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Tre poesie di Mikica Pindzo

 

A cura di Mia Lecomte

 

 

Due siringhe.

Una per coscia.

Pungono. Andare via non posso.

Dai ponti cadono i neonati,

spariscono nuotando nella

burrascosa oscurità della sera.

E mentre si preparano le valigie,

saluto il mio viso più caro.

Nei sogni mio, l’addio,

per la prima volta nell’abbraccio,

egli non partì, come tutti.

Rimase in quel momento

prima dell’alba amato.

 

 

Dvije Å¡price.

Jedna za svaku butinu.

Bodu. Otići ne mogu.

Sa mostova padaju novorođenčad

i nestaju plivajući u

uzburkanom tamnilu večeri.

Dok se spremaju koferi,

pozdravljam najdraže lice moje.

U snovima moj, oproštaj,

po prvi put u zagrljaju,

on ne otputova, kao svi.

Ostade u momentu

voljen pred zoru.

 

 

 

 

 

Se lo scrivi… Se lo scrivi passeranno lontani e non ti vedranno,

mentre tu rimarrai appoggiata sul muretto a ripensare del come è bianco

dall’alto il torrente e non te ne accorgerai,

né delle sirene delle ambulanze, né dei corpi mutilati,

palloncini vuoti colorati, e poi ti ricorderai,

tutti i giorni a seguire,

della lama che ti spezzò lo sguardo.

E pensi che alberi possono volare, alcuni,

e volano, non quelli nel tuo abbraccio, altri, volano

e quando piove, piove perché ricordino le origini.

 

Ora ti appoggi al muretto di schiena, mentre passa una

bicicletta, che passa in fretta,

e tu rimani, rimani e aspetti,

e non vuoi ricordare, guardi il palazzo di fronte, sì,

bellissimo remake ottocentesco

dall’aria possente, ti ricordi Pompidou e sei più serena e

dici a te stessa, a destra o sinistra?

Guardi a destra, una fila d’alberi, qualche panchina

in prospettiva, ti giri, e imbocchi il lato opposto.

Guardi a sinistra, e ridici qualcosa a te stessa,

e una preghiera rimane,

sul bianco torrente, sul muretto, sulla schiena, sul collo.

E vedi un cielo luminoso, ma bianco, grigio chiarissimo.

 

 

 

 

 

Mi arrampico

sulla voragine

come la trama di un racconto infinito

La scala

all’aria non arriva

 

Ancora deglutisco cenere

delle sue ossa

 

Mi pensavo pronta

a quel salto

in mano mi rimase

metà spina

L’altra

fiorisce ancora e

non dà pace

 

 

 

già in «Pagina Zero», febbraio 2007, n.10.

 

 

12059603_947633278590559_1629432774_oMikica Pindzo (Sarajevo, 1977) si è laureata in storia contemporanea con una tesi sulla propaganda ustaša nella Croazia di Ante Pavelić (1939-1945), e lavora come traduttore sociale da diversi anni, collaborando con Cooperative sociali, ONG e Associazioni. Per la Fondazione Fabbrica Europa ha partecipato alla traduzione di diversi spettacoli teatrali.

Ha collaborato con «Pagina Zero. Rivista di cultura di frontiera», e partecipato ad alcuni concorsi di poesia. Fa parte dei poeti selezionati da Cadmo Edizioni per il contest “Voci della città” ed è stata selezionata, insieme ad altri nove poeti, per “Il fintocolto day” di Pistoia.

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