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Tristan Derème

 

A cura di Emilio Capaccio per la rubrica Il poeta del lunedì

 

Tristan_Derème,_portraitTristan Derème, pseudonimo di Philippe Auguste Joseph Huc, nacque il 13 febbraio del 1889 a Marmande, nella regione dell’Aquitania, situata nella parte sud-occidentale della Francia. Fu il maggiore dei tre figli di Louis Huc – originario del villaggio di Moux dans l’Aude, e ufficiale militare di carriera del 20° reggimento di fanteria distaccato in quel periodo a Marmade – e di Sophie Sandrin – di origine bernese, ma nativa di Oloron Sainte-Marie, un paesino situato sul versante atlantico dei Pirenei. Deréme trascorse l’infanzia in continuo viaggio seguendo il padre nei suoi continui spostamenti, per tutta la Francia, ricevendo perciò un’istruzione carente e frammentaria a causa del fatto di dover cambiare continuamente scuola. Tuttavia, già in questi primi anni dimostra, un vivo interesse per la letteratura e la poesia, e nel 1904, a soli quindici anni, ottenne la sua prima menzione a un concorso di poesie, a Nantes, presso l’“Ecole Vial”, con il componimento: À une inconnue (“A una sconosciuta”). Negli anni successivi pubblicherà, firmandosi con il suo vero nome, più di una ventina di poesie sul giornale “Ouest-Artiste”, di Nantes, e, al concorso “Ecolo Gascouno de Margarido”, otterrà come riconoscimento una “margherita d’argento” per un racconto drammatico andato perduto. Nel 1906, al liceo “Bernard-Palissy di Agen, conobbe Francis Carco (1886-1958) e Robert de la Vaissière (1880-1937), entrambi ripetenti, con i quali strinse una sincera e duratura amicizia; inoltre collaborò con il giornale locale “Indépendant”, diretto da Évariste Carrence. Negli anni successivi, dopo aver superato il concorso statale come ispettore delle imposte, lavorò prima ad Agen (1907), poi a Castres (1909) ed infine ad Arreau (1910), un paesino arroccato tra le montagne più alte dei Pirenei. Contemporaneamente collaborò con molte riviste letterarie, tra le quali: “Hélios”, “L’Oliphant, “Les Facettes”, “Les Guêpes”, e “Poésie”, sulla quale pubblicherà la plaquette dal titolo: Les ironies sentimentales, adottando definitivamente lo pseudonimo di “Tristan Derème”. A Tolosa incontrò la pittrice Laure Salet, con la quale ebbe una breve e intensa relazione amorosa durata circa tre mesi. Nel 1910, durante il periodo del servizio militare, a Tarbes, conobbe Paul Mieille (1859-1933), una figura centrale del movimento artistico della regione dei Pirenei, e redattore di una rivista economica intitolata “Pyrénées et Océan”, con la quale Derème collaborò per oltre un anno, pubblicando settimanalmente poesie, articoli e cronache, dopodiché passò alla rivista locale “Pyrénées”, collaborando per altri due anni. Nel 1912 Deréme, insieme all’amico poeta Francis Carco, e agli altri poeti Léon Vérane (1886-1954) e Jean Pellerin (1885-1921) pubblicarono un “Petit Cahier” (piccolo quaderno) dai cui prese abbrivio l’idea di fondare una “École fantaisiste”, ovvero una corrente poetica che si ispirasse alle opere fantasiose di alcuni scrittori e poeti, quali: Georges Fourest (1867-1945), Tristan Klingsor (1874-1966) e rifiutasse le grandi correnti di pensiero del Romanticismo, del Simbolismo, del Positivismo, per proporre una poesia ispirata alla fantasia, a tratti burlesca, umoristica e colloquiale, con un verso estremamente originale e un ritmo brioso e fluente, benché venato da sottile melanconia e inquietudine. Durante i successivi anni caratterizzati dalla I Guerra Mondiale (1914-1918) assunse l’incarico di maresciallo del 23° regimento d’artiglieria con il compito di proteggere le opere d’arte del Louvre; in questi anni compone una sola poesia dal titolo: Le laurier de Kaiser, dedicata alla memoria del padre, ucciso durante il conflitto bellico, a Beatrix, in Belgio, il 22 agosto del 1914. Dopo il conflitto mondiale ritornò a collaborare con vari giornali e riviste letterarie, e, a partire del 1920, a continuare a Parigi il lavoro di ispettore delle imposte. La sua attività poetica e letteraria (scrisse considerevolmente anche in prosa e pubblicò varie novelle) si fece sempre più intensa e riconosciuta; strinse rapporti durevoli di amicizia con molti scrittori e poeti dell’epoca, tra i quali: Anna de Noailles (1876-1933) e Paul Valery (1871-1945). Nel 1922 pubblicò la raccolta poetica, considerata la sua opera più rappresentativa, dal titolo: La verdure dorée e quello stesso anno fu eletto membro de “La Pleiade”, ovvero membro dell’organo responsabile delle pubblicazioni più prestigiose delle “Edizioni Gallimard”, insieme a Anna de Noailles, Charles Maurras (1868-1952), Paul Valery e altri poeti. Nel 1938 ricevette il “Gran premio di Letteratura dell’Accademia Francese”. Morì a Oloron Sainte-Marie, nella casa degli avi materni, colto da un improvviso malore, il 24 ottobre del 1941, all’età di 52 anni. Fu inumato nel cimitero di Saint-Pé.

