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Eloisa Ticozzi, Figli segreti (anticipazione)

Di notte le vene sputano l’anima

di corridoi di sangue nell’aria

gli oggetti nell’oscurità
hanno contorni che assomigliano
a proboscidi vuote d’elefante

il mio viso uguale a se stesso,
gli occhi fanali che mentono la propria luce
e sulla bocca frasi accumulate con disordine.

Non sono una scintilla di fragilità dispersa
che si alimenta del dormiveglia di occhi,
non possiedo brandelli di buio nelle mani.

Farnetico la bellezza d’oceani umani
quando la pressione d’aria preme sul volto.

La notte proviene dalle anime dell’universo
che la disegnano

tutta la notte io amo il mondo,
tutta la notte io vivo.

 

 

 

 

 

Ho figli segreti, nati da una magia di cielo
concepiti nella riservatezza di un lampo,
cresciuti come uccelli che volano
fuori dal mio ventre.

Semineranno la terra dei miei occhi,
si ciberanno del cibo che ha nutrito anche me

si spingeranno con l’anima e il corpo
in luoghi lontani per assaporarne
l’andatura degli autoctoni

colmeranno la terra con fame di sorrisi
certi e sinceri

e il mio silenzio che misura la distanza fra me
e gli altri, sarà una congettura antica e vuota
perché avrò donato il mio seme ricco di donna
alla terra arida di sentimento.

 

 

 

 

 

Le foglie quando cadono in terra
non perdono identità

cercano di rubare parti del suolo,
come le mani di un neonato.

Le mie mani hanno dita di montagne,
di valli e di solchi di mare, raccolgono
pensieri nomadi di universi

anche i miei occhi sono ancore di marinaio
che mi legano alla terra.

Succede che la mattina mi sveglio e con questi
stessi occhi fingo di vedere per la prima volta
gli oggetti

e tutto mi sembra un letto disfatto da un’ombra
di corpo.

 

 

 

 

 

Il silenzio ha un rumore di mondo,
genera un suono interno straziante.

Una volta ho ascoltato il freddo che ricomponeva
il mio corpo duro come uno scoglio

e l’inconscio riaffiorava in me prepotente
e astuto.

Sull’altro lato del mare la terra è ventre abbondante
che contiene ciclicità d’ulivi

solo il silenzio conosce la curiosità che porto nell’anima
come urlo incontaminato

conosce il raduno solitario dei miei pensieri,
quella luce magnetica che mi rende viva
senza concitazione di sillabe.

 

 

 

 

 

Appartengo alla città dove
i ciottoli mormorano fra le scarpe

amo il cielo che rapisce e nasconde le nuvole

l’aria grigia nei giorni di pioggia
insuffla l’alito di Dio in bocche
che aspettano di gridare ingenuità

gli abiti ordinati di uomini e donne
restano appesi negli armadi delle menti
come antiche eresie

nell’universo, le settimane partoriscono
frazioni di tempo che risucchiano
le anime di guerra e di pace

questa città è lamento e sorriso
del mio stomaco e del mio corpo intero

sono un’anima vergine d’illusioni
ma sarò madre, figlia e sorella del vento

c’è nel vento un’umanità più autentica del fluire d’uomini.

 

 

 

 

 

Regalatemi una terra che accoglie
chi sbaglia, e perdona le lacrime fragili

regalatemi un sesso di conchiglia,
di vortici e geometricamente perfetto

salvatemi dal mio errare nuda d’anima
di notte come una fiamma di candela mai spenta.

Infine la natura accoglierà il mio corpo inerme
nella sua saggezza divina di bosco

saprò che la vita è destino di pace
quando armonizzerò nell’universo
parti di corpo di uomini e di donne fra loro

e attenderò la mia anima ermafrodita
per ritornare a maturare nella bocca di Dio.

 

 

 

 

 

Amo la pioggia che cerca di penetrarmi
attraverso i vestiti
come se fosse goccia di seme,
amo la natura che mi rende sangue vivo

mentre i miei pianti raggiungeranno
il Dio del caos e dell’universo

mentre cercherò
spazi anche nel fango, nel basso,
fra le formiche della terra sporca

e diventerò un’unica forma
di mondo, compatta con Dio
e con la terra

e il sudore evaporato dalla pelle
sarà un figlio consumato d’animale
dei miei liquidi interni.

Eloisa Ticozzi è nata a Milano il 17 dicembre del 1984.
Attualmente si sta laureando in medicina all’Università Statale di Milano.
Scrive per il giornale on-line “milanofree” nella categoria Mostre e arte.
Studia autonomamente la lingua russa.
Sue poesie sono state pubblicate nell’antologia Il sentiero delle muse, pubblicata da Rupe Mutevole Edizioni.

La silloge Figli segreti, in uscita per Edizioni Kolibris, ha ottenuto una Menzione d’onore al Premio Lorenzo Montano 2018 e al Premio Internazionale Indipendente 2018.

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