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Vertical Man / Uomo Verticale – T. Kinsella to Seán Ó Riada Featured

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La poesia che segue è stata scritta da Thomas Kinsella in memoria del compositore Seán Ó Riada, una delle figure più influenti nel revival della musica tradizionale irlandese degli anni Sessanta ed è tratta dall’antologia La pace della pienezza. Poesie scelte 1956-2006, di recente pubblicata da Edizioni Kolibris nella traduzione di Chiara De Luca.

Vertical Man

(1973)

 

4 Philadelphia: 3 October 1972

 

I was pouring a drink when the night-monotony
was startled below by a sudden howling
of engines along Market Street,
curséd ambulances intermixing their screams
down the dark canyons.

Over the gramophone your death-mask
was suddenly awake
and I felt something of you
out in the night, near and moving nearer,
tittering, uneasy.

I thought we had laid you to rest
– that you had been directed toward
crumbling silence, and the like.
It seems it is hard to keep
a vertical man down.

I lifted the glass, and the furies
redoubled their distant screams.
To you: the bourbon-breath.
To me, for the time being,
the real thing.

‘There has grown lately upon the soul
a covering as of earth and stone,
thick and rough…’
———————I had been remembering
the sour ancient phrases…
——————————-‘Very well,
seemingly the argument requires it:
let us assume mankind is worth considering…’
That particular heaviness.

——————————–That the days pass,
that our tasks arise, dominate our energies,
are mastered with difficulty and some pleasure,
and are obsolete. That there can be a sweet stir
hurrying in the veins (earned: this sunlight
– this oxygen – are my reward) and the ground
grows dull to the tread. The ugly rack: let it ride.
That you may startle the heart of a whole people
(as you know) and all your power,
with its delicate, self-mocking adjustments,
is soon beating to a coarse pulse
to glut fantasy and sentiment.
That for all you have done, the next beginning
is as lonely, as random, as gauche and unready,
as presumptuous, as the first,
when you stripped and advanced timidly
toward nothing in particular.
Though with a difference – there is
a kind of residue. Not an increase in weight
(we must not become portly; your admired Durrell,
the lush intellectual glamour loosening
to reveal the travelogue beneath).
But a residue in the timidity,
a maturer unsureness, as we
prepare to undergo preparatory error.

Only this morning…that desultory moment or two
standing at the rain-stained glass. A while more
looking over the charts pinned on the wall.
To sit down with the folder of notes on the left
and clean paper on the right, the pen beside it,
and remove and put down the spectacles and bury
my face in my hands, in self-devouring prayer,
till the charts and notes come crawling to life again
under a Night seething with
soft incandescent bombardment!

At the dark zenith a pulse beat,
a sperm of light separated
and snaked in a slow beam down
the curve of the sky, through faint
structures and hierarchies
of elements and things and beasts. It fell,
a packed star, dividing
and redividing until it was
a multiple gold tear. It dropped
toward the horizon, entered
bright Quincunx newly risen,
beat with a blinding flame and dis-
appeared.
———–I stared, duly blinded.
An image burned on the brain
– a woman-animal: scaled,
pierced in paws and heart,
ecstatically calm. It faded
to a far-off desolate call,
—————————-a child’s.

If the eye could follow that, accustomed to
that dark.
———–But that is your domain.

At which thought, your presence
turned back toward the night.

———————————–(Wohin…)

But stay a while. Since you are here.
At least we have Das Lied von der Erde
and a decent record-player together
at the one place and time.

With a contraction of the flesh…
A year exactly since you died!

I arrested the needle. The room filled
with a great sigh.
In terror and memory
I lowered the tiny point toward our youth
– into those bright cascades!

———————————-Radiant outcry –
trumpets and drenching strings – exultant tenor –
Schadenfreude! The waste!
——————————–Abject. Irrecoverable.

Would you care to share a queer vision I had?
It was moonlight.
——————–By your gravestone.
There was something crouching there – apeshaped –
demented, howling out
silent foulness, accursed silent screams
into the fragrant Night…

*

The golden bourbon trembled in the glass.
For the road.
—————It was time.
And more than time.

He stepped forward, through the cigarette smoke,
to his place at the piano
– all irritation – and tore off
his long fingernails to play.

From palatal darkness a voice
rose flickering, and checked
in glottal silence. The song
articulated and pierced.

We leaned over the shallows from the boat slip
and netted the little grey shrimp-ghosts
snapping, and dropped them
in the crawling biscuit-tin.

Uomo verticale

(1973)

 

4 Filadelfia: 3 ottobre 1972

 

Versavo un drink quando la monotonia notturna
in basso fu turbata da un improvviso ululato
di motori lungo la Market Street,
frammisto a grida di lugubri ambulanze
che discendevano i canyon al buio.

