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Thomas Kinsella, At the crossroads/All’incrocio

At the Crossroads

A dog’s
body zipped
open and
stiff in
the grass.

They used to leave hanged men here.
A night when the moon is full
and swims with evil through the trees,
if you walk from the silent stone bridge
to the first crossroads and stand there,
do you feel that sad disturbance under the branches?
Three times I have been halted there
and had to whisper ‘O Christ protect’
and not known whether my care was for myself
or some other hungry spirit.
Once by a great whiplash without sound.
Once by an unfelt shock at my ribs
as a phantom dagger stuck shuddering in nothing.
Once by a torch flare crackling
suddenly unseen in my face.
Three times, always at that same corner.
Never altogether the same. But the same.

Once when I had worked like a dull ox
in patience to the point of foolishness
I found myself rooted here, my thoughts
scattered by the lash Clarity:
the end of labour is in sacrifice,
the beast of burden in his shuddering prime
– or in leaner times any willing dogsbody.

A white face
stared from the
void, tilted over,
her mouth ready.

And all mouths everywhere so
in their need, turning on each furious
other. Flux of forms
in a great stomach: living meat torn off,
enduring in one mess of terror
every pang it sent through every thing
it ever, in shudders of pleasure, tore.

A white ghost flickered into being
and disappeared near the tree tops.
An owl in silent scrutiny
with blackness in her heart. She
who succeeds from afar…

——————————————–The choice –
the drop with deadened wing-beats; some creature
torn and swallowed; her brain, afterward,
staring among the rafters in the dark
until hunger returns.

All’incrocio

Un cane
il corpo squarciato
aperto e
rigido tra
l’erba.

Si usava lasciare qui gli impiccati.
Di notte, quando la luna è piena
e nuota col maligno tra gli alberi,
se cammini dal muto ponte di pietra
fino al primo incrocio e ti fermi,
lo senti quel triste tumulto al di sotto dei rami?
Per tre volte sono stato bloccato in quel punto
e ho dovuto sussurrare: “Cristo, proteggimi tu”
e senza sapere se è per me che mi preoccupavo
o per qualche altro spirito affamato.
Una volta per una sferzata silenziosa.
Una volta per un’impercettibile scossa tra le costole
come un pugnale fantasma cacciato tremando nel nulla.
Una volta per il crepitìo di un bagliore di torcia
repentino e invisibile in volto.
Tre volte, sempre nello stesso angolo.
Mai lo stesso del tutto. Eppure lo stesso.

Una volta che avevo lavorato come un bue indolente
paziente ai limiti dell’idiozia
mi ritrovai inchiodato qui, coi pensieri
dispersi dalla sferza Chiarezza:
è nel sacrificio la fine della fatica,
la bestia da soma nel fiore fremente degli anni
– o in tempi di magra il corpo docile di un cane.

Una volto bianco
fissava dal
vuoto, incombeva,
con la bocca pronta.

E tutto era bocche ovunque così
bramose, si voltavano l’una verso
l’altra furiose. Flusso di forme
in un grande stomaco: carne viva strappata,
resisteva in una confusione di terrore
ogni spasmo da essa generato in ogni cosa
che, fremendo di piacere, avesse straziato.

Un bianco spettro emerse baluginando
e svanì accanto alle cime degli alberi.
Una civetta scrutava in silenzio
col buio nel cuore. Lei
che ci riesce da lontano…
——————————————La scelta –
la goccia con colpi d’ala smorzati; una creatura
gonfia e squarciata; il suo cervello, dopo,
a guardare tra le travi nel buio
finché la fame non torna.

Thomas Kinsella, da Notizie dalla terra dei morti
in La pace della pienezza. Poesie scelte 1956-2006
Edizioni Kolibris, 2015
Traduzione e introduzione di Chiara De Luca

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