Gerard Smyth Featured






Playing marbles in the avenue.

I loved their colours rolling on the path,

the spherical motion, the smack

when glass hit glass. We had fistfuls of them,

collections stashed in cloth bags

that we clutched like a treasure chest.

We exchanged and traded them.

Bluebottle blues for bloodshot reds.

It was part of the camaraderie of boys back then.

Kaleidoscopic, polished to the lustre of a gem,

sometimes they’d spill and fall,

pirouetting in all directions, slipping through

the grill and down the rain-shore.

A loss for which there was no consolation.






Giocando a biglie sul viale.

Amavo i colori rotolanti sul sentiero,

il movimento circolare, il ciocco di vetro

contro vetro. Ne avevamo manciate,

collezioni nascoste in borse di tela

che stringevamo come forzieri del tesoro.

Le scambiavamo e barattavamo.

Azzurro fiordaliso per rosso sangue.

Era parte del cameratismo dei ragazzi allora.

Caleidoscopiche, lucidate come gemme,

talvolta fuoriuscivano e cadevano,

piroettando in ogni direzione, scivolando

per la grata e giù nel tombino.

Una perdita per cui non c’era consolazione.








The dead from family photographs

appeared again in a dream I had.

Not everyone, just those from the farm

wanting their old lives back.


In the dream I saw again the boy I was

that boyhood August

with grandmother feeding the calves

and strolling the yard, her strong arms

holding ingots of turf,

her hair pinned up in an old woman’s bun.


The half-door on its hinges

sagged and screeched. The hens

were going asleep in their beds of straw,

their safehouse of feathers and shit.


Under the Bridget’s Cross

she hummed her Hail Marys,

conjured butter from buttermilk.

Then wrapped it in a muslin cloth.



Canto di sogno



I defunti delle foto di famiglia

riapparvero in un sogno che feci.

Non tutti, solo quelli della fattoria

che rivolevano le loro vecchie vite.


In sogno rividi il ragazzo che ero

in quell’agosto dell’infanzia.

Con nonna che foraggiava i vitelli

nel cortile camminava, tra le braccia

robuste zolle e lingotti, i capelli

raccolti in una concio da vecchia signora.


La mezza porta scricchiolava

sui cardini e cedeva. I polli

si ritiravano in giacigli di paglia,

il loro covo di guano e di piume.


Sotto la Bridget’s Cross

mormorava le sue Avemaria,

evocava burro dal latticello.

Poi lo avvolgeva in un panno di mussola.







for Pauline



Smoothing the creases in an old photograph

I see a face like yours, a face like mine:

the two of us, nestled close

in leather sandals and light clothes,

stopped on our way through Amsterdam

where we crossed many bridges

in search of Ann Frank’s timbered attic,

the tempestuous colours of Van Gogh.


There was no room in those narrow streets

of huckster stalls, narcotic scents.

Bicycle bells made heraldic chimes between canals

and courtyards bearing the scars of wartime.

In an unremembered place we stopped to smile

for the street-photographer whose camera

was unpitying and rendered us as visitants

of summer, two orphans in a fairy tale.





per Pauline



Lisciando le pieghe di una vecchia foto vedo

un volto come il tuo, un volto come il mio:

noi due, abbracciati stretti stretti

in sandali di cuoio e abiti leggeri,

in una pausa del nostro viaggio ad Amsterdam

dove attraversammo molti ponti

cercando la soffitta in legno di Anna Frank,

i colori tempestosi di Van Gogh.


Non c’era spazio in quelle strade strette tra banchi

di venditori ambulanti, profumi inebrianti. Il suono

araldico di campanelli di bici tra i canali

e cortili segnati dagli sfregi della guerra.

In un posto dimenticato ci fermammo a sorridere

per il fotografo di strada il cui obiettivo

spietato ci restituiva due turisti dell’estate,

due orfani in un racconto di fate.








For luck we brought a nugget of coal

and salt: the double talisman

to protect our four walls and fire-hearth

The on-off switch bestowed electric light

that was all yours, all mine, all we had.


We were ankle-deep in builder’s rubble,

dwellers of a bare house,

hammering nails and sweeping the dust,

making the space around us feel like home.


Bare wood cracked like knuckle-bone

when we crossed the floors

or climbed the stairs to take our places

side by side in the last sliver of dusk,

the first rays of the sun.






Per fortuna rimediammo una noce di carbone

e sale: doppio talismano a custodire

le nostre mura e il focolare

nella luce dispensata dall’interruttore

tutto questo era tuo, era mio, era tutto quel che avevamo.


Fino alle caviglie nei calcinacci,

inquilini di una dimora spogliata,

piantando chiodi e spazzando la polvere

per rendere l’attorno più simile a una casa.


Legno nudo schioccava come nocche

se percorrevamo i pavimenti

o le scale fino al nostro posto, fianco

a fianco nell’ultima scaglia di tramonto,

i primi raggi del sole.





Same Old Crowd



Once a year we gather to reminisce

on things that happened, things that didn’t.

Together we are a reunion of shadows


huddled around a table of drinks;

the occasion on which again we are part

of the same old crowd.