Sul grammofono la tua maschera di morte
si svegliò all’improvviso
e avvertii qualcosa di te
fuori nella notte, vicina e in avvicinamento,
ridacchiante, a disagio.

Pensavo ti avessimo reso al riposo
– che fossi stato diretto verso
un cadente silenzio, e così via.
Sembra sia difficile tenere
giù un uomo verticale.

Sollevai il bicchiere, e le furie
raddoppiarono le loro grida in distanza.
A te: il respiro del bourbon.
A me, per il momento,
la realtà.

“È cresciuto negli ultimi tempi sull’anima
un rivestimento come di terra e pietra,
spesso e scabro…”
——————–Avevo indugiato nel ricordo
delle antiche frasi amareggiate…
—————————————“Molto bene,
sembra che l’argomento lo richieda:
mettiamo che l’umanità sia degna di considerazione…”
Quella particolare pesantezza.

——————————-Che trascorrano i giorni,
aumentino i compiti, dominando le nostre energie,
li svolgiamo con difficoltà e un certo piacere,
e sono obsoleti. Che possa esservi là un dolce fermento
che sfreccia nelle vene (meritati: questa luce del sole
– quest’ossigeno – sono la mia ricompensa) e il suolo
si faccia lieve al passo. La brutta nuvolaglia: che passi.
Che possa turbare il cuore di un popolo intero
(come sai) e tutto il tuo potere,
coi suoi auto ironici aggiustamenti sottili,
pulsi ben presto in un battito rude
per saziare fantasia e sentimento.
Che per tutto quel che hai fatto, il prossimo inizio
sia tanto solitario, casuale, goffo e impreparato,
tanto presuntuoso quanto il primo,
quando ti spogliasti e timidamente avanzasti
verso nulla in particolare.
Ma con una differenza – c’è
una sorta di residuo. Non un aumento di peso
(non dobbiamo diventare grassi; tu ammiravi Durrell,
l’attraente fascino intellettuale da lui emanato
per rivelare il diario di viaggio).
Ma un residuo di timidezza,
una più matura insicurezza, come noi
ci prepariamo a sottostare a un errore preparatorio.

Solo questa mattina…un istante sporadico o due
ritti vicino al vetro rigato di pioggia. Un attimo ancora
guardando le carte attaccate con puntine alla parete.
Sedere con la cartella di appunti sulla sinistra
e la carta intonsa sulla destra, la penna accanto ad essa,
e togliere e posare gli occhiali e seppellirmi
il volto tra le mani, in un’auto divorante preghiera,
finché le carte e gli appunti tornano strisciando alla vita
sotto una Notte che ribolle
di un dolce bombardamento incandescente!

Al buio zenit una pulsazione,
uno sperma di luce si separò
e serpeggiò in un raggio in discesa
lungo la curva del cielo, per vaghe
strutture e gerarchie
di elementi e cose e bestie. Cadde,
stella compatta, dividendosi
e poi dividendosi ancora finché
fu una multipla lacrima d’oro. Cadde
verso l’orizzonte, entrò
nella luminosa Quinconce risorta,
battè contro una fiamma accecante e dis-
parve.
——-Io osservavo, debitamente accecato.
Nella mente un’immagine ardeva
– una donna-animale: squamata,
con le zampe e il cuore trafitti,
estaticamente serena. Sfumò
in un desolato richiamo distante,
————————————–quello di un bimbo.

Se l’occhio potesse seguirlo, abituato
a quel buio.
Ma questo è di tua competenza.

A questo pensiero, la tua presenza
tornò verso la notte.

——————(Wohin…)

Ma resta un poco. Visto che sei qui.
Almeno abbiamo Das Lied von der Erde
e un dignitoso giradischi insieme
nello stesso posto e tempo.

Con una contrazione della carne…
Un anno esatto dalla tua morte!

Fermai la puntina. La stanza si colmò
di un grande sospiro.
————————Colmo di terrore e memoria
abbassai la minuscola punta verso la nostra giovinezza
– in quelle luminose cascate!

———————————-Radioso clamore –
trombe e corde grondanti – esultante tenore –
Schadenfreude! La rovina!
——————————-Abietto. Irrecuperabile.
Condivideresti una strana visione che ho avuto?

Fu alla luce della luna.
————————–Presso la tua lapide.
C’era qualcosa acquattato – a forma di scimmia –
fuori di senno, ululava
silenziosa oscenità, maledette grida silenziose
nella Notte odorosa…

*

Il dorato bourbon tremava nel bicchiere.
Per la strada.
—————Era tempo.
E più che tempo.

Lui avanzava, attraverso il fumo di sigaretta,
verso il suo posto al piano
– tutto irritazione – e si strappò
le lunghe unghie per suonare.

