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Giuseppe Ferrara, il tempo liberato da orologi

Quel desiderio inconscio

quel desiderio inconscio
che avevo da bambino
di simultaneità
il tempo liberato da orologi
gli spazi spalancati nello spazio
la palla al piede era il mio piede
e il tiro in porta era già rete
connaturata era l’ora all’eterno
il mio diniego a stare fermo
e rapido salivo sul ciliegio
per scenderne con le tasche piene
la bocca vuota di tristezza
da innocente spergiuravo il peccatore
povero diavolo salito in alto già
perdonavo il mio angelo caduto
il dolore allora era solo pianto
e la velocità sollievo
mi lasciavo sfuggire tra le mani
precipitarmi avanti
ad aspettarmi il giorno dopo
mentre la gioia si faceva notte
e il sonno un sospirato approdo

Giuseppe Ferrara, Il peso e la grazia
96, rue de-La-Fontaine Edizioni 2028

 

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