Loris Ferri, Selected Poems/Poesie scelte


Traduzioni a cura di Katie Webb/Translated by Katie Webb


I. Valle dei castagni

Vastità di luoghi siamo, interminate selve d’altura
che corrono lungo orizzonti d’acque. schiocco nero, affilato,
canto di capinere che annunciano: di ora, di noi! Vascelli all’abbandono.
Di questo nostro esistere, fugace, in tempo di barbarie
del sentirsi sollevare come aria, sulle cime di querce sopra la pianura.
Di ora, di noi: filo sovrapposto a filo d’erba, come verde pane scottato
dal sole. Nient’altro che non sia soffice germoglio di timo. Fioriscono
all’ombra sottile i viburni, odore bianco che risorge dalle sue tombe
di gelo. L’immensa vita, dimora dei giorni, rapace verso di un gufo dei granai.
Di ora, di noi: luccicano, come crepuscoli di terra, due lenti scarabei.
Seguono larve verso il suolo sotterraneo. Metamorfosi, nell’attimo.
Di ora, di noi: del nostro disoscurare l’anima.




I. Valley of the chestnuts

Vastness of places we are, endless high forests
that run along horizons of water. Black snap, sharp,
song of blackcaps that announce: of now, of us! Abandoned vessels.
Of this our existence, fleeting, in times of barbarity
of being lifted like air, to the tops of the oaks over the plain.
Of now, of us: blade superimposed upon a blade of grass, like green bread scorched
by the sun. Nothing but a soft bud of thyme. They flower
in the fine shade the viburnums, white scent that rises from its tombs
of frost. The immense life, dwelling of days, rapacious noise of a barn owl.
Of now, of us: they glisten, like twilights of the earth, two slow scarabs.
The larvae follow towards the soil underground. Metamorphosis, in the moment.
Of now, of us: of our unobscuring the soul.






II. Pioggia. Il folle ticchettio del cielo

Pioggia. Il folle ticchettio del cielo
dalle grandi acque. Sento l’aurora
invernale che appesantisce i cuori.
La riva delle cose, il rubinetto d’acqua

primordiale. Di sera, è triste il passo
dei vetturini, che sconci vagano
per la falce paludosa dei vicoli.
Sopra le teste, penzola grigio l’orizzonte

come un vuoto pendaglio e a nulla vale
affondare annoiati nell’eschimo
come cani infreddoliti. Già le vene
possiedono, in corpo, tutto il gelo del mondo.
Novembre. Dentature di cane, soffio del nord
polmone secco dell’anno! Penso a me, a voi
alla nostra ironica similitudine; così come tutto è
in due parole: fumo e abbandono.




Rain. The mad ticking of the sky

Rain. The mad ticking of the sky
of the great waters. I feel the winter
dawn that weighs heavy on hearts.
The shore of things, the water tap

primordial. In the evening, it is sad the step
of the coachmen, who wander dirty
along the swampy crescent of alleys.
Over heads, horizon dangles grey

like an empty pendant worth nothing
to sink bored into the parka
like cold dogs. Already the veins,
in the body, possess all the cold in the world.

November. Dogs’ teeth, breath of the north
dry lung of the year! I think of me, of you
of our ironic simile; like this like everything is
in two words: smoke and abandonment.






III. Madre che foste madre e poi sudario

Madre che foste madre e poi sudario
su questo molle ventre seminando
più del pianto le tombe dei soldati,
con croci di legno battezzarono

i vostri seni di sangue, terra!
Il cuore di lava e di argilla mutò
nell’oscurità della mina, poi fu la storia
nostra, il sudore e gli affanni

ma ancora fra le crepe dure
il regno sacro dei fossi si imprime
e lungo l’argine fra i ruderi lontani
fruscia il vento come un merlo.

Tintinna il monile, non è che un segno.
Accadde senza angeli né demoni
accadde nell’ora in cui il tufo sotterraneo
se stesso plasmò, nelle pieghe del basso.

