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Roger Foulon

 

a cura di Stefano Serri

 

Roger_FoulonAlla poesia basta un angolo di terra, che sia provincia o giardino: lei cresce lo stesso. Questa è la lezione di inusuale umiltà che si ricava nell’attraversare la ricchissima produzione poetica dello scrittore belga di lingua francese Roger Foulon, che in oltre cento titoli pubblicati ha saputo disciplinare un discorso che non conosce fratture o sbalzi, ma passaggi lievi, aggiustamenti di tono, modulazioni progressive.

Nato il 3 agosto 1923 a Thuin, nella provincia di Hainut, dove morirà il 23 febbraio 2008, Foulon trascorre la sua vita nella terra d’origine, dove valorizza il patrimonio artistico locale, partecipando alla fondazione di un Centro di Storia e Arte della Thudinie e creando l’Associazione Artisti della Thudinie, senza però diventare uno scrittore regionalista. I viaggi che ha compiuto lasciano numerose tracce nella sua produzione: ad esempio, nelle raccolte poetiche Les charmes de la terre del 1986 o Ibériques e Norvégiennes del 1990. Ma in queste raccolte è sempre l’angolo di terra o la natura ospitale a interessare l’autore. Un altro poeta belga, William Cliff, ha messo il viaggio, con la fatica e il processo di auto-conoscenza che comporta, al centro della propria opera: così non è per Foulon, che si concentra sulle istantanee illuminazioni che ci accolgono in un luogo. All’autore di Jardins e Cosmogonie interessa più il quadro finale che la strada percorsa. Giardini, come Eden ancora vivibili; è l’Hortus conclusus la culla migliore di una poesia per nulla engagé, che contempla il mondo senza pretendere di cambiarlo. In questo habitat, ogni pianta e ogni animale ha il suo posto, assecondando i ritmi del creato: così anche la neve, da simbolo di morte e rigore, diventa immagine di purezza, richiamo alla scrittura. Lungo i decenni, la sua attenzione per la natura si rivolge verso l’alto: dagli anni 90, una parola chiave dei suoi testi sarà “mistero” e il suo sguardo si sposta dalla terra al cielo (Astres è una raccolta poetica del 1998, Cosmogonie una del 2002). Il suo testamento poetico, Routes du poète (2008) illustra con ricchezza quasi enciclopedica i regni dell’uomo, dal giardino alla foresta, dal tempo all’amore. Da scrittore cattolico, membro della Confraternita del Santissimo Sacramento, Foulon considera la natura come capolavoro creato e ingaggia un combattimento con il tempo, coniugando l’intensità delle quotidiane contemplazioni con la necessità di articolarle in un fluire e in un finire. Anche l’esperienza della malattia e della vecchiaia (tema presente in Résurgence del 1993 e in Poèmes d’avant-mort del 1998) vengono vissute come esperienze naturali, fasi di un ciclo.

Dopo aver presieduto per oltre vent’anni (1973-1994) l’Association des écrivains belges de langue française, Foulon è stato eletto membro dell’Académie royale de langue et de littérature françaises de Belgique. Nonostante i titoli e le onorificenze, la produzione di Foulon è poco accademica, con una progressiva semplificazione dei testi e l’abbandono della rima, privilegiando la regolarità nella versificazione, la semplicità del lessico e della costruzione delle frasi. Ne risulta una tonalità cameristica, una gentilezza di toni rara nella poesia contemporanea, una musicalità mai manierata: vere e proprie romanze di parole. Si tratta di una “fragilità cechoviana, che stringe il cuore, lasciando intatte la nostra capacità d’entusiasmo. E si finisce per ammettere, con il poeta, che tutto è mistero”. Così scrive Liliane Wouters nell’antologia di Foulon curata nel 2004, Paroles du feuillage. Wouters coglie la capacità di coniugare la tristezza con la trascendenza per la gioia di scrivere, in simbiosi con il ritmo delle stagioni, in una vita dove tutto è parola. Questo con una semplicità coraggiosa, quasi ostinata, al modo di Cechov, perchè, ci ricorda la Wouters, “l’importante non è ciò che si dice ma in quel che è suggerito. Potere di suggestione ancora più forte che si esercita alla lunga, quasi insidiosamente.”

