Facebook

un canto senza tempo, “Il canto della Terra”, Samuele Editore, 2011

Esce nella primavera del 2011, grazie a Samuele Editore (Fanna, Pordenone) e alla cura di Maria Inversi, l’antologia intitolata Il Canto della Terra, che raccoglie le voci di otto poetesse italiane, alcune tra le più note e solide del panorama contemporaneo. I versi di Maria Grazia Calandrone, Carla De Bellis, Gabriela Fantato, Sonia Gentili, Maria Inversi, Gabriella Musetti, Rossella Renzi e Isabella Vincentini si alternano, si richiamano e si respingono, ma soprattutto prendono vita da una radice comune che è la celebre composizione musicale di Gustav Mahler, il Canto della Terra. Das Lied von der Erde, una sinfonia per mezzosoprano, tenore ed orchestra, ebbe la sua prima assoluta nel 1911, esattamente 100 anni fa: è dunque uno dei propositi di questa opera in poesia celebrare l’anniversario di un così glorioso avvenimento. Non solo, poiché qui la musica celebra la poesia e viceversa, in un dialogo continuo e potente tra le diverse forme artistiche, che non conosce tempo. In questa composizione Mahler mette in musica i testi riadattati di alcune poesie cinesi – che meditano sulla natura, sul ciclo del tempo, sulla vita e sulla morte- contenute nel volume Il flauto cinese e ordinate in sei canti da lui stesso rielaborati. Diventano queste le sei sezioni in cui si sviluppa l’antologia attuale, riprendendo la medesima suddivisone della sinfonia: Il brindisi del dolore della terra, Il solitario in autunno, Della giovinezza, Della bellezza, L’ubriaco in primavera, L’addio. Un canto complesso e unitario allo stesso tempo, in grado di sfiorare numerosi temi della poesia al femminile, accanto ai grandi turbamenti dell’animo umano, che non conoscono genere, che non conoscono tempo.

Ecco un breve passo tratto dalla prefazione di Wilhelm Pfestlinger e di seguito alcuni testi dell’Antologia:

Il Canto della terra, come ogni creazione artistica importante, conferma la definizione che lo stesso Mahler diede delle sue opere sinfoniche: “Scrivere una sinfonia vuol dire costruire un mondo.” Questo libro mi sembra il tentativo di otto valenti poete italiane di aprirsi nel loro cantare al cantare della terra. Realizzano l’intenzione al dialogo con un lavoro avvincente che si misura anche con il passato. Cercano il linguaggio, il suono definitivo, vero, eterno, utilizzando la musica di un compositore austriaco dell’inizio del novecento. Scrivono se stesse incontrando, parlando, sentendo, vedendo, litigando, familiarizzando con questo compositore. Il compositore austriaco necessariamente diventa il “Gustav Mahler di otto poete italiane”, così come Li-Po e Wang- Wei si sono trasformati attraverso pessime traduzioni romanticizzanti nel Li-Po e Wang- Wei di Gustav Mahler e poi ancora negli autori cinesi dei testi modificati dell’opera Mahleriana Il Canto della Terra.

DAS TRINKLIED VOM JAMMER DER ERDE

IL BRINDISI DEL DOLORE DELLA TERRA

 

 

 

Ma tu, uomo, ancora vivrai?

Neppure cent’anni ti puoi trastullare

con tutte le putride vanità di questa terra!

Guardate laggiù sulle tombe illuminate dalla luna

Una forma spettrale si rannicchia.

…Ed ora pronti a bere! È il momento amici!

SE VERAMENTE I PRESAGI

ovvero INTRODUZIONE DELLA SCIMMIA

Nell’alba tutto si prepara

completamente privo

e calmo. Un così leggero legame

con gli oggetti. Così leggero.

È stata molto felice. Poi come una cosa

ha fatto il vuoto

e una completa solitudine, ha lasciato

che soltanto la luce.

Increscioso e bellissimo è il mondo

con l’argine a quest’ora.

I corpi hanno pensieri

simili a uno schiarire

di allodole tra i cavi del grano in erba. Dice

“resurrezione”

e “fioritura”. Nessun canto

proviene dagli alberi. La voce

fiorisce da terra.

Nel fluoro

del sole sul profilo del monte

le strisce larghe delle carreggiate

qualche lampione ancora

sulla terra tirata

dagli aratri e pronta

a una rilevanza di ferri

bacati dalla ruggine,

a una dominazione di paranchi sugli scavi fluviali.

Ho goduto di una libertà consenziente

come un grande pensiero.

Sono stata felice sulla terra, tutta

corolle e argani.

Infine, farne scempio.

Finita l’abbondanza.

Così poche parole.

(MARIA GRAZIA CALANDRONE)

DER EINSAME IM HERBST

IL SOLITARIO IN AUTUNNO

Vengo da te mio caro rifugio!

Sì, dammi pace, ho bisogno di sollievo!

Io piango molto nella mia solitudine.

 

NEBBIA

Che l’acqua – più profonda – si oscurasse

e fermasse il tremore del suo flusso,

specchio brunito senza moto e luce,

il cammino cercava a suo riposo…

Quando la foglia tremula del pioppo

dallo sguardo dorato

e l’acuta favilla di una cuspide

il volo improvviso degli uccelli

un grande drappo nero sollevando

ha divelto dal ramo maculato

e dalla fonda foresta di cristallo,

mentre quell’uno

sulla punta dell’albero più spoglio

immobile sorveglia che la nebbia

scavi arando il verde della terra

e che l’alito torbido del fiume

spezzi uno ad uno gli aghi del chiarore.