 

 
Les fraises sur le plat de blanche porcelaine

 

 

Les fraises sur le plat de blanche porcelaine

gardent la fraîche odeur de l’aube sur la plaine,

des branches, de la mousse et des sources glacées.

Sur la nappe j’ai mis ton bouquet de pensées

et tandis que les yeux pensifs tu te recueilles,

ce soir grave, je vois glisser entre les feuilles

la lune comme dans les vieilles élégies.

Un souffle tiède et pur caresse les bougies

et berce la glycine et les roses blafardes

et la tonnelle. Prends des fraises. Tu regardes

au champagne doré le sucre se dissoudre;

le temps sur nos cheveux verse du sucre en poudre

et j’aurai quelque jour de larges mèches blanches.

Mais qu’importe! ce soir vers moi si tu te penches

sans crainte de l’automne et des feuilles rougies

et si pour mes baisers tu souffles les bougies.

 

 
Le fragole sul piatto di bianca porcellana

 

 

Le fragole sul piatto di bianca porcellana

serbano il fresco odore dall’alba sulla pianura,

i rami, la schiuma e le sorgenti ghiacciate.

Sulla tovaglia ho messo il tuo mazzo di pensieri

e mentre negli occhi pensosi ti raccogli,

in questa sera grave, vedo scivolare tra le foglie

la luna come nelle vecchie elegie.

Un soffio tiepido e puro carezza le candele

e culla il glicine e le rose morenti

e il pergolato. Prendi le fragole. Tu guardi

nello champagne dorato sciogliersi lo zucchero;

il tempo sui nostri capelli versa zucchero in polvere

e qualche giorno avrò grandi ciocche bianche.

Ma che importa! se questa sera verso di me  ti chini

senza timore dell’autunno e delle foglie arrossate

e se per i miei baci soffi le candele.

 

 

 

 

 

 


La porte du jardin

 

 

La porte du jardin donne sur la ruelle

et c’est là qu’un beau soir elle est apparue, Elle

 

de qui l’amour est clair, comme l’aube et l’azur.

Elle m’attend. Le chat s’étire sur le mur.

 

Elle m’attend sous la tonnelle de roseaux,

mon coeur est une cage où chantent mille oiseaux.

 

Elle m’attend, elle regarde la pendule.

J’arriverai dans la tiédeur du crépuscule,

 

et quand je la verrai me tendre les deux mains,

les roses de juillet pleuvront sur les chemins.

 

 
La porta del giardino

 

 

La porta del giardino dà sulla viuzza

ed è là che una bella sera lei è apparsa, Lei

 

della quale l’amore è chiaro, come l’alba e l’azzurro.

Lei mi aspetta. Il gatto si distende sul muro.

 

Lei mi aspetta sotto il pergolato di giunchi,

il mio cuore è una gabbia dove cantano mille uccelli.

 

Lei mi aspetta, lei guarda il pendolo.

Arriverò nel tepore del crepuscolo,

 

e quando la vedrò tendermi le due mani,

rose di luglio pioveranno sulle strade.

