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Massimo Vacchetta con Antonella Tomaselli, 25 grammi di felicità

La piccola Lisa, che aveva conquistato con il suo sguardo angelico i partecipanti al terzo Riccio Day, veramente aveva un solo occhio funzionante. Però lo usava con tanta grazia che nemmeno ci si accorgeva dell’altro offeso. L’avevo incontrata nel mese di novembre. Un collega mi aveva telefonato perché nel suo ambulatorio era stato portato un riccio. «Sembra moribondo, e non so come aiutarlo», mi aveva detto. Aveva ragione: non basta essere un veterinario per curare i ricci. La preparazione accademica non è sufficiente per occuparsi adeguatamente di loro. Me ne ero reso conto di persona da quando Ninna era entrata nella mia vita, seguita poi da tutti gli altri. Mi precipitai dal collega. Il riccio era nella sala di degenza. Aprii la porta e vidi quell’esserino steso su un fianco, su un tavolo per le visite. Uno di quei tavoli tutti d’acciaio. Nemmeno un asciugamano tra il riccio e l’algido metallo. Mi avvolse una sgradevole sensazione di freddo. Mi avvicinai pensando che il riccio fosse morto: era troppo immobile. Invece respirava ancora, ma quasi impercettibilmente, con grande lentezza. Aprì un occhietto e, nello stesso tempo, alzò leggermente la testa. Rimase così, a osservarmi, per qualche istante.
Nel suo sguardo tutta la malinconia del mondo intero.
Presi il riccio e lo portai a casa. Era una femminuccia. Decisi di chiamarla Lisa. Un nome che mi sembrava dolce quanto lei. La osservai minuziosamente e praticai le terapie di cui aveva bisogno. Ma, come sempre, insieme alle cure mediche, cercavo di trasmettere, con gesti gentili, tranquillità e affetto. Preparai poi una soluzione di acqua e zucchero a cui aggiunsi qualche goccia di vitamina B dolce e vanigliata, e di tanto in tanto gliela strofinavo leggermente su quella sua bocca così secca, per darle un po’ di sollievo. Restai tutta la notte accanto a lei. Solo ventiquattro ore dopo diede alcuni segni di miglioramento e fu allora che di nuovo alzò la testolina e mi guardò. Come il giorno precedente. Ma più a lungo. Alzò anche una zampina anteriore.
Sembrava la tendesse verso di me.
Presi con due dita la zampina protesa.
Un attimo.
Nel silenzio profondo della casa quel contatto intenso riempiva gli spazi: Lisa sembrava aggrapparsi al mio indice.
Non me lo aspettavo.
Non lo dimenticherò mai quel momento.

Massimo Vacchetta con AntonellaTomaselli, 25 grammi di felicità, Sperling & Kupfer, 2017

 

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