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Conceição Lima: Una memoria più tatuata che cosciente

Massimo Sannelli

 

Partiamo dalla frangia: il paratesto. La dolorosa radice del micondó ha un glossario finale, ed è un glossario ricco: manca una sola parola, ed è proprio la parola micondó. Il micondó è un albero, e nel glossario ci sono altri vegetali, una decina: ma non il micondó. Alla frangia manca la parola chiave. È strano.

E poi: nella nota biografica è scritto che Conceição Lima è nata l’8 dicembre 1971. Naturalmente è il giorno dell’Immacolata Concezione, e così “di una madonna cristiana porto il nome”. Era un mercoledì e il Sole era in Sagittario, era una festa della Vergine e il nome del micondó rimane non spiegato. Abbiamo due dati del paratesto: l’esibizione di un’assenza e di una presenza.

Questa non è una premessa per intellettuali e non è un gioco. O meglio: il gioco dell’assente e del presente può far parte della santa sprezzatura che molti Sagittari praticano sempre. Questo gioco è una posizione pubblica.

Il libro – inutile dirlo – è sontuoso. È il poema di una discendente, che potrebbe rifarsi a Roots di Alex Haley, ma Roots crea più problemi che soluzioni, perché è letteratura. Qualcuno ha detto che Roots è anche peggio: un hoax ai lettori. E quindi Conceição vede Kunta Kinte come quello che il suo capostipite non è stato. Nessuna traccia orale in famiglia e nessuna testimonianza del griot. Tutto perduto? Sì e no.

Si conserva una memoria sanguigna. Come dire? Una memoria più tatuata che cosciente: “E issiamo la memoria di quelli che lasciarono / in eredità la malinconia degli ossami / nei luoghi dove ancora spuntano piazze e finestre”; “Eppure mi divora la cicatrice della penultima battaglia / e ho per stigma / la memoria di un annoso fratricidio”. Non c’è rinnegamento. E poi, rinnegamento di che cosa? Di un nome: “il nome del padre di mio padre”. È un nome profano, ma venerato. E si può conoscere “il nome di tutte le rocce”.

I nomi sono importanti. Qualcuno è così alto da non dover essere spiegato. Il micondó non sarà spiegato, e nemmeno Google sarà di aiuto, stavolta: si trova solo Praia Micondó, come una cosa turistica qualsiasi. Altri nomi saranno spiegati. Altri saranno martellati più di una volta: o per creare un innario o per attaccare delicatamente chi legge. Altri nomi familiari saranno esibiti come se si trattasse di eroi comuni. A tutti i nomi saranno dati un equilibrio e una posizione, secondo un ordine istintivo che sembra l’Ordine.

Ora il lettore è pronto. Per la sua inquietudine, per la sua educazione morale, per la sua sopportazione e per il santo piacere di essere messo in difficoltà, ci sarà sempre un Sagittario. Più che un segno zodiacale, se uno ci pensa, è una funzione: quella che non pratica nessuna vera leggerezza, se non per posa o per divertimento momentaneo; e si dedica ad obiettivi posti nel passato o nel futuro. È la funzione che apprezza un fatto: io sono un discendente che trova glorioso, onorevole, estatico ed estetico rifarsi ad un’origine. E so anche questo: probabilmente “non dimorano dèi” o sono “imperscrutabili”. Va bene lo stesso. La ricerca del centauro non si appoggia a dati di fede, anche se di solito rispetta molto tutte le fedi. No. Si appoggia ad alcuni fatti veri e anche minimi, ma senza la volgarità dei “piccoli tiranni”. I fatti dei tiranni non sono estasi, ma distrazioni. No. Ci sono fatti non volgari. Chi vuole, ne percepisce la grandezza: se non sono sacramenti, sono sacramentali.

Interpretiamo così – simbolicamente – una dedizione a certi simboli. O meglio: a simboli certi.

 

 

Collana Africana

Conceição Lima, La dolorosa radice del micondó
Introduzione e traduzione di Chiara De Luca
ISBN: 9978-88-99274-03-0

pp. 138, € 12

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