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Pier Paolo Pasolini

XI

 

Is there a limit to how many changes
A man can go through between his first love
And the one that bursts his heart?
And with those changes, a kaleidoscope of views—
From cellars and high balconies, sober and drunk—
Always the same city flanked by the same hills,
Washed by a sea as filthy as the shore.
But the rough boys grew suave; cheap fashions bought them,
Poor mutants of affluence and bigotry.

Each year, it seems to me, you altered colour—
Not as the chameleon to hide
But to be vivid like an ulcer or a bloom.
I follow after and—two decades late—
Look for your footprints in the shantytowns.
Here are the children of the child you loved
In endless transformations as he was,
And I see what dragged you in and out of guilt
Like a fish on a sharp hook but a weak line:
You boarded the midnight tram to what you wanted
Regardless of the price—which was your life.

I met you once at a reception in London
Held in a low-ceilinged room by the river
With writers you despised. You approached me:
‘How very English of you: an umbrella,
On such a night as this!’ In your smile
I counted the teeth. I’d come down from Oxford
Not to hear you but Auden.
I’d not even seen your films, much less read
A word of yours in verse or prose.

You had a haggard look, also a hunger
To be out of there, back in your element.
I didn’t understand your manner. ‘Goodnight.’
I hurried o! to Paddington for the train.

I wish I’d lingered at least a few minutes
In your solitude that evening in London,
Simply to learn your voice, to taste
The ashes of Casarsa from your lips. What errors,
What pain it might have helped me round, to hear
Just for a moment in that crowded room
The pure elixir of your egotism,
The Italy that coarsened your tongue with love.

 

da The Love of Strangers, 1989.

XI

 

C’è un limite al numero dei mutamenti
che un uomo è in grado di affrontare tra il primo
amore e quello che gli fa esplodere il cuore?
E con questi mutamenti, un caleidoscopio di visioni–
da cantine e alti balconi, ebbro o sobrio che sia–
sempre la stessa città fiancheggiata dalle stesse colline,
dilavate da un mare sudicio come le rive.
Ma si raffinarono i rozzi ragazzi; comprati da mode mediocri,
miseri mutanti di opulenza e bigottismo.

Ogni anno, mi sembra, cambiavi colore –
Non da camaleonte per celarti ma per essere
vivo come una piaga o un fiore.
Ti seguo e – due decenni dopo –
nelle bidonville cerco le tue impronte.
Ecco i figli del bambino che hai amato
come lui soggetti a metamorfosi infinite,
e vedo ciò che fuori e dentro la colpa ti ha trascinato
come un pesce all’amo affilato ma sulla lenza lasca:
Prendevi il tram di mezzanotte verso ciò che volevi
incurante del prezzo – che era la tua vita.

T’incontrai una volta a un ricevimento a Londra
tenuto in una stanza bassa presso il fiume
con scrittori che disprezzavi. Ti avvicinasti
a me: “Ma quanto sei inglese: un ombrello
in una notte come questa!” Ti contai i denti
nel sorriso. Non ero venuto da Oxford
per ascoltare te ma Auden.
I tuoi film non li avevo neanche visti, tantomeno
avevo letto in poesia una tua parola, o in prosa.

Avevi un aspetto sconvolto, e anche fame
di essere altrove, di tornare al tuo elemento.
I tuoi modi non li comprendevo. “Buonanotte.”
Uscii in fretta verso Paddington e il treno.

Avessi indugiato almeno qualche istante
nella tua solitudine a Londra quella sera,
solo per imparare la tua voce, assaggiare
le ceneri di Casarsa dalle tue labbra. Quanti errori,
quanta pena mi avrebbe evitato ascoltare
solo un istante tra la folla in quella stanza
il puro elisir del tuo egocentrismo,
l’Italia che involgarì la tua lingua con l’amore.

 

Traduzione di Chiara De Luca

Da Michael Schmidt, Una parola che il veno ci ha passato. Poesie 1972-2015.
Edizioni Kolibris, 2015. Traduzione di Chiara De Luca.

Michael Schmidt was born in Mexico in 1947. He studied at Harvard and at Wadham College, Oxford. He is Professor of Poetry at Glasgow University, visiting professor at Bolton University, and Writer in Residence at St John’s College, Cambridge. He is a founder (1969) and editorial and managing director of Carcanet Press Limited, and a founder (1972) and general editor of PN Review. He has written poetry, fiction and literary history, and is a translator and anthologist. A Fellow of the Royal Society of Literature, he received an O.B.E. in 2006 for services to poetry and higher education.

Michael Schmidt è nato in Messico nel 1947. Ha studiato al Wadham College di Oxford. È Professore di Poesia alla Glasgow University, dove è Responsabile del Programma di Scrittura Creativa. Nel 1969 è uno dei fondatori della casa editrice Carcanet Press Limited, di cui è direttore editoriale. Nel 1972 ha fondato la “PN Review”, una delle più importanti e autorevoli riviste letterarie nel panorama della letteratura di lingua inglese. Poeta, narrtore, curatore di antologie, traduttore, critico e storico letterario, è membro della Royal Society of Literature. Nel 2006 gli è stato assegnato un O.B.E. (Officer of the Order of the British Empire) per il servizio reso alla poesia.

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