 

 

 

 
Je revis doucement d’anciennes pensées

 

 

Je revis doucement d’anciennes pensées,

et leur frêle pâleur d’estampes effacées,

ravivant les douleurs graves du souvenir,

fait encore mon âme à ton âme s’unir.

Tendres comme des fleurs, légers comme des plumes,

voici passer tous les plaisirs que nous élûmes;

et mon coeur pénétré de leur triste parfum

pleure les jours enfuis et le charme défunt.

Ah! que l’heure de joie et de bonheur renaisse,

où glorieuse en la beauté de ta jeunesse,

et rayonnant ainsi qu’un splendide matin,

outre-ciel tu forgeais ton rêve! — Le jardin

dans le silence étend ses désertes allées,

et la rouille s’attaque aux vasques ciselées,

hélas! — Et j’appartiens au passé radieux,

aux jours qu’illuminait la flamme de tes yeux

où mon coeur ignorant des tristesses moroses

était doux et léger comme un parfum de roses.

 

 
Rivivo dolcemente di vecchi pensieri

 

 

Rivivo dolcemente di vecchi pensieri,

e il loro fragile pallore di stampe modeste,

ravvivano i dolori gravi del ricordo,

fanno ancora la mia anima alla tua anima unire.

 

Teneri come fiori, leggeri come le piume,

ecco passare tutti i piaceri che eleggemmo;

e il mio cuore penetrato dal loro triste profumo

piange giorni fuggiti e il fascino defunto.

 

Ah! che l’ora di gioia e di felicità rinasca,

dove gloriosa nella bellezza della tua gioventù,

e radiosa come uno splendida mattina,

oltre-cielo forgiavi il tuo sogno! — Il giardino

 

nel silenzio stende i suoi viali deserti,

e la ruggine s’attacca alle vasche cesellate,

ahimè! — Ed io appartengo al passato radioso,

ai giorni che illuminava la fiamma dei tuoi occhi

 

dove il mio cuore ignaro di cupe tristezze

era dolce e leggero come un profumo di rose.

 

 

 

 
Dans la froideur de l’aube hivernale il bruine

 

 

Dans la froideur de l’aube hivernale, il bruine

sur les palais branlants et les murs en ruine;

l’église où s’unissaient les myrrhes et les chants

croule; sur les degrés pousse l’herbé des champs;

et les toits éventrés par les quartiers de roche

s’effondrant; le lierre aux gargouilles s’accroche.

 

Dans la ville déserte, aux lueurs des flambeaux,

je pénètre et fouillant les caves, les tombeaux,

de l’aube au crépuscule et du soir à l’aurore,

éperdu, je me mêle au passé que j’adore.

Et voici des miroirs, des perles, des colliers,

des anneaux précieux à tes doigts familiers,

et des lis trépassés dont tu respiras l’âme.

Et mon coeur de tristesse et de douleur se pâme

en évoquant, parmi ces décombres, tes yeux!

 

Ah! laisse-moi verser des pleurs silencieux.

 

 
Nella freddezza dell’alba invernale pioviggina

 

 

Nella freddezza dell’alba invernale, pioviggina

sui palazzi traballanti e sui muri in rovina;

la chiesa dove s’univano le mirra e i canti

crolla; sulle gradinate germoglia l’erba dei campi;

e i tetti sventrati da quartieri di roccia

affondano; l’edera alle garguglie s’aggrappa.

 

Nella città deserta, ai chiarori delle fiaccole,

penetro e perquisendo le cantine, le tombe,

dall’alba al crepuscolo e dalla sera all’aurora,

travolto, m’immischio al passato che adoro.

Ed ecco specchi, perle, collane,

anelli preziosi alle tue dita familiari,

e gigli morti di cui l’anima respirasti.

E il mio cuore di tristezza e di dolore ammanca

al rievocare, tra queste macerie, i tuoi occhi!

 

Ah! lasciami versare lacrime silenziose.

 

 

 

 
Ivresse

 

 

Le soleil a doré tes lèvres. Un bourdon

s’éveille et bat les murs. Prends ton sourire et ton

ombrelle; tu courras dans l’herbe fraîche. L’aube

est moins claire que ton visage et sur ta robe

le matin lancera des flèches de clarté.

Tout chante et nous marchons vers ce bois écarté

où nous vîmes des musaraignes. Une huppe

a crié. Cet ajonc va déchirer ta jupe.

Je t’aime. Je voudrais que tu dises: «Je suis

heureuse.» Ne ris pas. Les grillons grincent. Suis

le sentier, ne mets pas tes pieds dans la rosée.

Une mésange sur les ronces s’est posée.

Elle s’envole. Tu partis naguère. Mais

tes doigts cueillent le thym et les houx embaumés.

 

 
Ebbrezza

 

 

Il sole ha dorato le tue labbra. Un calabrone

si sveglia e picchia sui muri. Prendi il tuo sorriso

e il tuo ombrello; correrai nell’erba fresca.

L’alba è meno chiara del tuo viso e sul tuo vestito

il mattino scaglierà frecce di chiarezza.
Tutto canta e noi marciamo verso questo bosco spalancato

dove abbiamo visto i toporagni. Un’upupa

ha gridato. Questo ginestrone lacera la tua gonna.
Io ti amo. Vorrei che dicessi: «Sono felice».

Non ridere. I grilli cigolano.

Segui il sentiero, non mettere i tuoi piedi nella rugiada.
Una cincia s’è posata sui rovi.
S’invola. Tu sei partita poco fa. Ma le tue dita

colgono il timo e gli agrifogli imbalsamati.

 

 

 

 
Allez et que l’amour vous serve de cornac

 

 

Allez et que l’amour vous serve de cornac,

doux éléphants de mes pensées.

Ô poète, tu n’as qu’

à suivre allégrement leurs croupes balancées,

cependant que l’espoir te tresse un blanc hamac.

 

Tu as voulu guider ton troupeau vers les cimes,

vers le glacier que nul vivant n’avait foulé;

les éléphants tremblaient sur le bord des abîmes,

où, tandis qu’ils tondaient un maigre serpolet,

tu prenais des poses sublimes.

 

Va! Redescends avec tes monstres affamés

vers la douceur des terres grasses.

C’est le vallon que tu aimais,

la maison aux volets fermés,

la flûte au bord du fleuve et les vieilles terrasses.

 

Voici la plaine herbeuse où tu reposeras

dans le hamac consolateur des infortunes;

l’air nocturne caressera tes membres las,

et les bleus éléphants brouteront des lilas,

sous la clarté tiède des lunes.

 

 
Andate e che l’amore vi serva da cornac[1]

 

 

Andate e che l’amore vi serva da cornac,

dolci elefanti dei miei pensieri.

O poeta, tu non hai che

da seguire allegramente le loro groppe bilanciate,

mentre la speranza ti intreccia una bianca amaca.

 

Hai voluto guidare la tua mandria verso le cime,

verso il ghiacciaio che nulla di vivo ha calcato;

gli elefanti tremavano sul bordo degli abissi,

dove, mentre sfoltivano un magro timo,

assumevi pose sublimi.

 

Va’! Ridiscendi coi tuoi mostri affamati

verso la dolcezza delle terre grasse.

È il vallone che tu amavi,

la casa dalle ante chiuse,

il flauto sull’orlo del fiume e i vecchi terrazzi.

 

Ecco la pianura erbosa dove riposerai

nell’amaca consolatrice delle sventure;

l’aria notturna carezzerà le tue membra stanche,

e i blu elefanti brucheranno i lillà,

sotto la chiarezza tiepida delle lune.

 

 

 

 
Je crayonne ton nom sur la peau d’un tambour

 

 

Je crayonne ton nom sur la peau d’un tambour

au corps de garde. Où est le jour? Où est le jour

où tu tendis tes mains vers mes lèvres? La pluie

battait les vitres. Dans ma mémoire éblouie

tu refleuris, bouquet de roses qui trempais

dans l’ombre et parfumais l’oubli des canapés;

sur toi mon souvenir est la caresse douce

d’un clair de lune sur les collines. Soir d’où ce

bonheur m’est venu! Soir rare dont je rêve en

larmes, où j’ai compris ton visage fervent

qu’atténuait déjà le charme des automnes.

J’avais un air mélancolique et des gants jaunes.

