Facebook

Verranno da Oriente e da Occidente

LE RIFLESSIONI DELLA DOMENICA
25 AGOSTO 2019
 
Verranno da oriente e da occidente (Lc 13,22-30).
In quel tempo, Gesù passava insegnando per città e villaggi, mentre era in cammino verso Gerusalemme. Un tale gli chiese: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: «Signore, aprici!». Ma egli vi risponderà: «Non so di dove siete». Allora comincerete a dire: «Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze». Ma egli vi dichiarerà: «Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!». Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».
 
Sia nel mondo ebraico contemporaneo di Gesù che tra i sui discepoli stessi c’era la consapevolezza che seguire la volontà di Dio non fosse cosa semplice, che non era per tutti. E questo vale anche oggi: quando si allargano le maglie per avere più appeal sulle folle, si annacqua il messaggio, lo si rende una strada larga che non porta veramente al Regno di Dio, ma a un suo surrogato. Tutto sta a capire in che cosa consiste la radicalità cristiana, da non confondere con il fondamentalismo. Stando alla risposta di Gesù, di certo non coincide con la pratica religiosa cristiana fatta di eucaristie e liturgie della parola: quando gli dicono: “abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e hai insegnato nelle nostre piazze” (io ci aggiungerei: abbiamo detto e baciato rosari, abbiamo ostentato il vangelo come il libro rosso di Mao), lui risponde: “non so di dove siete”. Invece chi accederà al Regno? Abramo Isacco e Giacobbe che erano profughi mediorientali e i profeti che hanno criticato i governi di turno quando calpestavano la giustizia e il diritto, non rendevano giustizia all’orfano e alla vedova e non rispettavano il forestiero; quei profeti insomma che si mettevano continuamente in ascolto del grido dei poveri. E con loro chi ci sarà? Non gli appartenenti alla casta o al suolo patrio (i contemporanei di Gesù forse avevano lo slogan: “gli ebrei e i farisei prima di tutto”), ma gente di ogni risma e senza una cittadinanza privilegiata, che viene invece da tutti gli angoli del mondo. Quando usiamo i simboli religiosi per interessi di bottega e per respingere profughi, dovremmo ricordarcelo.
 
Michele Tartaglia
 
 
Prepararsi alla meraviglia
La traversata del Passo Santner è sempre stata la mia passeggiata preferita nelle Dolomiti fassane. Per godere la vista degli Aghi di Scroffenegger bisogna superare un tratto di sentiero stretto e crepaccioso. Il coraggio e la fatica sono premiati dalla visione di una meraviglia naturale unica. Quando Gesù ci invita a prendere la porta stretta, ci invita ad ammirare dei tesori a cui solo la porta stretta conduce: una conquista scientifica, un’opera d’arte rifinita, soprattutto la coscienza di aver considerato il nostro prossimo come un fine e non come un mezzo, a costo della nostra convenienza e spesso a prezzo del nostro rischio personale. Gesù ha accettato di essere crocifisso piuttosto che mentire ai suoi aguzzini e benedire i furti della casta sacerdotale o le deformazioni della legge. Il secondo monito di Gesù è di essere preparati a riconoscerlo, e questa preparazione avviene attraverso la porta stretta. Chi non ha raggiunto il passo Santner, non ha idea di quali paesaggi ha perso, chi considera il sesso una funzione fisiologica che favorisce la digestione, non può apprezzare la profondità spirituale dell’amore; chi guarda all’agnello pasquale di Gand senza conoscerne la storia e la tecnica, non lo può distinguere dalle foto che affollano internet. Infine Gesù profetizza che molti verranno da altre parti del mondo. Si tratta di coloro, che forse loro malgrado, si sono impegnati nella porta stretta, perché non sono stati sedotti da una religione ufficiale che ti presenta un cammino largo e piano, se solo uno segue i dettami ritualistici, cioè un cammino opposto a quello indicato da Gesù. Tantum potuit religio suadere malorum!
 
Lodovico Balducci
 
 
Farsi piccoli per oltrepassare la porta stretta
Negli anni 80 frequentavo, con la mia famiglia, una chiesa nuova, costruita dopo il Concilio Vaticano II a Ponte Lambro, nella periferia di Milano. La chiesa, molto bella e spaziosa, aveva una porta d’ingresso molto stretta. Le prime volte non avevo capito quella specie di anomalia architettonica. Mi sembrava un errore di valutazione dell’architetto progettista o del costruttore. Poi Don Franco, un amico indimenticato dal quale molto ho imparato, mi spiegò il brano del Vangelo che commentiamo oggi. La porta stretta ci ricordava, ogni volta che entravamo nell’ampia chiesa per sentirci buoni cristiani, che bisognava essere piccoli e umili per entrare, che la messa o l’Eucarestia verso cui ci dirigevamo, non erano un passaporto per un percorso preferenziale verso i prati eterni. Porta stretta era assicurarmi, prima di entrare, che la mia famiglia, i miei amici (Romano, Stella, Chiara, Marialuisa…) entrassero, uno alla volta, prima di me. E soprattutto, entrando, non dimenticassi gli abitanti di un Ponte Lambro degradato, in gran parte immigrati, che rimanevano fuori, non avevano messe o processioni, ma ricevevano l’attenzione costante di Don Franco. Enzo Biagi, ricoverato in una clinica IRCCS, ancora oggi situata nei pressi di quella chiesa, aveva scritto sul Corriere della Sera bellissime parole laiche su Don Franco.
Questo Parroco inusuale era stato già insignito di un’onorificenza civica per la sua opera nel quartiere Q8. Ora spero che mi aspetti vicino a una porta stretta.
 
Giovanni de Gaetano
 
 
Chi si salverà?
È la domanda di questo vangelo. Alla fine di tutto, dopo che avremo osservato diligentemente ogni comandamento, messo in pratica ogni buon precetto, avremo quello che ci spetta? Probabilmente no, dice il vangelo di oggi. No, perché se tutto è stato fatto come se spuntassimo la lista della spesa, allora tutto sarà stato vano. I bravi scolaretti che imparano la lezione a memoria non piacciono a Gesù. Lui vuole che nell’osservanza ci sia cuore, convinzione e impegno. Autenticità, in altre parole. E questa rara virtù scarseggia, a quanto pare, anche tra gli uomini di duemila anni fa. Nella piccola e stretta porta passano gli insospettabili, quelli su cui nessuno avrebbe scommesso un centesimo. Quelli che senza predicare ai quattro venti la propria virtù dall’alto del proprio piedistallo, la coltivano silenziosamente nei gesti di ogni giorno. Allora chi si salverà alla fine di tutto? Probabilmente coloro che non gridano, che compiono gesti concreti anziché proclami, che nella dignità dell’anonimato si rendono protagonisti di gesti autenticamente umani. Si salveranno quelli che aiutano gli anziani vicini, i poveri, i soli, i depressi. Quelli che hanno una parola buona per rendere migliore anche solo una giornata a chi vive nel buio tutta la vita. Quelli che proteggono la fantasia e i sogni dei bambini da un mondo che cerca continuamente di farli crescere prima del tempo. Probabilmente saranno pochi quelli che si salveranno. Esattamente come duemila anni fa.
 
Marialaura Bonaccio

No widget added yet.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Follow Us

Get the latest posts delivered to your mailbox:

%d bloggers like this: