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Alessandro Barbato, Solamente quando è inverno

Piuma

Mi pesa sul capo una piuma,
sirena d’azzurri, leggera
caduta, ché ancora bambino
correvo per scale e giardini,
la lingua del mare parlavo.
Ed ora rimane sul capo
pesante di barche perdute
contando guerrieri di sale.
Però qualche volta m’appende,
mi scalda del chiaro tepore
dal quale è venuta la piuma
caduta sul capo che pesa.

 

 

 

 

 

Promemoria

Ricorda di non piangere
dei cambi di stagione,
dei giorni che non tornano
se non sveli alle notti dove fuggono
i tuoi sensi quando bari
con i brividi che hai inciso sui miei arti.
Ricorda di non piangere, non sola,
quando sembra capovolgersi
anche l’ordine dei passi.
Ripetiti che tutto si risolve
nelle melme dei silenzi
in cui confino i miei propositi
di piangere con te per darci
ancora primavera.

 

 

 

 

 

Ma tu non finirai

Ma tu non finirai
negli angoli su cui soltanto obliqua
arriva in polvere la luce.
Non resterai sospesa
nell’origliare tremulo di foglie
che si bagnano dell’alito
del mondo. Ci cercherà
la notte e ci faremo stelle, lampi,
o lucciole per abitare
ancora gli interstizi
dei sorrisi che spargevi sul mio
carillon di noie, tra i tuoi
dubbi e la mia gioia.

 

 

 

 

 

Cielo e vetri (Vorrei soltanto dirti…)

Vorrei soltanto dirti che ho imparato
a respirare, trattenere l’aria
in petto, masticare la saliva,
poi inghiottire il cielo e il vetro.

So anche valutare d’ogni fiato
il tempo e il peso, se il momento è quello
adatto per dipingerne il profumo
o se è meglio respirare.

Respirarti solamente
poi inghiottire il cielo e i vetri.

 

 

 

 

 

Camera oscura

Sono stato nelle stanze, quelle
scure. Quelle chiare conducevano
ombre stanche fino all’orlo
dei tuoi passi quando volano lontani.
Ti vedo sollevarti più leggera
d’una nube dalle rughe dei miei
sensi e non penso più a domani
né ricordo più alcun nome.
Voglio solo passeggiare in questa
terra con la stessa dignità
con cui un anziano indossa capi fuori
moda e pare bello, sembra in pace
anche se non lo si nota.

Alessandro Barbato è nato a Roma il 10/11/1975, dopo la laurea in lettere, ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in antropologia sociale presso l’EHESS di Parigi dedicandosi allo studio dei rapporti tra nuove scienze e letteratura, in particolare nell’opera di Michel Leiris e Pier Paolo Pasolini. Ha pubblicato su tale tematica diversi saggi, in lingua italiana e francese, e una monografia. Ha pubblicato anche poesie su rivista e nel 2019 la silloge Il fiore dell’attesa, confluita nel 2020 nella raccolta Solamente quando è inverno, pubblicata in formato ebook. Attualmente insegna materie letterarie presso le Scuole Ebraiche di Roma. 

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