Fu l’asparago e il guizzo delle serpi
l’odore verde aspro delle ortiche.
Guardo in me l’umana rovina
il volto sembra più pallido dei colli

e le passioni criminali e artificiali
sono lo specchio e il delitto
che hanno reso il mondo una fucina,
questa armata, o un forno in combustione.

Terribile un nuovo varco
creò l’uomo per passare:
il suo anti-linguaggio
la sua Mauthausen vegetale.




Mother that you were mother and then shroud

Mother that you were mother and then shroud,
seeding in this soft belly
more of the cry the graves of soldiers,
with wooden crosses they baptized

your breasts of blood, earth!
The heart of lava and of clay changed
in the obscurity of the mine, then was our
story, the sweat and the worry

but still between the hard cracks
is imprinted the sacred reign of ditches
and along the embankment between the distant ruins
rustles the wind like a blackbird.

Chimes the gem, it is but a sign.
It happened without angels or demons
it happened at the time in which the tuff underground
moulded himself, in the folds of the base.

It was the asparagus and the flash of the snakes
the green sour smell of the nettles.
I watch in me the human ruin
the face seems paler than the hills

and the passions criminal and artificial
are the mirror and the crime
that have rendered the world a forge,
this armed, or a burning furnace.

Man created a new passage
terrible to pass:
its anti-language
its vegetable Mauthausen.




IV. Ionio, dalle profondità oscure emersero le acque

Ionio, dalle profondità oscure emersero le acque
dalla rauca e possente voce del sottosuolo
si generò il cieco solco del Mediterraneo.
Vulcani e ombre presero forma, e il mare

si illuminò come un immenso giardino
di spume. Ionio, aurora delle ginestre,
nome di argilla e squarcio di rondine,
creta scivolosa, vento arroccato della Corcira

tutto è radice ora, faglia di turchese,
crudele calanco di sabbia dove gemono i naufraghi.
Lenta scende la sera, sospesa
tra le lampare sui vecchi moli e i fuochi

delle golene; la luce serba gli esuli,
la croce del sud ha la purezza di un fiore
stanco. La fibra è dura, tenace, inaccessibile
e pulsa nel ventre delle alture come un cuore

nero, come una falce arricchita d’oro!
Restano i ruderi, quei nomi che in pochi
hanno udito, lungo un arido pianoro
da cui tratturano i pastori per salire i boschi.

Laggiù la primavera è un grappolo di onde,
è il giorno appeso all’odore salmastro di ricciole e dentici,
è il brillare di un orizzonte madido
che dolcemente sfuma e annega nell’Africa.




IV. Ionian, from the dark depths emerged the waters

Ionian, from the dark depths emerged the waters
from the hoarse and mighty voice of the underground
was generated the blind furrow of the Mediterranean.
Volcanoes and shadows took shape, and the sea

illuminated like an immense garden
of spray. Ionian, dawn of the gorse,
name of clay and swallow’s slash,
slippery clay, perched wind of the Corcira

everything is root now, fault of turquoise,
cruel badlands of sand where the shipwrecks moan.
The evening descends slowly, suspended
between the lamps on the old piers and fires

of the floodplains; the light keeps the exiles,
the cross of the south has the purity of a flower
tired. The fibre is hard, tenacious, inaccessible
and pulses in the belly of the heights like a heart

black, like a sickle enriched with gold!
The ruins stay, those names that few
have heard, along an arid plain
from which the shepherds deviate to go up to the woods.

Down there the spring is a bunch of waves
is the day hanging from the salty smell of amberjacks and snapper,
is the shining of a wet horizon
that sweetly fades and drowns in Africa.






V. Il mare è una culla col suo naufragio d’onde

Il mare è una culla col suo naufragio d’onde
per questo il richiamo che esso nutre è musica
impastata col vento; l’interminato orizzonte d’acque
iscrive il nostro nome fatale fin dentro la terra stessa.

Esistiamo: in nudità di labbra, dischiusi come zolle, lungo le sponde
dell’essere. Da riva a riva di sé, simili a pendoli, palpitiamo alla cieca
freddati dai malumori. Già inscritta in noi è la morte, segue
essa come il passo nell’ombra segue; e dove non tutto si palesa

in luce. Morire. Perché non mai: paura di non vivere?
La grettezza e il veleno, la stupidità, un piccolo nocciolo
selvatico; la semplice ebbrezza che si consacra, pura, nello scorrere.
Uno spirito perseguitato dall’indomabile tensione al volo.

Eppure che a forza, come ora, io sia rinchiuso o assediato
languidamente osservo quest’ultimo tramonto
addormentarsi sulla groppa delle colline di maggio;
tutta in corpo si scioglie la porpora del suo miraggio.




V. The sea is a cradle with its sinking waves

The sea is a cradle with its sinking waves
for this the call that it nourishes is music
mixed with the wind; the endless horizon of waters
inscribes our fatal name right into the earth itself.

We exist: naked lips, open like clods, along the banks
of being. From shore to shore of self, like pendulums, we palpitate blindly
chilled by discontent. Death is already written in us, it follows
like the step follows in the shadows; and where not everything is revealed

in light. To die. Why not never: fear of not living?
Narrow-mindedness and poison, stupidity, a little kernel
wild; the simple thrill that is consecrated, pure, in the flow.
A spirit haunted by the indomitable attempt to fly.

Yet that by force, like now, I am locked up or besieged
languidly I observe this last sunset
that falls asleep on the croup of the hills of may;
everything in the body melts the purple of its mirage.






VI. Vi osservo uomini e donne del domani

Vi osservo uomini e donne del domani
che ve ne andate, rapiti dal vento, tra sogni e oblio.
L’urgenza dei vent’anni è il vostro grido.
Quando stringete una mela, così è il mondo racchiuso nelle mani.
Come lucertole, tra i fossi, pronte al semplice risveglio;
non atterrite dall’ultima neve, solitarie, nel liquido

siero di illusioni e rovine. Ogni corpo è un santuario
di membra, è l’ansia innocente di bocche orgasmi fiori.
L’umido seme che si fa radice, principio di terra e vibrazione.
Sono splendore in erba i primi amori; hanno tempesta e brusio,
lingue che sanno di fuoco e di miele. Che cosa ci attende, là fuori?
Come pioggia se ne va e se ne viene ogni grande stagione.




VI. I observe you men and women of tomorrow

I observe you men and women of tomorrow
that you are leaving, enraptured by the wind, between dreams and oblivion.
The urgency of twenty years is your howl.
When you hold an apple, so the world is enclosed in your hands.
Like lizards, between the ditches, ready for the simple reawakening;
do not be frightened of the last snow, alone, in the dripping

serum of illusions and ruins. Every body is a sanctuary
of limbs, is the innocent anxiety of mouths orgasms flowers.
The damp seed that takes root, principle of soil and vibration.
First loves are budding; they have storms and are buzzing,
tongues that taste of fire and honey. What awaits us, out there?
Like rain it comes and goes every great season.






VII. Spesso, il mondo, può sembrare spaventoso

Spesso, il mondo, può sembrare spaventoso
allora indietreggi, lentamente, come un animale
ti rintani con la pelle dell’anima strappata di dosso
nelle caverne di una lunga notte; lì, nella totale
penombra, contempli il vuoto, nell’attesa che giungano
le quieti silenziose di una nuova alba, mentre ti chiedi perché l’amore
sia così indecifrabile e perché gli uomini vivano
oscillando, come tife secche, tra inganni e orrore.

Così – mentre nel turbamento socchiudi ogni palpebra –
continui, accucciato, a lisciare il pelo di quello strano male
che ti avvelena, da dentro, la cui ombra è la tua ombra;
non appartiene ad altri uomini. Quella feroce bestia di bile
tutto divora nella paura, fino a comprendere che essa
– l’odioso demone – è il tuo agio. In dolce balìa di quella carcassa
spolpata da restarne affascinato; e persino la luce che si posa
ad accendere il crepuscolo ti è del tutto dannosa.

Finché un fruscio caldo s’annida in quel pietoso antro;
improvviso, che quasi ti salva, tradisce il suo primo mistero:
ed è l’odore della polvere cotta dal sole, che nell’aia
di una masseria diroccata s’invade di fichi d’india.
È un sogno senza sogno che scampa la morte. Allora te ne esci
come una timida lucertola – elusa l’ansia d’esistere –
e senza parole ti innamori di quella semplice brezza
che indifferente all’umano, spira libera sino al suo tacere.




VII. Often, the world, can seem frightening

Often, the world, can seem frightening
so you retreat, slowly, like an animal
you skulk with the skin of the spirit torn from me
in the cavern of a long night; there, in the total
half-light, you contemplate the void, awaiting that they reach
the peaceful silences of a new dawn, while you ask why is love
so indecipherable and why do men live
oscillating, like dry reeds, between treachery and horror.

Like this – while in the torment you squint each eyelid –
you continue, crouched, to smooth the hair of this strange evil
that poisons, from inside, whose shadow is your shadow;
doesn’t belong to other men. This ferocious beast of bile
devours everything in fear, until it understands that it
– the odious demon – is your comfort. In the sweet keeping of this carcass
stripped of fascination for it; and even the light that settles
to illuminate the gloaming harms you.

Until a hot rustle nestles in that pitiful den;
sudden, that almost saves you, betrays its first mystery:
and it is the smell of sun-cooked dust, that on the threshing floor
of a dilapidated farm invades with prickly pears.
It is a dream without dream that escapes death. So you leave it
like a shy lizard – elude the anxiety of existence –
and without words you fall in love with this simple breeze
which, indifferent to the human, breathes freely until its silence.






VIII. Tu lascia che i fiori si risveglino

Tu lascia che i fiori si risveglino.
È una semplice pace che abbevera il sole.
Che la sua sete diventare la tua sete.

Che tu ne sia compagno, sino alla radice.
Persegui il cammino. Là è il fluire del vento.
Comprendine il tacito mistero, la natura grande.

Senti e vedi con gli occhi di tutte le cose.
Osserva i pesci. Nuota nel loro muto respiro.
Abbi cura dell’anima, poiché essa
nel suo breve corso dovrà pur fiorire

dopo un lungo, annoso inverno.
Salpa quando giunto è il momento
quando un cielo immenso si riveste a giorno
e le limpide acque attendono un volto.




VIII. You let the flowers awaken

You let the flowers awaken.
It’s a simple peace that waters the sun.
May its thirst become your thirst.

May you be its companion, down to the root.
Follow the path. There is the flow of the wind.
Understand its unspoken mystery, great nature.

Feel and see with the eyes of all things.
Observe the fish. Swim in their silent breath.
Take care of the soul, for in its
brief passage it must flourish

after a long, tired winter.
Set sail when the time comes
when a deep sky dresses the day
and the clear waters await a face.






IX. Sentiero

Riconoscere la propria solitudine
in un tronco di quercia spezzato, nel vuoto
di un’aspra collina; esistere nonostante la fine
sapere d’essere un seme destinato all’ignoto.

Far divampare da muta corteccia
una fiamma; spegnersi senza svanire.
Eludere errori sangue paure. Come singola foglia
prendere parte alla sinfonia del divenire.




IX. Pathway

Identify your own loneliness
in a broken oak trunk, in the emptiness
of a rugged hill; exist despite the end
know you are a seed destined for the unknown.

Let the mute bark ignite
a flame; expire without vanishing.
Elude errors made of blood fears; as a single leaf
takes part in the symphony of becoming.






X. Casa del carbonaio

Non è dato sapere il tempo che rimane
l’istante che rabbuia, l’orma; è nel lento andare
delle cose che si consuma l’atto del vivere.
Essere uomo: insaputo senso del nostro stare.

A filacce fumano brace i polverosi camini dell’autunno
e le perdute infanzie e gli anni rivanno ai fili d’erba, come lumache.
Attorno, in superficie alla fanghiglia, ciottoli resistono
ancora limaccioso; odore terrestre-antico di nocciole selvatiche.

E in quell’interminato baluginare delle ombre
a cui s’arresta lo sguardo al primo greto,
somigliano a spogli pellegrini i faggi sulle alture;
un ultimo calabrone s’appollaia come dio screziato.

Qui, dove sale puro l’incanto della sera
e scende non saputa una lacrima.
È quel rudere in lontananza, come faro
della terra, la nostra anima.

Borgo Pace
Ottobre 2020




X. House of the charcoal-burner

It is not known the time that remains
the instant that darkens, the trace; it is in the slow going
of things that the act of living takes place.
Human being: unknown sense of one’s own existence.

The dusty autumn fireplaces smoke lint embers
and the infant losses and the years go back to the threads of grass, like snails.
Around, on the surface of the slush, pebbles resist
slugs still; earthy-ancient smell of wild hazelnuts.

And in that interminable flicker of the shadows
which arrests the gaze at the first shore,
the beeches on the hill resemble bare pilgrims;
a last hornet perches like a mottled god.

Here, where the enhancement of the evening rises pure
and a tear falls unknown.
It is that ruin in the distance, like a lighthouse
of the earth, our soul.

Borgo Pace
October 2020


Ph. Margherita Baldelli

Loris Ferri (1978) è stato uno dei redattori della rivista di letteratura «la Gru», prendendo parte al progetto Calpestare l’oblio. Ha pubblicato i libri: Borderlinea, Thauma 2008, con prefazione di Gianni D’Elia; Corrispondenze ai margini dell’occidente, Effigie 2011, poema dialogico con Stefano Sanchini, con una Nota di Roberto Roversi; Rom: uomo, Sigismundus 2012; Poema della residenza, Sigismundus 2016. Attualmente collabora con la rivista internazionale della migrazione «El Ghibli». È nei teatri con lo spettacolo Canto degli emarginati insieme a Frida Neri e Massimo Zamboni. Sue poesie sono apparse su riviste e antologie, tra cui L’arcano fascino dell’amore tradito, tributo a Dario Bellezza, Perrone Editore 2006; Poeti Italiani Underground, Il Saggiatore 2006; Viola magazine, n. 11 diretta da Dubravko Pušek 2011; Adriatica, Antologia poetica, Stilo Editore 2019; Mario Giacomelli Giacomo Leopardi, L’Infinito, A Silvia, Silvana Editoriale 2019; Poesía contra el bloqueo, oltre cento voci cubane, italiane e venezuelane ebook Argo libri 2020. Nel 2012 è stato invitato al Festival internazionale di Siviglia e Messico Chilango Andaluz, insieme al poeta Stefano Sanchini, con il cortometraggio Correspondencias. Nel 2013 è stato direttore artistico della Land Art (Furlo) e nel 2019-2020 direttore artistico del Festival internazionale Sponde. Nel 2017 è stato scelto come poeta per il Progetto Europeo Refest, Refugee Routes (Fano, Madrid, Zagabria, Sarajevo). Ha vinto i premi: A.N.P.I. 2012; Marazza giovani 2013; Premio speciale per il Teatro, Ponti di Memoria 2015; Premio Internazionale Sédar Senghor 2017; Menzione d’onere Premio Byron 2021, poesie in inglese. 


Ph. Margherita Baldelli

Loris Ferri (1978) was one of the editors of the literary magazines «la Gru» taking part in the project Trampling on oblivion. He has published the books: Borderline, Thauma 2008, with a preface by Gianni D’Elia; Correspondences on the margins of the West, Effigie 2011, dialogic poems with Stefano Sanchini, with a Note by Roberto Roversi; Rom: man, Sigismundus 2012; Poem of the residence, Sigismundus 2016. Currently he collaborates with the international magazine of migration «El Ghibli». He has taken the play Song of the marginalised to theatres together with Frida Neri and Massimo Zamboni. His poems appear in magazines and anthologies, including The Arcane Charm of Betrayed Love, a tribute to Dario Bellezza, Perrone Editore 2006; Italian Poets Underground, Il Saggiatore 2006; Viola magazine, n. 11 directed by Dubravko Pušek 2011; Adriatic, Poetic Anthology, Stilo Editore 2019; Mario Giacomelli Giacomo Leopardi, The infinite, to Silvia, Silvana Editorial 2019; Poetry against the blockade, more than 100 cuban, italian and venezuelan voices, ebook Argo libri 2020. In 2012 he was invited to the International Festival of Seville and Mexico Chilango Andaluz, with the poet Stefano Sanchini, with the short film Correspondences. In 2013 he was artistic director of Land Art (Furlo) and in 2019-2020 artistic director of the Sponde International Festival. In 2017 he was chosen as a poet for the European Project Refest, Refugee Routes (Fano, Madrid, Zagreb, Sarajevo). He has won the following prizes: A.N.P.I. 2012; Marazza giovani 2013; Special prize for Theatre, Bridges of Memory 2015; International Sédar Senghor 2017; Honorable Mention Byron Prize 2021, poems in English.


Ph. Cinzia D’Ambrosi, 2019

Katie Webb (1987) ha lavorato come amministratrice esecutiva per il Forum Internazionale degli Autori dal 2011 al 2016, tessendo una rete internazionale di 70 associazioni di artisti e scrittori, in difesa dei diritti d’autore e di contratti equi che possano assicurare agli stessi autori la possibilità di vivere del proprio lavoro e possa essere loro garantita la rappresentanza in modo indipendente presso l’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale di Ginevra. Katie ha lavorato a stretto contatto con la scrittrice e attivista inglese Maureen Duffy (1933) nel campo dei diritti d’autore. Katie ha anche lavorato sull’archivio di Maureen Duffy e ha organizzato diversi eventi al King’s College di Londra sul lavoro della Duffy, arrivando a pubblicare l’anno passato una raccolta speciale su Strandlines, una comunità digitale gestita dal Centro per la Ricerca sulla Scrittura di vita al King’s. Katie è co-direttrice internazionale del progetto FUIS, l’unione degli scrittori in Italia. Grazie a FUIS, sta per pubblicare una raccolta di poesie della Duffy in inglese e italiano, Un Bel Campo Pieno di Gente (imminente, per Bertoni Editore 2021). Collabora con l’Associazione culturale italiana Alberi di Maggio, nel campo della ricerca e della raccolta di testimonianze, con l’intento di preservare e tramandare le forme orali di espressine nella regione al confine tra Marche e Abruzzo. È segretaria generale di ADALPI, un’organizzazione no-profit, che riunisce professionisti esperti che condividono l’interesse a promuovere il valore della creatività e dell’innovazione. Traduce poesie dall’italiano all’inglese del poeta Loris Ferri. Due di queste traduzioni hanno ricevuto Menzione d’onore al premio Byron 2021.        

Ph. Cinzia D’Ambrosi, 2019

Katie Webb (1987) worked as executive administrator of the International Authors Forum from 2011 until 2016, building an international network of 70 associations of artists and writers, to defend their interests in copyright and fair contracts which ensure authors can make a living from their work, and to ensure authors are represented independently at the World Intellectual Property Organisation in Geneva. Katie has worked closely with the British writer and activist Maureen Duffy (1933) in the field of authors’ rights. She has also worked on Maureen Duffy’s archive and organised several events with King’s College London on Duffy’s work, last year publishing a special collection on Strandlines, the digital community run by the Centre for Life-Writing Research at King’s. Katie is International Co-Director of FUIS, the union of writers in Italy. With FUIS, she is publishing a collection of Duffy’s poetry in English and Italian, A Fair Field full of Folk / Un Bel Campo Pieno di Gente (forthcoming, Bertoni Editore 2021). She works with the cultural association Alberi Di Maggio in Italy, researching, writing about and working to preserve and communicate the oral forms of expression in the region of Italy bordering the Marche and Abruzzo. She is General Secretary of ADALPI, a not-for-profit organisation which brings together experienced professionals who share an interest in promoting the value of creativity and innovation. She translates poetry from Italian to English for the poet Loris Ferri. Two of her translations of Ferri’s poems were given Honourable Mention by the Byron Prize 2021.



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