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Davide Meldolesi su Máelvarstal di Francesco Benozzo

Il Máelvarstal di Francesco Benozzo: il poema della creazione dei mondi

Per le edizioni Kolibris di Ferrara, l’unico editore con il quale Francesco Benozzo ha pubblicato e continua a pubblicare opere in versi (Onirico geologico nel 2014, Felci in rivolta / Ferns in Revolt nel 2015, La capanna del naufrago / The Castaway’s Hut nel 2017, Poema dal limite del mondo / Poem from the Edge of the WorldStóra Dímun. Poema camminato / A Walking Poem entrambi nel 2019) è ora in stampa, con uscita annunciata ai primi di giugno 2020, la pubblicazione del Máelvarstal. Poema della creazione dei mondi.

 

Máelvarstal

Come ha precisato l’autore in un’intervista dello scorso anno,

«si tratta di un poema cosmogonico, un canto mitologico sulla creazione dei mondi. È anche una posizione chiara che ho voluto prendere rispetto alle scritture romanzesche, alle loro sbadiglianti polifonie, che anche nei casi più luminosi restano fatalmente lontane dalla parola poetica, per la semplice ragione che si rivelano alla fine delle semplici varianti di una modalità. Dopo molti anni in cui ho messo in pratica l’oralità sia come procedura di composizione che come resa performativa, e dopo avere composto gli ultimi cinque poemi epici nella più concreta e meno menzognera fisicità dei crinali e dei paesaggi, ho sentito che è adesso quantomai fondamentale che, in quanto poeta del mondo contemporaneo, io mi metta in gioco come creatore di miti. L’alternativa è quella, metaletteraria, di limitarsi a parlare dei poeti come creatori di miti, della letteratura come possibilità dell’immaginario, della scrittura come resistenza sociale e antropologica. Discussioni che spesso restano impigliate nella rete globale e nell’agnizione appagante di piccoli branchi che condividono alcune idee di per sé anche buone. L’astrofisica degli ultimi 30 anni offre possibilità poetiche che sarebbe folle ignorare. Almeno per la concezione che ho io della parola poetica. Il Maelvarstal è per me il canto mitologico che spazza via ciò che ho fatto fino ad ora, perché incarna probabilmente il testo verso cui mi sono sempre mosso da quando ho scelto la poesia come unico linguaggio possibile»

continua su Libri e Parole qui

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