 

 
Scarabocchio il tuo nome sulla pelle di un tamburo

 

 

Scarabocchio il tuo nome sulla pelle di un tamburo

al corpo di guardia. Dove è il giorno? Dove è il giorno

in cui tendesti le tue mani verso le mie labbra? La pioggia

picchiava i finestrini. Nella mia memoria abbagliata

rifiorisci, mazzo di rose che t’immergevi

nell’ombra e profumavi l’oblio dei canapè;
su di te il mio ricordo è la dolce carezza

d’un chiaro di luna sulle colline. Sera da dove

questa felicità m’è venuta! Sera rara da dove sogno

in lacrime, dove ho compreso il tuo viso fervente

che attenuava già il fascino degli autunni.
Io avevo un’aria malinconica e dei guanti gialli.

 

 

 

 
Elle disait: «Le bonheur vient on ne sait d’où»

 

 

Elle disait: «Le bonheur vient on ne sait d’où».

Bats le briquet contre la mèche d’amadou

et fume lentement et regarde les bûches

rouges. Les heures sont douces comme des cruches

et tu les bois au bord torride des chemins.

L’amour est chaud comme une pipe au creux des mains

et rien ne vaut pour ta tristesse familière

la paisible maison qu’environne un lierre.

Il neige. Mets, ce soir, tes pieds sur les chenets.

Reste. Le feu jaillit des gerbes de genêts.

Reste-là, caressant une large tulipe.

Ton rêve s’éteindra s’il neige dans ta pipe.

 

 
Tu dicevi: «La felicità viene non si sa da dove».

 

 

Tu dicevi: «La felicità viene non si sa da dove».

Strofini l’acciarino contro la stoppa dell’esca

e fumo lentamente e guardo i ceppi rossi.

Le ore sono dolci come le brocche

e tu le bevi sull’orlo torrido delle strade.

L’amore è caldo come una pipa nel cavo delle mani

e a niente vale per la tua tristezza familiare

la pacifica casa che attornia un’edera.

Nevica. Metti, stasera, i tuoi piedi sugli alari.

Resta. Il fuoco sgorga dai covoni di ginestre.

Resta là, carezzando un largo tulipano.

Il tuo sogno si spegne se nevica sulla tua pipa.

 

 

 

 
Et naguère aux midis de résine imprégnés

 

 

Et naguère aux midis de résine imprégnés,

après les bois de pins torrides, je baignais

mes mains dans tes cheveux comme dans une eau pure,

ô toi que mon amour ce soir caresse et pare.

Tu trempais en riant des roses dans du sucre

et tu mordais dans leur fraîcheur à blanche nacre,

et quand tu me tendais tes lèvres, j’y goûtais

les roses dont l’arôme embaume les étés.

 

 
E poco fa ai mezzogiorni di resina impregnata

 

 

E poco fa ai mezzogiorni di resina impregnati,

dietro i boschi di torridi pini, bagnavo

le mie mani nei tuoi capelli come dentro un’acqua pura,

O tu che il mio amore stasera carezza e orni.

Immergevi in risate le rose nello zucchero

e mordevi nella loro freschezza la bianca madreperla,

e quando mi tendevi le tue labbra, io gustavo

le rose di cui l’aroma imbalsama le estati.

 

 

 

 
C’est le feuillage noir des platanes que perce

 

 

C’est le feuillage noir des platanes que perce

une flèche de lune et la sonore averse

des nocturnes. O nuit musicale! J’attends …

Et j’attendais que tes bras ivres de printemps

vinssent avec fraîcheur se nouer à mes tempes.

Aujourd’hui quelle main rallumera les lampes

et l’espoir, me rendra les blancs oiseaux enfuis

et jonchera de fleurs les routes que je suis?

 

 
È il fogliame nero dei platani che trapassa

 

 

È il fogliame nero dei platani che trapassa

una freccia di luna e il sonoro rovescio

dei notturni. O notte musicale! Io aspetto …

E aspettavo che le tue braccia brille di primavera

venissero con freschezza ad annodarsi alle mie tempie.

Oggi quale mano riaccenderà le lampade

e la speranza, mi renderà i bianchi uccelli fuggiti

e ricoprirà di fiori le strade che seguo?

[1] Custode e conducente di elefanti nell’Asia orientale.

 

 

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