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The Latitude of Naples / La latitudine di Napoli (Foto di Khaled Youssef)

Testi di Eva Bourke da La latitudine di Napoli (Kolibris, 2010, traduzioni di Chiara De Luca, foto di Khaled Youssef

THE LATITUDE OF NAPLES

 

For Eoin

 

I

With this pen as my eidograph

I draw the map,

the ground plan of power

and the street plan of destruction:

 

first the central square

with the ducal palace – or what’s left of it,

the fountain doubling as pillory

(the irony of the life-giving well

beside the neck irons of scorn),

 

then the North Eastern road

leading across the New Bridge –

now out of service –

from which you can see Black Island

with the Lepers’ Tower,

straight to St Andrew’s Fortress.

 

I sketch the arsenal with its tall oak gates

and tiny apertures high up in the South wall.

The river loops around the old city castle

19 times ransacked and now in ruins

however, underground passages and casemates

might still have some use.

 

The wall existed not so much

to protect the inhabitants

but to prevent them

from exiting without a pass.

 

The only gate, the Gate of Persuasion,

is surmounted with a fine tympanum

depicting the rhetorical arts in marble.

 

Maybe they talked themselves to death inside

once the gate was locked forever

and no one came out or went in.

 

I draw the avenue from the ducal palace

to the citadel overlooking the city

(which is even more fortified

than many of the municipal buildings),

 

then the two graveyards –

once strictly segregated according to religion –

with their countless tombstones

and blackened inscriptions

and last of all taking special care

I draw a swallow’s nest with five nestlings

under the eaves of the gravedigger’s hut.

 

 

 

II

The first time you brought me

to your room

we were islanded

on your coral bed

lying in each others’ arms

in the ear of the night

on tidal waves of jazz

and street noise

 

dreaming of bays

interlaced with rigging and masts

till the sun rose, bakers in white

mounted their bikes all over the city

and a clear pathway led

as far as the latitude of Naples

and along the old silk road

to Samarkand

 

 

 

III

There it is / closed now/

had wings once / sang

caused trouble / lived overground

built nests / swore / lied

stone heavy / stone rich /stone hard

fit into a hand once / had fingers once

held one just like it / had seeds once

seeds like moons / seeds and words

words and syntax / bone language / wing language

not now / shut down / and shuttered

had light once / saw

had sound once / heard

lies still now / stone deaf /stone blind

 

 

 

IV

Since the musicians moved in

love was declared in our street

turtledoves appeared in the trees

Debbie put on her dancing shoes

the heron returned from out of town

sailed in with blue sails.

 

 

 

V

No matter where we went

you read the cities

in the palm of your hand.

With you I trusted again

in the tortuous paths

through iron gardens

 

and temples whose roots

grew from reptile cages.

One look at the map

 

and you knew your way

between silk routes

and golden gates.

 

You sent word from Ninive

where the light

lay imprisoned between yew trees.

 

Below ghetto walls

when darkness erupted

you brought me hot mutton soup.

 

Salt winds and Spain

lay like a beating red heart

in an ultramarine bowl.

 

Persia, a prayer rug spread over a desert

crossed by the nonchalant stride

of the camel.

 

Near Ararat we threw driftwood

into the iron stove, warmed ourselves

with waterpipe smoke.

 

We followed the 53 stations

of the East Sea Road

and it was still raining in Shonu.

 

Worlds travelled through us

you took me downtown at night to music

Played on blue keyboards.

 

Eva Bourke, La latitudine di Napoli, Kolibris 2010

LA LATITUDINE DI NAPOLI

 

Per Eoin

 

I

Con questa penna per pantografo

disegno la mappa,

la planimetria del potere

e lo stradario della distruzione:

 

prima la piazza centrale

con il Palazzo Ducale – o quel che ne rimane,

la fontana che si divide a croce

(l’ironia del pozzo che dà la vita

accanto alla gogna del disprezzo),

 

poi la strada di Nord Orientale

che conduce oltre il Ponte Nuovo –

ora chiuso –

da cui puoi vedere l’Isola Nera

con la Torre dei Lebbrosi,

dritto alla Fortezza di Sant’Andrea.

