Facebook

Marco Maraldi, Prima della luce (anticipazione)

 

da Prima della luce, in uscita per Edizioni Kolibris

 

Nessuno ha mai sentito lo sguardo
rinunciare ai vivi
come questo, vedete
disgrega il calcolo serale
lo stesso tintinnio dell’anno precedente
che ritorna, e ancora ritorna e tu
ti aggomitoli nel tuo silenzio, mentre intorno
vince la carezza popolare
le sorelle, i capelli
cercano una geometria nella folla
una grazia comune ci disperde nel teorema, devi
ricostruire ogni passo
sono sfiniti da tutta la vita,
su questo tavolo
sono nati i frutti
“è questa casa tua? Io
non abito più qui”
non è dato spazio prima di riprendere
una presenza straniera
dominava in lei
Crollano neri i fiori sulle labbra, la ferita
rientra nella scorza e noi
ci raccontiamo non abbiamo, non abbiamo.
Potrei dirvi dove sono, certamente
ma non vi riconosco

 

 

 

 

 

Si rompe una cavità nella memoria
dove l’era solitaria è infranta
nel suo fitto, nostalgia del niente.
Questa casa, la strada ha molti lapsus
– anche quelle vicine. Molti sprofondano
sul più bello, altri
mancano prima di nascere.
Si raccoglie i capelli, mi chiama per nome,
supplica il seme spinto
nella carne viva, un’omissione da colmare
corpo a corpo. Cominciammo così a radunare le ombre
come una parabola celata
quel non detto ai bordi delle rovine
che ci muore in gola
come una scoperta

 

 

 

 

 

I problemi non sono dove credi
e ti rivesti.
Ecco il davanzale, il corpo
senza musica, la voce respirante. Poi
il tepore di una stanza, un odore deserto
stermina i miasmi del respiro
e non so se sono fermi
oppure abbandonano, mentre l’intonaco
ritorna alla prima mano
si riannida una bambina al quarto stadio
e prima ancora
l’indecisione del metallo nell’idea
che non nasce. Nel manico del suo cuore
una gola profonda grida ancora
ai più vivi, umiliato fino al nervo
studi il centro perfetto, non ricordano più
nulla. Una calma minerale ti proibisce
dall’interno, dove ciascuno preso di scatto
rompe la clessidra della vena facile
e si rinnega

 

 

 

 

 

Non riposa
I ranghi serrati di una schiera sono
preistoriche ambizioni che frontali
ti sovrastano, e resta il battito che precede
un’ispezione della retina, una mappatura
la spavalderia dei decimi a calare
inarrestabili e cerchi
di rimandare quel momento
“solo quando hai perso
sei migliore”
ora è torbido e puoi vedere
ciò che il lucido bestiale ti direbbe
ma allora resta, resta così come sei
non concederci la parte migliore di te stesso
lasciaci godere del tuo velo, del corpo informe
e intanto in sottofondo un sì certo nonostante
al qualunque barbaro alla porta

 

 

 

 

 

Delle frasi sommesse bambini acquatici
restituiscono soltanto bolle, un segreto
che imprigiona implora e sedimenta
ci ignora dove nasce.
Nella calma apparente di un pomeriggio
scelse uno di noi, uno di noi
protese il nervo verso l’abisso
sciolse nel cucchiaio il desiderio, lo fece suo
brillò senza resistere nel buio di un giardino
e noi altrove, vita che gli sopravvive
nel miracolo dei corpi in riemersione

 

 

 

 

 

Fuori lottano i giocatori, qui le mani
stringono lo scatto del rimedio in calce
prima della donna smarrita e dopo il lascito
l’antidoto rientra in sé stesso
e rompono l’attesa. Ognuno, mi dicevi,
tira a indovinare il male di qualcun altro
cerca come un pazzo la parola strappata al segno
pronta a fermare la certezza
della tua. Avanti abbracciala, prendile qualcosa,
amala come si deve, guardala
come me

 

 

 

 

 

Ognuno torna in ciò che è stato relegato
e non sa se è solo oppure è un altro.
Camminiamo verso la persiana sigillata
della casa estiva, dove tornano
con una smania di riavvolgere
accostano l’orecchio al ventre reciso,
una ferita selvaggia
che madri respirano all’infinito

 

Marco Maraldi è nato a Mirano nel 1995. Suoi testi sono presenti su diverse riviste, quotidiani e blog. Prima della luce (in uscita per Edizioni Kolibris) è la sua opera prima.

No widget added yet.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Follow Us

Get the latest posts delivered to your mailbox:

%d bloggers like this: