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Inger Christensen, La forza è nelle parole

Massimo Sannelli

 

Roberto Bazlen scrive a Luciano Foà: “In Italia, tutto quello che non è miseria neorealista, provinciale o universitaria è Montenapoleone”. È il 6 maggio 1963. è l’anno di , della Noia – Catherine Spaak coperta di soldi rimane nella storia: “bella fortuna avere le gambe lunghe” – e della Ricotta. È anche l’anno di un po’ di rumori poetici.

La capitale dell’Italia è un luogo vasto e variabile, che si chiama Roma. Mettendola in termini di cinema recente, uno potrebbe dire: “A Roma, tutto quello che non è la miseria di Suburra o di Sacro GRA – e lasciamo perdere il neorealismo, che non c’entra niente, soprattutto con Suburra – è La sapienza di Green: un’estasi borrominiana, dopo l’estasi del Ventre dell’architetto”.

A Roma si può scegliere tra il Tiburtino III di Riccardo all’inferno e le geometrie di Greenaway; tra il pratone della Casilina di Petrolio e le chiese di Cristina Campo; tra le disperazioni dell’Imperatore di Roma e le delicatezze di To Rome with Love. La possibilità di scelta è enorme: perché estetica vuol dire estremo, a Roma. In un senso e nell’altro. E tutta l’Italia si riassume a Roma, in Roma, e non è mai un riassunto delicato, perché è il riassunto di due estremi. A Roma bisogna abituarsi sùbito al riassunto, oppure rifiutare Roma.

Nel 1969 Inger Christensen è a Roma. Tra le due Rome possibili, sceglie quella non neorealista, non provinciale e non universitaria. Cioè quella che a Milano sarebbe Montenapoleone. E quindi la Roma storica. In questa Roma storica, Christensen sceglie cinque fontane storiche.

Le cinque fontane diventano argomento di comunicazione. Non vengono descritte, a parte il fatto ovvio della materia marmor – che è il marmo, ed evoca il nome di Roma, per forza –, ma comunicate. Qui la comunicazione è una semplice dichiarazione di esistenza, preceduta dal verbo specifico: Comunico.

Christensen comunica che ci sono questi luoghi, l’acqua, il Sole, le piazze e le strade. La comunicazione non è sentimentale, ma si limita. Si limita a dichiarare che tutto questo esiste e che passa una Jaguar rossa, e che la sua vernice riflette per un po’ la luce del Sole. Il passaggio dell’automobile di lusso – niente miseria neorealista, provinciale o universitaria – significa qualcosa? È un’allegoria? Il lettore è libero di prenderlo come allegoria o no. Non c’è traccia di artifici poetici. L’unico artificio è alla fine, quando “le maschere guidano una Jaguar rossa” e poi tutto diventa marmo, compresi røde jaguarer af marmor, rossi giaguari di marmo. Non più la Jaguar singola, ma i giaguari, e di marmo, oggetto per oggetto. E poi basta, fine della comunicazione.

Ma non è su questa possibile allegoria che bisogna riflettere. C’è e si nota: basta così.

Invece: la forza è nelle parole, che impongono condizioni e nozioni di tempo, e quindi di vita. La parola chiave è mens: mentre. Un mentre danese che suona come la mens latina. Christensen ci avrà pensato: avrà saputo che un proverbio dice, deformandolo tra la Danimarca e Roma, “mentre sano in corpo sano”. Allora potrebbe essere questo il punto: tutto accade mentre accade altro, e l’acqua scende dalle fontane, mentre il Sole fa luce, mentre la Jaguar passa su quelle strade. Notarlo non è doveroso, ma è un segno di salute. Qualcuno comunica nel mentre: melder nel mens.

L’importanza è nel mentre. La Jaguar è decorativa e luminosa. C’è. Ma non è il centro: è una delle cose. Se si fonde con le maschere e diventa un gruppo di giaguari di marmo, significa che era già trasformabile e duttile. Non era una cosa, e nemmeno un bene di lusso. Ecco: era soprattutto una parola, che si può legare ad un’immagine, ma si può anche slegare. La Jaguar non è marmo: il marmo resta, mentre qualcuno comunica. Ci deve essere qualche morale da capire, qui: qualcosa che riguarda, ancora una volta, la durata, la gloria, la perfezione e un normale e onesto che cosa ci sto a fare qui.

Photo by Chiara De Luca

Edizioni Kolibris 2012
COLLANA ALFABET Poesia nordica contemporanea 
Inger Christensen, Scale d’acqua
Traduzione di Bruno Berni
Postfazione di Elisabeth Friis
ISBN 978-88-96263-67-9
pp. 92, € 12,00

Photo by Chiara De Luca

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2 comments

  1. Almerighi Reply

    Piero Ciampi sarebbe d’accordo

  2. michael murray Reply

    Inger christen rimane uno dei miei scrittori preferiti .. Grazie.

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