 

Schizzo l’arsenale con i suoi alti cancelli di quercia

e minuscole aperture in cima alle mura a Sud.

Il fiume gira attorno al castello della città vecchia

19 volte saccheggiata e ora in rovina

tuttavia, passaggi sotterranei e casematte

potrebbero ancora servire a qualcosa.

 

Le mura non esistevano tanto

per proteggere gli abitanti

ma per impedire loro

di uscire senza lasciapassare.

 

L’unico cancello, quello della Persuasione,

è sormontato da un timpano elegante

che rappresenta in marmo le arti retoriche.

 

Forse si condannarono a morire dentro

una volta che il cancello fu chiuso per sempre

e nessuno poteva entrare o uscire.

 

Disegno il viale che va dal Palazzo Ducale

alla cittadella che guarda la città dall’alto

(che è perfino più fortificata

di molti degli edifici municipali),

 

poi i due cimiteri –

uno strettamente segregato come vuole la religione –

con le innumerevoli lapidi

e iscrizioni scurite

e infine, con particolare cura

disegno un nido di rondine con cinque piccoli

sotto la grondaia della casupola del becchino.

 

 

 

II

La prima volta che mi portasti

nella tua stanza

fummo isolati

sul tuo letto di corallo

distesi l’uno nelle braccia dell’altro

nell’orecchio della notte

su onde di marea di jazz

e rumore della strada

 

sognando baie

intrecciate di sartiame e pali

finché il sole sorse, fornai in bianco

inforcarono le bici in tutta la città

e un sentiero chiaro conduceva

fino al limite della latitudine di Napoli

e lungo la vecchia Via della Seta

verso Samarcanda

 

 

 

III

Eccolo / chiuso adesso/

aveva ali un tempo / cantava

causava scompiglio / viveva in superficie

costruiva nidi / giurava / mentiva

pesante come pietra / ricco come pietra /duro come pietra

stava in una mano un tempo / aveva dita un tempo

lo teneva proprio così / aveva semi un tempo

semi come lune / semi e parole

parole e sintassi / lingua ossuta / lingua alata

ora no / chiuso / e oscurato

aveva luce un tempo / vedeva

aveva suono un tempo / sentiva

disteso immobile adesso / sordo come pietra /cieco come

pietra

 

 

 

IV

Da quando i musicanti vi entrarono

nelle nostre strade si dichiarò l’amore

tortore apparvero sugli alberi

Debbie indossò le scarpette da ballo

l’airone tornò da fuori città

approdò con vele azzurre.

 

 

 

V

Ovunque andassimo

tu leggevi le città

nel palmo della mano.

Con te ripresi fiducia

nei sentieri tortuosi

attraverso gazebi

 

e templi le cui radici

crescevano da rettilari.

Uno sguardo alla mappa

 

e sapevi la tua strada

tra vie della seta

e cancelli d’oro.

 

Mandavi saluti da Ninive

dove la luce

giaceva imprigionata tra i tassi.

 

Sotto le mura del ghetto

mentre l’oscurità eruttava

mi portavi zuppa di montone.

 

Venti salati e Spagna

stavano come un cuore rosso pulsante

in una boccia blu oltremare.

 

Persia, un tappeto per la preghiera teso sul deserto

attraversato dal passo indolente

del cammello.

 

Vicino ad Ararat gettammo pezzi di legno

nella stufa di ferro, ci scaldammo

al vapore della conduttura dell’acqua.

 

Seguimmo le 53 stazioni

della Strada del Mar del Giappone

e stava ancora piovendo a Shonu.

 

Parole ci viaggiavano dentro

di notte mi portasti in centro, alla musica

suonata su tastiere azzurre.

 

Traduzione di Chiara De Luca

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