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Francesco Benozzo, Máelvarstal (in stampa per Edizioni Kolibris)

Collana Lady-Bird – Poesia italiana in traduzione
Francesco Benozzo, Máelvarstal
Poema della creazione dei mondi/Poem of the Creation of the Worlds
Traduzione di Gray Sutherland

ISBN: 978-88-99274-70-2
Pp. 74, € 10
Edizioni Kolibris 2020

Di Francesco Benozzo, poeta e musicista dal 2015 candidato al Premio Nobel per la Letteratura, Kolibris ha pubblicato i poemi Onirico geologico (2014), Felci in Rivolta (2015), La capanna del naufrago (2017), Stóra Dímun (2019) e Poema dal limite del mondo (2019).
Nel 2018, Edizioni Kolibris ha pubblicato Come una statua nella nebbia dell’epica, una raccolta di scritti critici sulla sua opera poetica e musicale.

 

A poet and musician, Francesco Benozzo has been a candidate for the Literature Nobel Prize since 2015. His poems Onirico geologico, Felci in Rivolta ,  La capanna del naufrago, Stóra Dímun and Poema dal limite del mondo were published by Kolibris in 2014, 2015, 2017 and 2019 respectively.
In 2018 Kolibris also issued Come una statua nella nebbia dell’epica, an essay collection about his poetical and musical work.

 

I. 

Prologo. 

Il vuoto in cui si annullano materia ed energia. 
Nel Retalmárnor, prima di ogni prima,
quando le squame blu-luminescenti
non brinavano ancora il pesce-drago
e Ferdheníal non possedeva un nome,
nel Retalmárnor, dentro ad ogni dentro,
nel mondo senza alto e senza basso
il granello di polvere Lundhái
fu trascinato via da un’onda di suono
e dove aveva galleggiato fuori dal tempo
rimase una fessura, Litaliódh,
la cicatrice da cui il canto ebbe inizio,
la nostalgia da cui tutto prese vita
la prima sillaba dell’intero Máelvarstal.

 

 

 

 

II.

La prima incrinatura procurata dalla schiuma quantistica (primo centimiliardesimo di yoctosecondo). – Crescita dell’inflatone quantistico. – Prima radiazione uniforme. 

Nel Retalmárnor, sempre di ogni sempre, 
quando dalle otto branchie opalescenti
non usciva ancora l’acqua del Dóniard,
palpitava la sillaba-fessura
nata dalla ferita Litaliódh.
Nel Retalmárnor, ovunque di ogni ovunque,
nella dimora dell’inesistente
la nostalgia segreta e indecifrabile
penetrò nelle quattro gocce in bilico,
sospese nell’assenza di Lundhái,
e in ciascuna posò l’eco struggente
dell’onda di suono che non sarebbe tornata.

 

 

 

 

III.

La radiazione separa nuove forme dalla forza elettromagnetica. 

Meraviglia dell’ignota fluttuazione:
tutto si compie in un unico soffio
che ribolle e si agita – schiuma sottile –
che cresce a dismisura – metamorfosi –
follia ondeggiante, ritmo cadenzato
una folata casuale che comprime
che deforma, che espande e circoscrive
un’inattesa raffica che cresce
sonora, arroventata, impenetrabile.

Francesco Benozzo

 

 

I.

Prologue. 

The void in which energy and matter cancel each other out.
In Retalmárnor, before every before,
when the luminescent blue scales
had not yet frosted over the dragon-fish
and Ferdheníal did not yet have a name,
in Retalmárnor, inside every inside,
in the world without high and without low
Lundhái the speck of dust
was dragged away by a sound wave
and where it once had floated outside time
there remained a fissure, Litaliódh,
the scar from which song came into being
the nostalgia from which everything drew life
the first syllable of the entire Máelverstal.

 

 

 

 

II.

The first rift obtained from quantum foam (the first hundred billionth yoctosecond). – The growth of the quantum inflaton. – The first uniform radiation.

In Retalmárnor, always of every always,
when from the eight opalescent gills
the water of the Dóniard had not yet come,
there trembled the fissure-syllable
born of the wounded Litaliódh.
In Retalmárnor, wherever of every wherever,
in the dwelling of the nonexistent
the secret, indecipherable nostalgia
penetrated the four hanging drops,
suspended in the absence of Lundhái,
in each one inserting the tormenting echo
of the sound wave that would not return.

 

 

 

 

III.

Radiation separates new forms from electromagnetic force.

The wonder of unknown fluctuation:
everything comes to pass in a single breath
that bubbles and shivers – a delicate foam –
that grows excessively – metamorphoses –
a wavering madness, a rhythm in time
a casual gust that compresses,
that deforms, expands, confines
an unexpected rush that grows
resonant, scorching, impenetrable.

Translated by Gray Sutherland

Il Máelvrastal è un poema cosmogonico che racconta la nascita dell’universo 14 miliardi di anni fa, in un dialogo sorprendente tra le cosmologie scientifiche esplorate dall’astrofisica degli ultimi vent’anni, i canti orali delle comunità a interesse etnografico e i testi epico-mitologici antichi. In questo poema Benozzo, che qualcuno ha definito «l’Omero della contemporaneità», affronta una sfida che non era mai stata tentata da nessun poeta antico o moderno prima di lui: una narrazione del caos primigenio in cui materia-energia e spazio-tempo si formarono, in una vertigine poetica in cui viene spazzato via ogni possibile orizzonte umano e terrestre.

José Castello Branco

 

Máelvrastal is a cosmogonic poem that tells of the birth of the universe fourteen billion years ago, in an astonishing dialogue between the science-based cosmologies explored by astrophysics in the last twenty years, the orally transmitted songs of ethnographic communities, and ancient mythological epic texts. In this poem, Benozzo, whom someone recently described as today’s Homer, takes on a challenge that no poet before him, either ancient or modern, has ever attempted: to tell the story of the primordial chaos in which energy and matter, space and time took shape, in a poetic dizziness where every possible horizon, be it human or terrestrial, is wiped out. 

José Castello Branco

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