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Thomas Bailey Aldrich

 

a cura di Emilio Capaccio

 

 

8Thomas Bailey Aldrich nacque l’11 novembre del 1836 a Portsmouth, New Hampshire, Stati Uniti, dall’uomo d’affari Elias Taft Aldrich e Sarah Abba Bailey. Quando Aldrich aveva poco meno di un anno, suo padre si trasferì con tutta la famiglia a New Orleans, in Louisiana, dove il ragazzo ricevette un’istruzione preparatoria per entrare nell’università di Harvard. In questi primi anni iniziò a leggere le poesie di Lord Alfred Tennyson, John Keats, William Shakespeare e altri poeti del classicismo e del romanticismo inglese.
Dopo dieci anni Thomas ritornò a Portsmouth per prepararsi a entrare nel college, ma la morte del padre avvenuta nel 1849 indusse il ragazzo ad abbandonare l’idea di studiare e a cercarsi in fretta un lavoro per vivere. Nel 1852 si trasferì a New York dove cominciò a lavorare nell’ufficio commerciale dello zio e a realizzare i suoi primi componimenti in versi e le sue prime opere di prosa (brevi racconti e novelle). Varie poesie e storie brevi furono pubblicate su riviste e giornali di New York con immediato consenso di pubblico e di critica, tanto da indurre Aldrich a intraprendere la carriera letteraria. Divenne frequentatore dei circoli letterari dell’epoca e amico intimo di poeti e letterati quali: Fiz Hugh Ludlow, Walt Whitman, Bayard Taylor. Dal 1856 al 1859 lavorò nella redazione dello “Home Journal”, diretto da Nathaniel Parker Willis. Durante la Guerra Civile (1861-1865) fu redattore del “New York Illustrated News” e corrispondente per il “Tribune”. In questi stessi anni pubblicò varie raccolte di poesie: The Dells (1855); The Ballad of Babie Bell and other poems (1856); The Course of True Love never did run Smooth (1858); Pampinea and other Poems (1861). Nel 1865 sposò Lilian Woodman dalla quale ebbe due figli e si trasferì a Boston dove per dieci anni fu editore del giornale “Ticknor and Fields” e del settimanale “Every Saturday”. Dal 1881 al 1890 fu invece editore del “Atlantic Monthly”. Di questi anni, oltre a varie raccolta poetiche, tra cui: Cloth of Gold and other Poems (1874), Flower and Thorn: Later Poems (1876), si ricordano soprattutto i lavori in prosa e il romanzo semi-autobiografico: Story of Bad Boy (1870), a cui Mark Twain s’ispirò per la stesura del romanzo: Le avventure di Tom Sawyer (1876). La sua opera in prosa più conosciuta resta il racconto: Marijorie and other people (1873).
Morì nella sua casa di Boston il 19 marzo del 1907.

 

 

 

 

 

 

 

 

Before the Rain

 

 

E knew it would rain, for all the morn
a spirit on slender ropes of mist
was lowering its golden buckets down
into the vapory amethyst.
Of marshes and swamps and dismal fens –
scooping the dew that lay in the flowers,
dipping the jewels out of the sea,
to sprinkle them over the land in showers.
We knew it would rain, for the poplars showed
the white of their leaves, the amber grain
shrunk in the wind – and the lightning now

is tangled in tremulous skeins of rain!

 

 

 

 

Prima della pioggia

 

 

Sapevamo che sarebbe piovuto, per tutto

il mattino in affusolate corde di nebbia uno spirito

aveva rovesciato i suoi bacili d’oro giù

nella vaporosa ametista.

 

Di paludi e acquitrini e cupe maremme –

scrollando la rugiada calata sui fiori,

bandendo i rubini fuori dal mare,

spruzzandoli sulla terra in goccioline.

 

Sapevamo che sarebbe piovuto, perché i pioppi

mostravano il bianco delle foglie, l’ambra

del grano schiacciato dal vento – e il lampo adesso

è ora aggrovigliato in vibranti matasse di pioggia!

 

 

 

 

 

 

A Mood

 

 

A blight, a gloom, I know not what, has crept upon my gladness –
some vague, remote ancestral touch of sorrow, or of madness;
A fear that is not fear, a pain that has not pain’s insistence;
a sense of longing, or of loss, in some foregone exsistence;

a subtle hurt that never pen has writ nor tongue has spoken –
such hurt perchance as Nature feels wen a blossomed bough is broken.

