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TOMADA, Francesco

coverviandanteFrancesco Tomada

“dove alcune cose lontanissime sembrano presenti”

“Riordinare tutto partendo dai ricordi che un uomo porta dentro”, sembra questo essere l’intento principale della poesia di Francesco Tomada che, servendosi di un linguaggio esatto, diretto e a tratti scabro, eppure teso e musicale si addentra nel reale riconoscendovi le tracce di una memoria che non si vuole lasciar svanire, che la poesia ha il compito di custodire. Pur con la piena consapevolezza adulta derivata dal proprio dolore privato, dai lutti e dalle assenze, e da quello del mondo, di guerre e ingiustizie, Tomada continua a guardarsi attorno con gli occhi trasparenti di un bambino, con lo stesso stupore dell’infanzia di fronte alla bellezza e al male, che prova a dire con quelle stesse parole, disarmate, efficaci perché “la vita non è questo / cielo che dicono / piuttosto si nutre / di sé e noi le riempiamo / la bocca”. Tomada ci restituisce il ricordo con quell’intelligenza acuta dei bambini, che non hanno bisogno di teoremi, spiegazioni e giri di parole e racconta il terremoto così come tutti lo ri-conosciamo: “ma avevo paura, paura per il rumore / e perché si muoveva la terra / e restava ferma l’aria // una cosa sconosciuta // il contrario del vento”. In tal modo le sensazioni, non nominate, tornano vive, forse si acquiscono dal contrasto con ciò che noi sappiamo, che il poeta, pur lasciando che sia il bambino a esprimerlo: “io credevo che non potesse essere grave / altrimenti qualcuno avrebbe fatto qualcosa / invece di restare lì in silenzio”.

Allo stesso modo la bellezza delle cose “piccole” si accende di significato nella semplice resa di un evento all’apparenza banale, cui tutti abbiamo assistito, senza però forse soffermarci con la sorpresa gioiosa del bambino: “ A volte capita che le farfalle / scorrano sul parabrezza prese nel flusso del vento / senza neppure toccare il vetro / e dietro alla macchina ritornino a volare come prima”.

La vera saggezza non è dunque nell’adulto, che non si pone più domande, bensì nel bambino che ci riporta in cuore il desiderio di “guardare in alto un cielo / tutto pieno d’ali” e di ricevere “una busta con dentro un sogno / che non ho mai visto dal vero e dunque non so sognare”.

 

da Nella borsa del viandante. Poesia che (r)esiste, a cura di Chiara De Luca

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