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Forugh Farrokhzād

A cura di Nahid Norozi

Forugh Farrokhzād, una delle figure di spicco della poesia persiana del ventesimo secolo e certamente la poetessa più conosciuta anche fuori dell’Iran, nasce a Teheran nel 1935 da una famiglia di estrazione borghese. La poesia sin dall’adolescenza occupa uno spazio vitale nella quotidianità di Forugh. La sua scrittura, a tratti autobiografica specie nella fase iniziale, è fortemente segnata da alcuni eventi della sua personale esistenza: un matrimonio fallito e il figlio affidato al padre, la sua durevole relazione amorosa con il cineasta e scrittore Ebrāhim Golestān, il suo ingresso nel mondo del cinema. Esperienze che incideranno intensamente sulla sua poesia, improntata a uno spirito indipendente che non tiene conto della morale convenzionale della sua epoca, ma tende a un rapporto diretto con la propria femminilità, fisica o sentimentale.

Forugh è conosciuta e apprezzata maggiormente per le composizioni relative alla seconda fase della sua produzione, da lei stessa considerata “un’altra nascita” (eloquente titolo di una sua celebre raccolta del 1964). In questo periodo più maturo, che coincide anche con l’ultimo della sua breve vita, Forugh acquisisce una consapevolezza maggiore e una visione più critica della propria poesia. Mentre nella prima fase Forugh era tutta china su se stessa e affrontava, da ribelle e con spirito proto-femminista, le problematiche femminili e sociali dell’epoca, nell’ultima ella si volge a orizzonti più vasti, per fluttuare liberamente in una visione più cosmica, privilegiando in tale prospettiva tematiche più universali quali: morte amore eternità decadenza solitudine tempo ecc.

Forugh Farrokhzād muore in un banale incidente d’auto nel 1967 a soli trentadue anni. Nell’arco della sua breve vita, compone le seguenti cinque raccolte: “Prigioniera” (Asir, 1955); “Muro” (Divār, 1956); “Ribellione” (‘Esyān, 1957); “Un’altra nascita” (Tavallod-i digar, 1964); e postuma esce la raccolta “Crediamo nell’inizio della stagione fredda” (Imān biāvarim be āghāz-e fasl-e sard, 1974). In italiano esistono due antologie di poesie relative al periodo più maturo, ossia: Forugh Farrokhzād, La Strage dei Fiori, a cura di Domenico Ingenito, Napoli 2008; Forugh Farrokhzād, É solo la voce che resta. Canti di una donna ribelle del Novecento iraniano, a cura di Faezeh Mardani, Reggio Emilia 2009.

Di seguito forniamo alcuni esempi della poesia di Forugh Farrokhzād, tratti, per la fase giovanile, dalla raccolta «Prigioniera» del 1955, e, per quella matura, dalla raccolta «Un’altra nascita» del 1964. La scelta, in questa sede, di includere anche la fase più “acerba” e meno nota ha la finalità di mostrare i primi gradini del cammino formativo di una giovane poetessa che, nonostante le limitazioni della società del suo tempo ha potuto, in pochi anni, emergere di prepotenza nel panorama della vita intellettuale del tempo ed essere annoverata tra i primissimi poeti del ’900 persiano.

Clicca sull’immagine per leggere le poesie

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