 

 

 

 

Un umore

 

 

Un avvizzimento, un buio, un non so che, è strisciato sulla mia allegria –

qualche vago, remoto, ancestrale tocco di dolore, o di pazzia;

una paura che non è paura, un male che del male non ha l’insistenza;

un senso di bramosia, o di perdita, di qualche anteriore esistenza;

una lesione sottile di cui mai penna ha scritto né lingua ha parlato –

tale male sente forse la Natura quando un ramo fiorito è spezzato.

 

 

 

 

 

 

After the Rain

 

 

The rain has ceased, and in my room
the sunshine pours an airy flood;
and on the church’s dizzy vane
the ancient cross is bathed in blood.
From out the dripping ivy leaves,
antiquely carven, gray and high,
a dormer, facing westward, looks
upon the village like an eye.
And now it glimmers in the sun,
a globe of gold, a disk, a speck;
and in the belfry sits a dove
with purple ripples on her neck.

 

 

 

 

Dopo la pioggia

 

 

La pioggia è cessata, e nella mia stanza

il sole sparge un’ariosa inondazione;

e sulla banderuola stordita della chiesa

l’antica croce è bagnata di sangue.

 

Dalle foglie d’edera goccianti fuoriesce,

anticamente intagliato, grigio ed elevato,

un lucernario, rivolto a occidente,

guarda sul villaggio come una pupilla.

 

E ora luccica debolmente nel sole,

un globo d’oro, un disco, una macchiolina;

e dentro il campanile cova una colomba

con purpuree screziature sul suo collo.

 

 

 

 

 

 

The Poets

 

 

When this young Land has reached its wrinkled prime,
and we are gone and all our songs are done,
and naught is left unchanged beneath the sun,
what other singers shall the womb of Time
Bring forth to reap the sunny slopes of rhyme?
For surely till the thread of life be spun
the world shall not lack poets, though but one
make lonely music like a vesper chime
above the heedless turmoil of the street.
What new strange voices shall be given to these,
what richer accents of melodious breath?
Yet shall they, baffled, lie at Nature’s feet
searching the volume of her mysteries,
and vainly question the fixed eyes of Death.

 

 

 

 

I poeti

 

 

Quando questa giovane Terra avrà raggiunto la sua vizza

stagione e noi saremo andati, e tutte le nostre canzoni

finite, e il nulla scivolato via immutato sotto il sole,

quali altri cantanti dovranno nell’utero del Tempo

 

continuare a mietere i pendii soleggiati della rima?

Di certo finché il filo della vita sarà dipanato

il mondo non mancherà di poeti, sebbene qualcuno

farà una musica solitaria come una campana di vespro

 

sul tumulto incurante della strada.

Quali nuove e strane voci saranno date a costoro,

quali più ricchi accenti di melodioso fiato?

 

Ancora dovranno forse, disorientati, distendersi

ai piedi della Natura, sarchiando la massa dei suoi misteri

e vanamente confutare gli occhi fissi della Morte.

 

 

 

 

 

 

Piscataqua River

 

 

Thou singest by the gleaming isles,
by woods, and fields of corn,
thou singest, and the sunlight smiles

upon my birthday morn.

But I within a city, I,
so full of vague unrest,
would almost give my life to lie
an hour upon upon thy breast.

To let the wherry listless go,
and, wrapt in dreamy joy,
dip, and surge idly to and fro,
like the red harbor-buoy;

to sit in happy indolence,
to rest upon the oars,
and catch the heavy earthy scents
that blow from summer shores;

to see the rounded sun go down,
and with its parting fires
light up the windows of the town
and burn the tapering spires;

and then to hear the muffled tolls
from steeples slim and white,
and watch, among the Isles of Shoals,
the Beacon’s orange light.

O River! flowing to the main
through woods, and fields of corn,
hear thou my longing and my pain
this sunny birthday morn;

and take this song which fancy shapes
to music like thine own,
and sing it to the cliffs and capes
and crags where I am known!

 

 

 

 

Piscataqua River[1]

 

 

Canti dalle isole che luccicano,

dai boschi, e dai campi di granturco,

canti, e la luce del sole sorride

sul mattino del mio compleanno.

 

Ma io chiuso dentro una città, io,

così pieno di vana agitazione,

darei persino la mia vita per stare

un’ora sopra, sopra, il tuo seno.