La mano che temendo si tende

un velo d’aria soltanto

dalla foglia separa,

e gli occhi che attorno si volgono

la nebbia adorna di bacche

dalla dolce ferita divide.

(CARLA DE BELLIS)

 

 

*

 

L’ARABA FENICE

fui un uccello che non ha mai imparato a volare

ma viaggerò, solo per te

viaggerò, dall’Arabia all’Egitto

dall’Egitto alla Siria, con il tuo corpo

abbronzato sulle spalle, o padre.

Ti porterò fino al tempio del sole, o padre

a Eliopoli ti porterò, e solo lì

getterò nel fuoco tra le mie vesti

il dolore. Arderanno i fuochi.

Veglierò per l’opera interrotta

con libagioni dal mattino alla sera,

dèi dei defunti, dèi delle carestie

déi della peste, dèi delle cose e della vita

una nuova vita chiedo,

inconsolata, una nuova vita chiedo,

inconcepibile e smisurata.

(22 settembre 2010)

 

(ISABELLA VINCENTINI)

VON DER JUGEND

DELLA GIOVINEZZA

 

Nella piccola casa amici siedono,

ben vestiti: devono, chiacchierano,

alcuni scrivono versi.

 

 

 

IO TI SPOSO OGNI VOLTA CHE TI VEDO

Stavi al buio, eri tana della volpe

saliva e odore buono

vedevi nell’ombra dell’occhio dove

ci saremmo uniti

in una pace solitaria e nostra

di giovani prede assetate

che ridono e si rincorrono

sapendo della morte

segreta dimenticanza del mondo.

Le nostre bocche sanno un canto nuovo

riflesso di luce fiera.

Non useremo la lingua dei ladri

teniamoci alla pietra

alla solidità del tempio.

Non sono impure le nostre labbra,

vino rosso verseremo alla festa.

Così si chiuderà la notte

sulla primavera del nostro nido.

(ROSSELLA RENZI)

 

 

 

VON DER SCHÖNHEIT

DELLA BELLEZZA

 

Nello scintillio dei suoi grandi occhi,

nell’oscurità del suo sguardo di fuoco

vibra ancora, come un lamento, l’agitazione

del suo cuore

 

 

 

PAPAVERI BIANCHI

Ascolta,

il silenzio è un esercito

ammassato nelle foglie

lungo un braccio

di fiume

senti, ripete non a te la

sua domanda, ma al cuore

d’un piccolo animale

che sente pulsare accanto alla sua mano

disobbedisce il silenzio delle foglie;

non farà nascere le rose, perché da un’altra altezza

si può amare: dimenticare

l’ordine e il conforto

e la dimenticanza vendica

l’attesa; dimenticare

secca rose antiche

bianchi papaveri vincono le rose

vince la guerra il più triste soldato

un fumatore d’oppio

innamorato

 

(SONIA GENTILI)

 

 

DER TRUNKENE IM FRÜHLING

L’UBRIACO IN PRIMAVERA

Che cosa ascolto svegliandomi? Attento!

Un uccello canta sull’albero.

Gli domando se è già primavera

È qui, forse è arrivata questa notte!

 

 

Vorrei l’incanto del tempo che sosta

innanzi al Quezal al verde e al rosso

suoi conviventi distinti.

Vorrei l’incanto della carezza lieve

delle sue piume che sorsero dal fiume

in tempi che non so.

Vorrei l’incanto del suo portamento

regale suadente nell’innegabile fremito

-danza d’amore vitale

che ogni -io- dovrebbe desiderare.

 

 

Quezal, qui uccello maschio, vive nelle foreste del Messico

su alberi a 30 mt di altezza

(MARIA INVERSI)

*

 

 

 

A PRIMAVERA

Ho pensato ai campi di primavera

alle case senza finestre

ai giardini rimasti incolti

quando il verde rapido irrompe

tra ogni sasso – così temerario

e l’aria sembra impazzire.

Ho ascoltato una voce che racconta

la madre gli occhi chiari

tremano appena sul divano bianco

ricorda la guerra passata – Lei era là –

dice in sorriso – un diario trovato

dopo la morte. Ho visto immagini

verdi cadenti – strisce filanti

sopra lo schermo – notte stellata

dentro una stanza e luci a scoppio

frammenti visivi come bagliori s’aprono

fiori giganti bordati di nero.

Ogni violenza remota o vicina sempre

affatica un respiro di terra un alito

tace si sperde in frantumi.

Ho voglia di piangere ma le mie lacrime

rompono bolle di fiato amaro come uccelli

che stridono in cielo. Chi potrà dimenticare

la voce fresca del vento la sera

dei sussurri amorosi il buio amico

dei bambini gli scherzi le risa

e quella fragranza odorosa

di vita che invade le strade

le case i cantucci nascosti?

(GABRIELLA MUSETTI)

 

 

DER ABSCHIED

L’ADDIO

 

Eternamente… eternamente…

 

 

 

L’ADDIO

C’è un unico modo di perdersi

e trovarsi, uno solo

dedizione al dolore, regalo e assenza.

Sappiamo le lacrime, la gioia

e una ferita nelle mani dove

si incrocia la linea del cuore nella forma

delle nuvole a marzo.

C’è un attimo intero – solo uno,

dove si prende la parola per farne

cose buone, dove è esatta

la staffetta in eredità.

Non c’è più tempo per le regole,

neppure le belle maniere…

e ci si dice – addio.

(GABRIELA FANTATO)


No widget added yet.

2 comments

  1. Maria Inversi Reply

    Grazie! Per la chiarezza espositiva, la competenza che vi si coglie e la scelta dei testi.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Follow Us

Get the latest posts delivered to your mailbox:

%d bloggers like this: