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Andrea Preite, La pioggia altrove disseta le pietre

 

Da Antologia del cattivo pensiero, inedito

 

La sera è luogo dove sono
Sereno poiché è proprio lì

Che mi riservo al cuore

Come se donare un fiore
All’imminente buio fosse sacro
Quasi una morta cosa
Che lascia odore di vento

Alla bocca e fa dire semplicemente
Addio.

 

 

 

 

 

Alla ricerca del mito
Anche lo spicchio di luna
Trae un occhio

Dalla pozzanghera
Profonda due dita

E tu poeta che dolcemente
Incappi nel cuore

Sei il mio zingaro preferito.

 

 

 

 

 

Sotto il cielo sereno il ramo dell’acacia
Trema insicuro. Il bianco dei fiori è smosso.
Il vento vivo lo insidia. Il sole
Non è ancora una vampa.
Più lontana, oltre gli orti e le campagne,
Una bellezza selvaggia domina
L’uomo. Le onde del mare si rincorrono chete.
Anche il mio silenzio tace tra quelle cose. 

Lontana è la guerra.

 

 

 

 

 

Mi abbandono nella voce di un fanciullo
Ormai invecchiato, della sera sento
Le porte. Nasce in me un’aurora.
Lontano il suono di una campana
Risponde. 

Scompare la morte.

 

 

 

 

 

Vento. Migriamo.
Il giallo dei campi, lo stupore della terra.
Lasciamo al cielo l’amore.
La pioggia altrove disseta le pietre.
L’ombra, che verga la via silenziosa,
Abbruna i ricordi. L’erba corre
Verso il mare, sopra la sabbia si mostra
Tremante un segreto. 

Esule penso alle stagioni.

 

 

 

 

 

Da Ho cercato di essere felice, inedito

 

La sera

Indossa i suoi cimeli
Memorabilie senza tempo
Salici impalpabili

Che intonano inni

Ai ricordi

Candelieri grondanti
Bellezza e infinito

Come foglie ormai
Lontane.

 

 

 

 

 

Credevo di averti vista a tarda notte

Tra gli acini pestati che scavano la terra
E i lenti giochi di un’ombra lontana

Ti cercavo nella fuliggine della festa
Per le siepi che traboccano di fuochi

E le mute campagne dove sei sepolta.

 

 

 

 

 

Il sole lambita l’ora pomeridiana
Dai mercati alle isolate spiagge
Spirituale come una chiesa
Aggrappata alla sua roccia
È più vero

Di quanto noi abbiamo saputo
Raccontare.

 

 

 

 

 

Un dì mi lasciai ispirare

Dal semplice volo degli uccelli

Andavano per il cielo come nubi

E il segreto che serbavano in quelle traiettorie
Era così lontano e oscuro
Che le guardavo e mi fingevo di volare

Allora tra me pensai all’infinito e ad altre cose
Che essi possono scrutare

E per un istante

La mortalità mia toccai e delle tempie

Il ramo che a se tiene di ciascuno i fili

E tanto mi guardai

Che sul punto di cadere

In silenzio smisi di sognare.

 

 

 

 

 

Ho paura gridai una volta alla luna
Lo gridai negli orecchi suoi
Talmente forte

Che i tetti dei palazzi scoperchiai
E senza timore di destare i sogni

E senza timore di essere respinto
Gridai a tutta voce

Che le parole ancora vanno per il cielo
Confuse e senza meta
Come uccelli cui la bella stagione
È stata levata.

 

 

Andrea Preite Rossetti nato a Lecce il 2 12 1981, studioso di filosofia ed esoterismo.
Ha esordio nel 2021 con la silloge poetica La città muta.

 

 

 

 

 

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