 

Lasciare la chiatta andare indifferente

e, coperto da sogni di gioia, fluire

e ondeggiare avanti e indietro,

come la boa rossa del porto;

 

adagiarsi a una felice indolenza,

restare al di sopra dei remi

e trarre gli aromi forti e terrosi,

che spirano da spiagge d’estate;

 

vedere il sole tondo calare

e con le sue parti di fuoco

ravvivare le finestre della città

incendiando le guglie affusolate;

 

e poi sentire i rintocchi smorzati

dai campanili esili e bianchi

e guardare verso le Isles of Schoals[2]

la luce arancia del Faro.

 

O, Fiume! fluendo verso l’oceano,

dai boschi e dai campi di granturco,

senti la mia voglia e la mia sofferenza

nel mattino assolato di compleanno;

 

e afferra questa canzone che la fantasia

plasma come fosse la tua stessa musica

e cantala alle rupi e ai capi e alle sporgenze

dove io sono conosciuto!

 

 

 

 

 

 

No Songs in Winter

 

 

The sky is gray as gray may be,
there is no bird upon the bough,
there is no leaf on vine or tree.

In the Neponset marshes now
willow-stems, rosy in the wind,
shiver with hidden sense of snow.
So too ‘t is winter in my mind,
no light-winged fancy comes and stays:

a season churlish and unkind.

Slow creep the hours, slow creep the days,
the black ink crusts upon the pen –
just wait till bluebirds, wrens, and jays

and golden orioles come again!

 

 

 

 

Nessuno canta in inverno

 

 

Il cielo è grigio come solo il grigio,

non c’è uccello sul ramo,

non c’è foglia su albero o vite.

 

Nelle paludi di Neponest, ora

i germogli dei salici, rosei nel vento,

rabbrividiscono con un senso ignoto di neve.

 

Tale è inverno anche nella mia mente,

nessuna luce alata di gioia arriva e rimane:

una stagione aspra e crudele.

 

Lente strisciano le ore, lenti strisciano i giorni,

il nero inchiostro s’aggruma nella penna –

aspetta solo che azzurri uccelli, scriccioli,

e ghiandaie, e orioli dorati ritornino!

 

 

 

 

Miracles

 

 

Sick of myself and all that keeps the light
of the wide heavens away from me and mine,
I climb this ledge, and by this wind-swept pine
lingering, watch the coming of the night:
‘tis ever a new wonder to my sight.
Men look to God for some mysterious sign,
for other stars than such as nightly shine,
for some unwonted symbol of His might.
Wouldst see a miracle not less than those
the Master wrought of old in Galilee?
Come watch with me the azure turn to rose
in yonder West, the changing pageantry,
the fading alps and archipelagoes,
and spectral cities of the sunset-sea.

 

 

 

 

Miracoli

 

 

Stanco di me e di tutto ciò che amministra la luce

dei larghi cieli lontani da me e dai miei,

scalo questa rupe, e in questo vento che flagella i pini,

temerario, osservo l’arrivo della notte.

 

È sempre un rinnovato stupore per la mia vista.

Gli uomini guardano Dio in cerca di misteriosi segnali,

altre stelle di tale splendore notturno,

qualche inusitato simbolo della Sua potenza.

 

Vuoi vedere un miracolo non più piccolo di quello

del vecchio Signore forgiato in Galilea?

Vieni guarda con me l’azzurro diventare rosa

 

nel lontano Occidente, mutevoli sfarzi,

catene montuose che sbiadiscono e arcipelaghi

e città spettrali del mare al tramonto.

 

 

 

 

 

 

Reminiscence

 

 

Though I am native to this frozen zone

that half the twelvemonth torpid lies, or dead;

though the cold azure arching overhead

and the Atlantic’s never-ending moan,

 

are mine by heritage, I must have known

life otherwhere in epochs long since fled;

for in my veins some Orient blood is red,

and through my thought are lotus blossoms blown.

 

I do remember …it was just at dusk,

near a walled garden at the river’s turn

(a thousand summers seem but yesterday!)

 

a Nubian girl, more sweet than Khorja musk,

came to the water-tank to fill her urn,

and, with the urn, she bore my heart away!

 

 

 

 

Reminiscenza

 

 

Sebbene sono natio di questa gelida zona

che per dodici mesi giace torpida, o s’estingue;

sebbene il freddo azzurro inarca il cielo

e il lamento dell’Atlantico non cessa mai,

 

sono miei per eredità, e ho dovuto conoscere

la vita altrove in lunghe epoche dopo scomparse;

poiché nelle mie vene è rosso un sangue d’Oriente,

e nel mio pensiero ci sono fiori di loto soffiati.

