 

(per spiegarvi come ho resistito finora

dovrei parlarvi di una crepa chiara

là sul soffitto in un angolo a sinistra –

per sopravvivere serve tra le ciglia

luce e quotidiana meraviglia).

PRISON

 

This prison is not square

it is shaped like a brain and the world together

horizon walls and door

not too narrow so the sun can enter

(and also to let it out)

 

on the floor-his-brother

a poet has managed to see

the shape of a page – and he writes at night:

he has no more paper: drinks less

uses water to trace out his lines

 

on the sun’s orderly grating

regiments of rays: my platoon

for the execution of each day

 

with one finger traces with water

a pool in the middle of the room

into which he tosses truths and saves

his fleeting life from memory’s chaos

 

just like a bum’s cardboard boxes

revolutionize the sidewalk

and after he goes by a step’s no longer the same

this is how I gather poems on the ground

and this prison becomes a town

 

(to explain to you how I’ve stood up this far

I would have to tell you about a bright crack

up there in the ceiling in a corner on the left –

to survive between your eyelids you need

light and a daily miracle).

LA MOGLIE

 

Lei è internata in ospedale

(hanno scritto che è esaurita)

non ci parliamo non ci tocchiamo

possiamo soltanto scambiarci le poche

uniche frasi innocue ammesse dal regime

(la censura non corregge le poesie d’amore)

 

poesie tra un uomo e la moglie

un cantico dei cantici civile

la fedeltà dei due poli del mondo

 

l’amore atterrerà la dittatura?

o almeno scalderà due prigionieri

con quel calore facile a svanire

che chiede nuova carne per alzarsi?

 

ci portiamo addosso una bandiera

il rosa – il bianco – il nero di una pelle:

a unirle si potrà sporcare il mondo?

 

io come un’ombra senza sole

tu senza sbagli tutta luce:

insieme siamo una poesia

 

creàti qui davanti al cielo

con nuvole ma senza troppe ali

con la certezza di volare:

insieme siamo una poesia

 

la nostra storia è un doppio canzoniere.

MY WIFE

 

She’s interned in a hospital

(she’s exhausted, so the official line goes)

we can’t talk we can’t touch each other

all we can do is exchange the few

solitary innocuous words the regime allows

(censorship doesn’t correct love poems)

 

poems between a man and his wife

a Song of Songs most civil

the fidelity of the two poles of the world

 

will love knock dictatorship to the ground?

or at least warm two prisoners

with that so easily dissipating heat

that to arise once more demands new flesh?

 

a flag we wear

the pink – the white – the black of skin:

to make them one can the world be soiled?

 

I’m like a sunless shadow

you unmistakeably all light:

together we make a poem

 

created here before heaven

with clouds but not too many wings

with the certainty that we can fly

together we are a poem

 

our story is a twin volume of verse

PAESE SGOZZATO

 

leggendo Abdellatif Laâbi

 

Vivo in un paese sgozzato dal terrore

dal potere dal tacere e dalla caccia

che l’uomo dà all’umano

legale apoteosi di barbarie

guerra totale tra subculture

madri-tombe bambini-fucili

ragazze pronte a farsi saltare

 

se la giustizia sapesse farsi danza

sarebbe il sangue a sostenerne il ritmo

 

(questa epoca fedele al ringhio latra

scaccia i randagi nei sobborghi

dove si sbrana tutto l’umano

finché riconosci in quelle ossa

la tua trama di fratello – allora torna

nel centro del potere fatto tana

e guarda in faccia chi comanda

finché non cadrà in basso e torna

torna umano – vicino

perché la vita è solo comune)

 

mentre l’occidente non tramonta e implode

finiremo il nostro tempo nel cercare

l’orizzonte senza essere noi il sole

 

ma questo frammentarsi e incorporarsi

di individuo nel blocco del regime

lo combatto solamente con le piume

 

perse a terra dai maestri del volo

che dal passato insegnano la fine

insegnano la libertà da soli.

A LAND BLED WHITE

 

reading Abdellatif Laâbi

 

I live in a land bled white by terror

by power by keeping silent and the hunt

that man subjects the human to

lawful apotheosis of barbarism

total war between sub-cultures

mothers – children’s graves – rifles

girls prepared to blow themselves up

 

if justice knew how to turn into dance

blood would be the one to keep the beat

 

(faithful to the snarl this time barks back

drives out the vagrants in the suburbs

where all humanity is torn to pieces

until in those bones you recognize

your brother’s fabric – so now turn

to the centre of power turned into a lair

stare in the face of the one who commands

until he falls down and himself becomes

human again – close by

because life is nothing if not shared)

 

while the west does not decline and implodes

we shall end our days in search of

the horizon without being the sun ourselves

 

but this fragmentation, this incorporation

of the individual in the block of the regime

I fight it only with feathers

 

left on the ground by masters of flight

that from the past teach the end

and from the lonely ones freedom.

SCARPE

 

Liu Xiaobo non ha più le sue scarpe

quello che aveva un tempo è dello stato

e tutto quel che ha ora è dello stato

 

cammina su una suola demaniale

si alimenta con pubbliche briciole

si scalda in un frammento collettivo

 

ora mi tolgo le scarpe dello stato

e racconto ai miei piedi cos’è la libertà

non voglio che la scordino perché

saranno loro i primi a emozionarsi

là sul palco di Stoccolma un giorno:

allora lì davanti a tutti quanti

mi toglierò le scarpe e le offrirò

in cambio di quel premio per la pace

 

con la poesia ho imparato a stare scalzo.

SHOES

 

Liu Xiaobo doesn’t have his shoes any more

what he once had belongs to the state

and all he has now belongs to the state

 

he walks on a single state-owned sole

feeds on public crumbs

warms himself in a collective fragment

 

now I’m taking off these state shoes

and telling my feet what freedom is

I don’t want them to forget because

they’ll be the first to get all emotional

up there one day on the Stockholm stage:

and there in front of everyone

I’ll take my shoes off and offer them

in trade for that peace prize

 

poetry’s taught me how to stand barefoot.

GIOIA CIVILE

 

Dopo avermi condannato

mi hanno dannato le parole:

non sono state mai innocenti

 

firme su manifesti di diritti:

chi ha una voce cerca chi abbia un orecchio

ma fa paura una pagina che è piazza

 

“perché ancora scrivere in tempo di guerra

se scrivere non fermerà questa guerra” –

più o meno così ci chiedeva Canetti

 

di questa gioia civile che è fare il poeta

di questo accordo sociale che è scrivere versi

di queste mani dedite a un mistero pubblico

eccomi pronto – qui – testimone

in questa cella dove cucio senso

subendo il pestaggio del silenzio.

CIVIL JOY

 

After they convicted me

they condemned my words:

they never had been innocent

 

signatures on civil rights manifestos

who has a voice looks for someone who has ears

but a page that is a public square is scary

 

“why carry on writing in time of war

if writing will not stop the war” –

more or less that’s what Canetti asked us

 

of this civil joy that is being a poet

of this social accord that is writing lines

of these hands devoted to a public mystery

here I am, ready – a witness

in this cell where I sew sense

suffering the thrashing of silence.

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