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Vicki Feaver

Traduzione di Giorgia Sensi

The Handless Maiden*

 

When all the water had run from her mouth,

and I’d rubbed her arms and legs,

and chest and belly and back,

with clumps of dried moss;

and I’d put her to sleep in a nest of grass,

and spread her dripping clothes on a bush,

and held her again – her heat passing

into my breast and shoulder,

the breath I couldn’t believe in

like a tickling feather on my neck,

I let myself cry. I cried for my hands

my father cut off; for the lumpy, itching scars

of my stumps; for the silver hands –

my husband gave me – that spun and wove

but had no feeling; and for my handless arms

that let my baby drop – unwinding

from the tight swaddling cloth

as I drank from the brimming river.

And I cried for my hands that sprouted

in the red-orange mud – the hands

that write this, grasping

her curled fists

 

 

*In Grimm’s version of this story the woman’s hands grow back because she’s good for seven years. But in a Russian version they grow as she plunges her arms into a river to save her drowning baby.

 

 

 

Crab Apple Jelly

 

 

Every year you said it wasn’t worth the trouble –

you’d better things to do with your time –

and it made you furious when the jars

were sold at the church fete

for less than the cost of the sugar.

 

And every year you drove into the lanes

around Calverton to search

for the wild trees whose apples

looked as red and as sweet as cherries,

and tasted sourer than gooseberries.

 

You cooked them in the wide copper pan

Grandma brought with her from Wigan,

smashing them against the sides

with a long wooden spoon to split

the skins, straining the pulp

 

through an old muslin nappy.

It hung for days, tied with string

to the kitchen steps, dripping

into a bowl on the floor –

brown-stained, horrible,

 

a head in a bag, a pouch

of sourness, of all that went wrong

in that house of women. The last drops

you wrung out with your hands;

then, closing doors and windows

 

to shut out the clamouring wasps,

you boiled up the juice with sugar,

dribbling the syrup onto a cold plate

until it set to a glaze,

filling the heated jars.

 

When the jars were cool

you held one up to the light

to see if the jelly had cleared.

Oh Mummy, it was as clear and shining

as stained glass and the colour of fire.

 

 

 

Judith

 

Wondering how a good woman can murder

I enter the tent of Holofernes,

holding in one hand his long oiled hair

and in the other, raised above

his sleeping, wine-flushed face,

his falchion with its unsheathed

curved blade. And I feel a rush

of tenderness, a longing

to put down my weapon, to lie

sheltered and safe in a warrior’s

fumy sweat, under the emerald stars

of his purple and gold canopy,

to melt like a sweet on his tongue

to nothing. And I remember the glare

of the barley field; my husband

pushing away the sponge I pressed

to his burning head; the stubble

puncturing my feet as I ran,

flinging myself on a body

that was already cooling

and stiffening; and the nights

when I lay on the roof – my emptiness

like the emptiness of a temple

with the doors kicked in; and the mornings

when I rolled in the ash of the fire

just to be touched and dirtied

by something. And I bring my blade

down on his neck – and it’s easy

like slicing through fish.

And I bring it down again,

cleaving the bone.

La fanciulla senza mani*

 

Quando l’acqua smise di uscirle dalla bocca,

e le ebbi strofinato gambe e braccia,

e torace e pancia e schiena,

con ciuffi di muschio secco;

e messa a dormire in un nido d’erba,

e stesi i panni fradici su un cespuglio,

e tenuta di nuovo stretta – il suo calore mi penetrava

nel petto e nella spalla,

il respiro cui non potevo credere

come una piuma a solleticarmi il collo,

mi lasciai andare al pianto. Piansi per le mani

che mio padre mi aveva tagliato; per i moncherini

tormentati dal formicolio di rugose

cicatrici; per le mani d’argento –

me le aveva date mio marito – che filavano e tessevano

ma non sentivano; e per le braccia senza mani

che avevano lasciato cadere la mia bambina – scivolata

dalla stretta fasciatura

mentre bevevo dal fiume rigonfio.

E piansi per le mani che germogliarono

dal fango rossiccio – le mani

che scrivono questo, e stringono

il riccio del suo pugno.

 

*Nella versione dei Grimm le mani della donna ricrescono perché è stata buona per sette anni. Ma in una versione russa ricrescono mentre tuffa le braccia in un fiume per salvare la sua bambina che sta annegando.

 

 

 

Gelatina di mele selvatiche

 

 

Ogni anno dicevi che non ne valeva la pena –

avevi di meglio da fare tu del tuo tempo –

ed eri furiosa quando alla fiera parrocchiale

i vasi costavano

meno del prezzo dello zucchero.

 

E ogni anno ti addentravi nei sentieri

intorno a Calverton per cercare

gli alberi selvatici dalle mele

rosse e all’apparenza dolci come ciliegie,

ma più aspre dell’uva spina.

 

Le cuocevi nel pentolone di rame

che la nonna si era portata da Wigan,

le schiacciavi contro i lati

con un lungo cucchiaio di legno per spaccare

le bucce, e filtravi la polpa

 

in una vecchia pezza di mussola.

Penzolava per giorni, appesa con lo spago

agli scalini della cucina, e sgocciolava

dentro una catinella sul pavimento –

chiazzata di marrone, orribile,

 

una testa in una borsa, una sacca

di acidità, di tutto ciò che andava storto

in quella casa di donne. Le ultime gocce

le strizzavi con le mani;

poi, con porte e finestre chiuse

 

per tener fuori le vespe chiassose,

facevi bollire il succo con lo zucchero,

versavi lo sciroppo su un piatto freddo

finché non si condensava in gelatina,

e riempivi i vasi riscaldati.

 

Quando i vasi erano freddi

ne tenevi uno controluce

per vedere se la gelatina era chiara.

Oh Mamma, era chiara e lucida

come vetro colorato e del colore del fuoco.

 

 

 

Giuditta

 

Mentre mi chiedo, come può una donna virtuosa uccidere,

entro nella tenda di Oloferne,

in una mano ho i suoi lunghi capelli cosparsi di unguento

e nell’altra, alzata sopra

la sua faccia addormentata, arrossata dal vino,

la sua scimitarra dalla lama ricurva

sguainata. E sento una vampa

di tenerezza, un desiderio

di deporre l’arma, di sdraiarmi

protetta e sicura nel sudore acre

del guerriero, sotto le stelle di smeraldo

del suo baldacchino porpora e oro,

di annullarmi come un confetto sciolto

sulla sua lingua. E ricordo il bagliore

del campo d’orzo; mio marito

che respinge la spugna che gli premo

sul capo che brucia; la stoppia

che mi punge i piedi mentre corro

e mi getto su un corpo

già quasi freddo

e irrigidito; e le notti

passate sul tetto – il mio vuoto

come il vuoto di un tempio

con le porte sfondate; e le mattine

in cui mi rotolo nella cenere

soltanto per essere toccata e sporcata

da qualcosa. E gli affondo la lama

nel collo – ed è facile

come affettare del pesce.

E la affondo di nuovo,

spaccando l’osso.

vicki 4Vicki Feaver è nata a Nottingham ma vive in Scozia. Tra le sue raccolte di maggior successo Close Relatives, (Secker & Warburg 1981), The Handless Maiden (Cape 1994), The Book of Blood (Cape 2006). Le sue poesie compaiono in molte antologia pubblicate nel Regno Unito e in una antologia con testo a fronte Men/Uomini, ritratti maschili nella poesia femminile contemporanea, a cura di Giorgia Sensi e Andrea Sirotti, Le Lettere, 2004.

Le tre poesie qui pubblicate sono state lette dalla stessa autrice durante il festival di poesia Cats like Angels incontri con la poesia inglese contemporanea, tenutosi a Ferrara 29-30 ottobre 2004. Sono inoltre state pubblicate sul N° 209, ottobre 2006, del mensile Poesia, Crocetti Editore.

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