 

Io ricordo …s’era fatto appena il crepuscolo,

vicino a un giardino cintato da mura alla svolta del fiume

(mille estati fa che sembrano ieri!)

 

una ragazza nubiana, più dolce del muschio di Khorja

venne alla cisterna d’acqua a riempire la sua urna,

e, con l’urna, si portò via il mio cuore!

 

 

 

 

 

 

I vex me not with brooding on the years

 

 

I vex me not with brooding on the years

that were ere I drew breath; why should I then

distrust the darkness that may fall again

when life is done? Perchance in other spheres –

 

dead planets – I once tasted mortal tears,

and walked as now among a throng of men,

pondering things that lay beyond my ken,

questioning death, and solacing my fears.

 

Ofttimes indeed strange sense I have of this,

vague memories that hold me with a spell,

touches of unseen lips upon my brow,

 

breathing some incommunicable bliss!

In years foregone, O soul, was all not well?

Still lovelier life awaits thee. Fear not thou!

 

 

 

 

 

Io non mi cruccio meditando sugli anni

 

 

Io non mi cruccio meditando sugli anni,

di ciò che è stato ho cancellato l’aspirazione; perché

dovrei temere l’oscurità che può cadere di nuovo

quando la vita è andata? Forse per altre sfere –

 

pianeti morti – una volta assaporai lacrime mortali,

e camminai come adesso tra una folla di uomini,

ponderando cose poste oltre la mia comprensione,

confutando la morte e confortando le mie paure.

 

Invero spesso ho uno strano senso di questo,

vaghe memorie che mi tengono con un incantesimo,

tocchi d’invisibili labbra sulla mia fronte,

 

respirando un’indicibile beatitudine!

In anni passati, O anima, non tutto fu giusto?

La vita più bella deve ancora venire. Non temere!

 

 

 

 

 

 

Sleep

 

 

When to soft Sleep we give ourselves away,

and in a dream as in a fairy bark

drift on and on through the enchanted dark

to purple daybreak – little thought we pay

 

to that sweet bitter world we know by day.

We are clean quit of it, as is a lark

so high in heaven no human eye can mark

the thin swift pinion cleaving through the gray.

 

Till we awake ill fate can do no ill,

the resting heart shall not take up again

the heavy load that yet must make it bleed;

 

for this brief space the loud world’s voice is still,

no faintest echo of it brings us pain.

How will it be when we shall sleep indeed?

 

 

 

 

Sonno

 

 

Quando al dolce Sonno consegniamo noi stessi,

e dentro un sogno come in una barca fatata

vaghiamo e vaghiamo nel buio incantato

verso l’aurora di porpora – piccoli pensieri rendiamo

 

a quel dolce amaro mondo che conosciamo di giorno.

E siamo liberi di abbandonarlo, come in un gioco,

così, alto nel cielo, nessun occhio umano può notare

l’ala rapida e sottile che fende attraverso il grigio.

 

Finché dormiamo non può nuocere il fato,

il cuore a riposo ancora non sosterrà nuovamente

il pesante fardello che ancora deve farlo sanguinare;

 

perché tace in quest’istante l’alta voce del mondo,

neppure il suo più flebile eco ci arreca dolore.

Come sarà quando dormiremo davvero?

 

 

 

 

 

 

Identity

by Thomas Bailey Aldrich
Somewhere – in desolate wind-swept space –
in Twilight-land – in No-man’s land –
two hurrying Shapes met face to face,
and bade each other stand.
“And who are you?” cried one a-gape,
shuddering in the gloaming light.
“I know not,” said the second Shape,
“I only died last night!”

 

 

 

 

Identità

 

 

In qualche luogo – nello spazio desolato battuto dal vento –

nel nella terra del Crepuscolo – nella terra di nessuno –

due Forme frettolose s’incontrano faccia a faccia

e chiedono l’un l’altra di fermarsi.

 

“E tu chi sei?” strilla una a bocca aperta,

rabbrividendo nella luce del crepuscolo.

“Non lo so”, dice la seconda Forma,

“sono morta soltanto la scorsa notte!”

 

[1] Il Piscataqua River è un lungo estuario lungo circa 19 km situato a Portsmounth, nel New Hampshire, a nordest degli Stati Uniti, formato dalla confluenza delle Salmon Falls e del Cocheco River.
[2] Le Isles of Schoals sono un gruppo di piccole isole sulla East Coast degli Stati Uniti che si dividono gli stati del New Hampshire e del Main, a circa 10 km dalla costa, nell’oceano Atlantico.

 

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