Each is his own biographer,

each the maker of his own folklore and myth.

There is one who remembers


and one whose memories have been eclipsed

by disillusionment and the passage of years since our initiations


in fellowship, high-spiritedness,

the antics of youth; since first we heard

Into the Mystic, slow-danced to Hey Jude.



La stessa vecchia folla



Una volta l’anno ci riuniamo a rievocare

cose che sono accadute, e altre no.

Insieme siamo un raduno di ombre

accalcate attorno al tavolo dei drink;

l’occasione in cui di nuovo siamo parte

della setssa vecchia folla.


Ognuno è il proprio biografo,

ognuno l’artefice del proprio mito e folklore.

C’è uno che ricorda


e uno i cui ricordi sono stati eclissati

dalla disillusione e dal passaggio

degli anni dalla nostra iniziazione


alla fratellanza, all’esaltazione,

gli scherzi della gioventù; da quando sentimmo per la prima volta

Into the Mystic, danzata lentamente fino a Hey Jude.





Sea Pictures



We stayed in a house of sea pictures.

A house with a view of the sea itself,

of a pier that stood in the tides,


crumbling to nothing, in need of a Midas-touch.

Sometime we had on our backs a sunny breeze.

Sometimes a gale chased our heels.


The cottage doors were always open,

exhaling heat from kitchen fires,

allowing the long twilights in.


There were ships in bottles,

caos and coats hung to dry.

In summer weeks went by without the lamps


being filled with oil. The days were gradual

like the time required to forget a tragedy—

death by water, a disappearance on the horizon.


A fishing village, a lifeboat station:

in summer sandals we took the back roads

between those places,


down to the white strand

where a local Prospero walked his dog,

a terrier chasing a phantom stick.


Or down to the harbour with its oil stain

making a face of Jesus,

its safe haven vacated while the boats

were on the herring-fields or hauling in

the lobster creels that August when

my childish drawings were a homage to the sea.



Dipinti di mare


Alloggiammo in una casa di dipinti di mare.

Una casa con una vista del mare stesso,

di un molo in mezzo alle maree,


che si sbriciolava svanendo, bisognoso del tocco di Mida.

Talvolta avevamo sulla schiena una brezza assolata.

Talvolta una burrasca ci tallonava.


Le porte del cottage erano sempre aperte,

esalavano calore dai fuochi della cucina,

lasciando entrare i lunghi crepuscoli.


C’erano navi in bottiglia,

caos e cappotti appesi ad asciugare.

In estate le settimane trascorrevano senza riempire


le lampade di olio. I giorni erano graduali

come il tempo necessario a scordare la tragedia–

morte presso l’acqua, uno svanimento all’orizzonte.


Un villaggio di pescatori, una stazione della scialuppa:

in sandali estivi prendemmo la via del ritorno

tra quei luoghi,


scendendo alla spiaggia bianca

dove un locale Prospero camminava col cane,

un terrier che inseguiva un bastone fantasma.


O giù verso il porot con la sua macchia d’olio

che disegnava il viso di Gesù,

il suo porto sicuro vuotato mentre le barche

erano sui campi di aringhw o trasportavano

le ceste di aragoste quell’agosto che

i miei disegni di bambino erano un omaggio al mare.





September Song



Autumn has come stripping the trees

to make them look like an army in defeat.

Soon everything will appear bereft,

even the girls on the street in decolletage

and canal swans nesting by the side of the bridge:

A pair of them in a swan-marriage,

schooled to be faithful companions.


Roads are brimming with slow-motion traffic

going out of the city, home to the foothills,

to time in the garden pulling weeds,

the Hollywood epic on late-night TV:

the one with the long list of etceteras

scrolled in haste before we turn over

in the double bed of brass reflections.




Canzone di settembre


L’autunno è venuto a spogliare gli alberi

per farli sembrare un esercito sconfitto.

Presto tutto apparirà deprivato,

persino le ragazze per strada in decolleté

e i cigni del canale che fanno il nido sul lato del ponte:

Un paio di loro in un matrimonio di cigni,

istruiti a essere fedeli compagni.


Le strade brulicano di traffico lento

in uscita dalla città, verso i piedi delle colline,

per far sosta in giardino a strappare erbacce,

l’epica hollywoodiana in tv a tarda notte:

quello con la lunga lista di eccetera

scorso in fretta prima di girarci

nel letto matrimoniale dai riflessi d’ottone.



da La pienezza del tempo, Kolibris, Bologna 2012. Traduzione di Chiara De Luca



gsmyth1Gerard Smyth è nato nel 1951 a Dublino, dove attualmente vive e lavora come capo redattore dell’«Irish Times». La sua poesia è stata pubblicata su numerose riviste letterarie in Irlanda, Gran Bretagna e negli Stati Uniti, ed è stata ampiamente tradotta a partire dalla fine degli anni Sessanta. È autore di numerose raccolte di poesia, tra cui Daytime Skleeper (2002), A New Tenancy (2004) e The Mirror Tent (2007), tutte pubblicate da Dedalus Press. È membro di Aosdána.

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