Oltre alle opere già citate, ricordiamo di Foulon Laudes pour elle et le monde (Thuin, Le Spantole, 1970); L’Espérance abolie (Bruxelles, La Renaissance du Livre, 1976); Vipères (Bruxelles, Paul Legrain, 1981) ; Déluge (Bruxelles, Paul Legrain, 1984) ; Naissance du monde (Paul Legrain, 1986); Les Tridents de la colère (Paul Legrain, 1991); Légendes (Amay, Maison de la poesie d’Amay, 1993); L’Homme à la tête étoilée (Avin, Luce Wilquin éditrice, 1995).

I testi seguenti sono tratti da:

Roger Foulon, Paroles du feuillage. Anthologie poétique. Choix et présentation de Liliane Wouters. Châtelineau, Le Taillis Pré, 2004.

 

 

da Les charmes de la terre (1986)

 

 

 

Artisan au pays des Toraja

 

Il fait de rien merveilles,

Un peu de bois, de pierre,

De fibre, de métal,

Et voici qu’un trésor

Naît de sa volonté.

Il n’y avait qu’informe,

Voici que tout s’ordonne

Se pliant à ses gestes

Et au dessin secret

Qu’il est seul à connaître.

Alors, l’objet rayonne,

Il est présence et vie

Comme une âme qui tremble.

 

 

 

da Gli incanti della terra (1986)

 

 

Artigiano nel paese dei Toraja

 

Dal nulla fa prodigi

Un po’ di legno, pietra,

Di fibra, di metallo,

Ed ecco che un tesoro

Nasce dal suo volere.

Non c’era che l’informe,

Ecco che tutto ha un posto

Piegandosi ai suoi gesti

E al piano mai svelato

Che lui solo conosce.

Splende l’oggetto, allora,

E lui è presenza e vita

È un’anima che trema.

 

 

 

 

 

 

da Antiphonaire pour la pluie (1987)

 

J’habite un grand pays de pluie,

Un pays de muraille humide

Avec ses longs rideaux d’yeux pâles

Qui bougent sans fin leurs paupières.

 

Quel est donc ce chant, malgré tout

Venu d’une telle distance,

Ce bruit comme des pieds de femme

Allant, mouillés, dans le jardin ?

 

C’est un murmure de salive,

De chair offerte sous les doigts

Et qui me donne du bonheur

Égal au plus subtil amour.

 

 

 

da Antifonario per la pioggia (1987)

 

Abito un grande paese piovoso,

Paese dalle umide pareti

Con lunghe cortine di occhi chiari

Che aprono le palpebre incessanti.

 

Ma qual è dunque questo canto, venuto

Malgrado tutto da una distanza enorme,

Questo rumore quasi passo di donna

Che va, bagnata, nel giardino?

 

È un mormorio di saliva,

Di carne offerta sotto le dita

E che mi dà la stessa gioia

Che è nell’amore più sottile.

 

 

 

 

 

 

da Prodiges (1991)

 

Prodige

 

Je prends un peu de ciel, je le mets dans ma chambre.

Nous sommes presque heureux, lui, d’être auprès des hommes,

Et moi, de me vêtir des ailes de l’azur.

Parfois une tempête vient, une tristesse

Passe. Le ciel et le cœur sont au désespoir,

Mais le soleil n’est jamais loin. Les oiseaux chantent,

La fleur est un poème et ma maison rayonne.

 

La prodige peut se produire à chaque instant.

 

 

 

da Prodigi (1991)

 

Prodigio

 

Prendo un po’ di cielo e me lo metto in camera.

Siamo quasi felici, lui, perché è tra gli uomini,

E io, di avere addosso ali d’azzurro.

A volte viene una tempesta, una tristezza

Passa. Il cielo e il cuore sono abbattuti,

Ma il sole non è mai distante. Canta l’uccello,

Il fiore è un poema e la mia casa è accesa.

 

In ogni istante un prodigio può accadere.

 

 

 

 

 

 

Rivière

 

L’eau chante, on entend son cœur battre,

Elle bouge comme la sang,

Comme les images d’un rêve.

Dans sa cage, les poissons glissent,

Les herbes sont des chevelures.

Ah ! qu’il fait bon sur cette rive

Où la vie est tellement claire

Qu’on n’en devine pas la fin.