Dalla palatale oscurità una voce
si levò scintillando, e si fermò
in glottale silenzio. La canzone
articolata e trafitta.

Ci chinammo sulle acque basse dal bordo della barca
e prendemmo nella rete i piccoli spettri di gamberi grigi
mordaci, e li versammo
nel brulicante barattolo dei biscotti.

 

Traduzione di Chiara De Luca

KinsellaThomas Kinsella è nato nel 1928 a Inchicore, Dublino. Ha studiato presso la Model School di Inchicore e le O’Connells Schools e si è lauretao in Scienze all’University College di Dublino.

Kinsella iniziò a pubblicare le sue poesie nella rivista dell’università, nel “National Student” e in “Poetry Ireland”. La sua prima raccolta poetica, Poems, è stata pubblicata nel 1956 e seguita da numerose altre, che gli guadagnarono numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il Poetry Book Society (1958, 1962), il Guinness Poetry Award (1958) e il Denis Devlin Memorial Award (1967). Kinsella iniziò a tradurre in inglese opere in antico irlandese, tra cui Longes Mac Unsnig, The Breastplate of St Patrick e Thirty-Three Triads.
Il 1963 Thomas Kinsella lo trascorse ad Harvard per studiare l’antico irlandese per prepararsi a tradurre l’opera epica The Táin. Nel 1965, Kinsella cambiò vita, lasciando l’impiego presso il Dipartimento delle Finanze e entrando alla Southern Illinois University, per poi, nel 1970, spostarsi alla Temple University come professore di inglese. Membro della Irish Academy of Letters dal 1965, Kinsella fu premiato con tre Guggenheim (1968, 1971, 1978) e si divise tra USA e Irlanda.
Il forte interesse del poeta e traduttore anche per l’editoria è evidenziato dalla sua direzione della Dolmen Press e della Cuala Press. Nel 1972, inoltre, fondò la sua casa editrice, la Peppercanister Press, il cui nome deriva dall’appellativo familiare della St Stephen’s Church a Mount St, Dublin, visibile da Percy Place, dimora del poeta. Dal 1972, dunque, le opere di Kinsella iniziarono ad essere pubblicate dalla Peppercanister, a partire da Butcher’s Dozen, satira sull’ingiusto proscioglimento da parte del Widgery Tribunal dell’esercito britannico che il 30 gennaio 1972 a Derry aveva sparato a tredici civili disarmati. Poi fu la volta di tre elegie: A Selected Life (1972) e Vertical Man (1973) esplorano il rapporto tra l’artista e la comunità, mentre The Good Fight (1973), scritta per il decimo anniversario dell’assassinio del presidente Americano John F. Kennedy, indaga temi come l’illusione e la realtà nell’arte e nella politica. One (1974) è un’esplorazione della psiche umana, con particolari riferimenti alla psicologia di Jung. Song of the Night and Other Poems (1978), sull’amore e sulla natura della comprensione, fu pubblicato insieme a The Messenger, scritto in memoria del padre del poeta, John Paul Kinsella, morto nel 1976.
Dopo una pausa di sette anni, durante i quali Kinsella lavorò a due progetti – un’antologia di poesia irlandese An Duanaire: 1600-1900, Poems of the Dispossessed (1981), tradotta dallo stesso Kinsella, e il New Oxford.Book of Irish Verse (1986), da lui pubblicato – il nono Peppercanister, Songs of the Psyche, fu pubblicato nel 1985. Questo volume si collega all’esplorazione psicologica dei testi precedenti e punta contemporaneamente a interessi più grandi del poeta, nei confronti di maggiori contesti storici presenti nelle opere successive, Her Vertical Smile (1985), Out of Ireland (1987) e St Catherine’s Clock (1987).
In One Fond Embrace (1988), Personal Places (1990), Poems From Centre City (1990), Madonna and Other Poems (1991), e Open Court (1991) lo sguardo del poeta si sposta da un contesto passato alla storia più contemporanea. Ambientate a Dublino e dintorni, queste poesie mescolano temi personali e politici in una critica della società irlandese contemporanea. The Pen Shop (1996), con gli ultimi volumi del XX secolo, The Familiar (1999) e Godhead (1999), segnalano una svolta rispetto all’aspra critica della poesia del primo Novecento a una meditazione più lirica sull’io. Citizen of the World e Littlebody (entrambe 2000) tornano a tematiche più vicine a quelle di Madonna and other Poems e The Penshop.
La poesia di Kinsella è densa di temi piuttosto complessi e negli ultimi anni rifugge dal lirismo prediligendo uno stile narrativo e fonti diverse che vanno dalla mitologia irlandese, all’illuminismo europeo alla storia americana contemporanea. (irlandando.it)

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