 

 

 

Fiume

 

L’acqua canta, sento battere il suo cuore,

Sento: scorre come il sangue

Come immagini di un sogno.

Nella gabbia, i pesci sgusciano,

Alghe simili ai capelli.

Ah! sto bene su questa riva

Dove la vita è talmente chiara

Che non si sa dove va a finire.

 

 

 

 

 

 

Oblation

 

Un merle passe et l’aube siffle,

Une pâleur frôle la vitre,

On ne sait encor rien du monde.

Pourtant, dèjà, l’âme surveille

Tout ce qui naît : jardin, lumière,

Gestes que fait dans l’ombre un arbre.

Ma main va prendre son outil

Et le vrai jour commencera

Par une oblation de poèmes

À Celui qui est le maître

Et parle sans qu’on le découvre

Jamais.

 

 

 

Oblazione

 

Un merlo passa e l’alba fischia,

Un pallore sfiora il vetro,

Si ignora ancora cos’è il mondo.

Così, ecco l’anima che scruta

Tutto quello che nasce: giardino, luce

I cenni che fa un albero nell’ombra.

Con la mano prendo il mio strumento

E il vero giorno avrà il suo inizio

Con un’oblazione di poesie

A Lui che è il maestro

E senza che nessuno mai lo scopra

Parla.

 

 

 

 

 

 

Adoration

 

Rien n’entrave l’adoration :

Ni l’antienne des tourterelles

Ni le psaume que chante l’arbre

Sous le souffle léger de l’aube.

Priez, mes frères, priez l’ordre

Qui rassemble sphères et nues.

Que rien, jamais, n’anéantisse

Ces merveilles faites pour nous !

Priez, priez Celui qui règne

Sur la simplicité des fleurs

Et sur l’opulence des eaux.

Par delà nos parois opaques

Et les choses qui nous inquiètent,

Son allégresse nous délivre.

 

 

 

Adorazione

 

Niente frena l’adorazione:

Neppure l’antifona delle tortore,

Neppure il salmo che intona l’albero.

Pregate, fratelli, quell’ordine

Che accomuna le sfere e le nuvole.

Che nulla, mai, nulla annienti

Questi prodigi creati per noi!

Pregate, pregate Lui che regna

Sulla semplicità dei fiori

E sull’opulenza delle acque.

Oltre le nostre pareti opache

E oltre ogni cosa che c’inquieta,

La sua felicità ci ha liberato.

 

 

 

 

 

 

da Légendes

 

Merci

 

Dites d’abord merci, merci

Encor pour le sang et la vie,

Pour ce battement qui ne cesse

Au plus secret de la poitrine,

Pour le cristal précis des yeux

Et le travail de la pensée,

Pour ces mystérieuses paroles

Des organes qui sont merveilles,

Puis, après avoir fait retraite

Loin du monde et de ses rumeurs,

Entonnez un alléluia

En l’honneur de Celui qui règne

Et dirige ces hautes terres.

 

 

 

da Leggende

 

Grazie

 

Prima, dite grazie, e grazie

Ancora per il sangue e per la vita,

Per questo battito insistente

Lì dove il petto è più profondo,

Per il cristallo esatto che è negli occhi

E per lo sforzo del pensiero,

Per questi detti misteriosi

Di organi che sono stupori,

Poi, dopo essere usciti

Lontano dal mondo e i suoi rumori,

Intonate un alleluia

In onore a lui che regna

E guida queste alte terre.

 

 

 

 

 

 

da Cantiques

 

Des êtres de passage

 

Souvent viennent chez moi des êtres de passage,

Non de ces visiteurs annonçant les chagrins,

Mais des formes au front couvert de poésie,

Des anges colporteurs de mots et de musique.

Je les invite à prendre place auprès de moi

Dans cette chambre habituée aux soliloques,

À ces voyages que je fais dans l’immobile

Parmi les souvenirs, l’espérance er le rêve.

 

Le vide se remplit aussitôt de forêts,

D’oiseaux qui parlent clair avec des voix de flûtes,

De lacs où les poissons tracent de grands éclairs,

De pays pleins de neige où galopent des rennes.

Et quand ma plume peine, un de ces anges prend

Ma main et la conduit à travers les obstacles

Vers la lumière éblouissante du poème.

 

 

 

da Cantici

 

Creature di passaggio

 

Vengono spesso da me creature di passaggio,

Non i visitatori che annunciano disgrazie,

Ma forme dalla fronte coperta di poesia,

Angeli ambulanti di musica e parole.

Le invito a sedermi vicino

In questa camera abituata ai soliloqui,

A questi viaggi che faccio immobile

Tra i ricordi, la speranza e il sogno.

 

Il vuoto si riempie subito di boschi,

Di uccelli dal canto chiaro e voci flautate,

Di laghi dove i pesci schizzano bagliori,

Di paesi innevati dove corrono le renne.

E quando la mia penna pena, un angelo

Prende la mia mano e la guida tra gli ostacoli

Verso la luce abbagliante del poema.

 

 

 

 

 

 

Ombre

 

Même l’ombre est louange, elle est dédoublement

De ce que l’œil saisit dans la jubilation

De la lumière, elle est fidèle comme un chien

Lié au maître par amour, elle obéit

Sans qu’une voix lui dise où aller, ou frémir,

Elle dévoile une presénce, elle est parole.

 

Tel le poème, il vient de ces choses cachées,

Ses mots nés de l’obscur découvrent et traduisent

Des vérités qu’on ne soupçonnait pas, qui sont

Plus fragile que sur les herbes la rosée,

Plus délicates que le fleurs au mois de mai.

 

 

 

Ombra

 

Anche l’ombra dà lode, è uno sdoppiamento

Di quello che l’occhio afferra nella gioia

Della luce, è fedele come un cane

Legato al padrone per amore, obbedisce

Senza che le si dica dove andare, o fremere,

Svela una presenza, l’ombra è una parola.

 

Così il poema, viene da cose nascoste,

Con parole di buio che scoprono e traducono

Verità insospettabili, che sono

Più fragili della rugiada sull’erba,

Più delicate dei fiori quando è maggio.

 

 

 

 

 

 

 

Matin de printemps

 

Un seul merle venait d’inventer le printemps,

Rien ne bougeait dans le pommiers du paysage,

Et le soleil, sur cette image de rosée,

Passait sa langue de chat rose et jubilait.

C’étaient, dans le jardins, des neiges et des cygnes

Qui dérivaient comme, parfois, les paquebots

Glissant sous la mensogne matinal des brumes.

Et l’oiseau, plus étonné que moi, demeurait

Dans l’immobilité de ce bonheur fragile

Craignant de le briser par un geste de l’aile,

Par un regard à la recherche de l’espace.

 

 

 

Mattino di primavera

 

Un merlo solo aveva appena inventato la primavera,

Niente era mosso tra i meli del paesaggio,

E il sole, su questa effigie di rugiada,

Passava la sua lingua di gatto e godeva.

C’erano nevi, nel giardino, e cigni alla deriva

Come piroscafi che scivolano a volte

Nella menzogna mattutina delle nebbie.

E l’uccello, più stupito di me, era sospeso

Nell’immobilità di questa gioia fragile

Temendo di infrangerla con un colpo dell’ala,

Con uno sguardo alla ricerca dello spazio.

 

 

 

 

 

 

Rien n’est plus beau

 

J’écarte le malheur de la route où je vais,

Tout est dans la tranquillité de la conscience,

Dans la façon de regarder, puis de traduire

Les merveilles qui me sont sans cesse données.

Monde au temps de la nuit, monde au temps du soleil,

Monde au temps de la paix, monde au temps de l’amour.

Rien n’est plus beau que ce paysages rêvés

Et que ces vérités inscrites dans le temps.

Il me suffit de suivre les mots qui bénissent

Pour toucher au bonheur, ce paon qui fait la roue

Dans le mystère humide et chaud de l’existence.

 

 

 

Niente è più bello

 

Scosto la tristezza dalla strada che percorro,

Tutto resta dentro la quiete della coscienza,

Dentro il modo di guardare, poi di tradurre

Le meraviglie che ricevo senza sosta.

Mondo della notte, mondo della luce,

Mondo della pace, mondo dell’amore.

Niente è più bello dei paesaggi sognati

E di queste verità inscritte nel tempo.

Se solo seguo la parola che dà gloria

Tocco la felicità, pavone che ruota

Nel mistero umido e caldo dell’esistenza.

 

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