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Michele Nigro, Pomeriggi perduti/Lost afternoons

Da Pomeriggi perduti, in uscita per Edizioni Kolibris

From Lost Afternoons, Edizioni Kolibris, coming soon

Mi occupi

Ignara del tuo futuro esserci
e del dolore
nel guardare altrove,
mi occupi,
posare gli occhi
sul volto simile
di chi non sei tu,
per salvarmi dall’oblio,
gesti ripetuti
sulla pelle di domani
crudele riverbero del noi,
mi occupi,
all’orizzonte, forse
nuove terre per la semina,
eppure, mi occupi sovrana
con truppe di ricordi
e presidi
di sguardi mai spenti.

 

 

 

 

 

Caffè Albania

Ricordi il caffè degli albanesi,
l’angolo cieco e sicuro di Roma dove
s’intrecciavano le mani rassegnate
degli amanti
prima di un altro addio?
Quella dolce gioia dolorosa
poetica fonte di parole che
hanno scavato a lungo in noi
stanotte ha trovato conforto
non in nuove carezze di donna
come tu pensi
ma nel suono lieve di una fontana
lontana, circondata dal silenzio
del buio stellato e delle amicizie spente.

Attendevo da anni
di riscoprire quel rito giovanile
dell’acqua bevuta in città deserte
tornando dai goliardici viavai
che precedono l’alba
di rinnovate speranze.

 

 

 

 

 

Grado Celsius

Con l’arrivo dei primi caldi
di notte
dalla finestra aperta
mi raggiungono psicosi da strada.
Uno che vagando tra i vicoli
geme un lamento “mamma! mamma!”
crisi d’astinenza dalla vita
una sirena insonne tra i miei sogni
colpi disperati di campana
schiamazzi da calura
e coltelli facili.

Amo il gelo che tutto acquieta
sotto un velo immobile
molecole indecenti si placano,
cerco l’inverno che zittisce
come severo maestro
i dolori infreddoliti del mondo.

 

 

 

 

 

Per voce sola

La falsa posa umile, appartata
un istante prima di ghermire,
poetesse low profile con sguardi
di madonne truccate
sembrano dire
“guardami! guardami!”
e ancora “leggimi! leggimi!”

Un canto d’amore
dal suo becco arancio
posato su antenne
d’inezie televisive,
e il cemento di quartiere
le rassegnate tegole
nella quieta provincia
divengono giungla inattesa
rigoglioso bosco per cuori grigi
nel silenzio serale squarciato
da note brillanti, sincere
gorgheggi d’un’anima pennuta
senza spartiti
o glorie studiate.

 

 

 

 

 

Archivio

Conserviamo date, pezzi di spago
scatole di dolci vuote e biglietti
perché anche il dolore
esige una documentata
precisione, resistente al tempo
e all’umana distrazione.

Affinché ogni data diventi spina
per pungerci quando sembreremo
felici,
ogni pezzo di spago
un nodo che ci tenga
legati al passato,
una scatola
vuota della dolcezza che fu
per quando saremo pieni
di false gioie,
e biglietti di sola andata
per l’aldilà.

 

 

 

 

 

Pomeriggi perduti
(elogio della lontananza)

Spegnete i saperi
elettrici di sera
i confortanti aggeggi
le reti a maglie larghe
delle bugie a colori,
i fogli stampati
destinati all’oblio
a traslochi incartati
con titoli scaduti.

Spegnete tutto!
La verità custodita
senza proclami
dal vento d’estate
da nuvole nere
e salvifiche piogge
a mitigare arsure
a decifrare siccità interiori
si poserà come unguento
sulle ferite della mente offesa.

Nel silenzio,
prima dei temporali attesi
interrotto da ali sferzanti l’ignoto
i segreti del tempo
oltre questi tempi orfani di senso,
accogliere lezioni eterne
registrare l’universo
ripulendo il segnale dall’io
ritornare vergini alle origini
bambini non ancora istruiti
da civili menzogne.

Un sapere antico e umile
dimora nelle forme
nella lontana dimenticanza
nell’aria tempestosa
che smuove le fronde
degli alberi, mute sentinelle
ereditate
nel volo di penne pomeridiane
e piume per cuscini di cielo
nella fede perenne
di boschi scrutanti
il vorticoso costruire di avide mani
senza memoria,
nella lenta saggezza
dei ritorni d’umanità.

Catartica astensione dal mondo
dai notiziari dei potenti,
arroccati nel deserto dei Tartari
stiliamo pagine
dedicate al vuoto che
insegna senza dire.

Spegnete ogni cosa
superflua e lucente
figlia non voluta
del rumore di fondo della storia,
prima che la città dell’uomo
v’incateni per sempre
alla sua ignoranza.

 

 

 

 

 

The Zoological Song

Temevo il silenzio
secolare e stantio
di quei vuoti corridoi,
budelli sapienti, austeri
odore di incunabuli e fossili
nei dipartimenti
di zoologia. Gloriosi teschi
donati alla scienza o
rubati post mortem,
teorie ereditate per fede
laica
busti di nobili baroni
scheletri di passioni
estinte, come antiche specie
in disuso
espulse dalla storia naturale
e dai piani di Dio.

Con un torpore riverente
lasciai riposare la tradizione
e nomi di scienziati dinosauri
in vecchi giacigli
di formaldeide.

Michele Nigro

You keep me

Knowing nothing about being there
in the future and about the pain
of looking somewhere else,
you keep me,
setting my eyes
on a face like yours
of someone who’s not you,
to rescue me from forgetting,
making the same gestures
on tomorrow’s skin
a crude reverberation of us,
you keep me,
on the horizon, maybe
new lands for sowing,
yet you keep me, sovereign
with the troops of memory
and garrisons
of looks never turned off.

 

 

 

 

 

Albania Cafe

Do you remember the Albanians’ café,
that safe, closed-in nook in Rome where
the resigned hands of lovers
entwined
before another fare thee well?
That sweet painful joy
a poetic source of words that
dug deep inside us
tonight found comfort
not in new women’s caresses
like you think
but in the light sound of a distant
fountain, surrounded by the silence
of the starry dark and turned-off friendships.

For years I waited
to rediscover that youthful rite
of drinking water in deserted cities
leaving behind all those student comings and goings
that happen before the dawn
of renewed hopes.

 

 

 

 

 

One Centigrade

With the coming of the first
night-time warmth
through the open window
street scares reach up to me.
Someone bumming down the alleys
moans a lament, “Mom, mom!”
life withdrawal symptoms
a sleepless siren among my dreams
desperate bell chimes
heatwave shindigs
and easy knives.

I love the cold that calms everything
under a motionless veil
raunchy molecules cool down,
I look for the winter that hushes
like a strict teacher
the chilly pains of the world.

 

 

 

 

 

By voice alone

The fake humble pose, cut off
a second before grabbing,
low-profile poetesses with gazes
like made-up madonnas
seem to be saying
“look at me, look at me!”
and then, “read me, read me!”

A love song
from her orange trap
perched on antennas
of television trivialities,
and the cement of districts
the resigned tiles
in the calm province
turn into an unexpected jungle
a luxuriant wood for grey hearts
in the evening silence slashed
by the glittering notes, the sincere
trills of a feathered soul
with no scores
or studied glories.

 

 

 

 

 

Archive

We keep dates, bits of string
empty sweet boxes and tickets
because pain also
demands well-documented
accuracy resisting time
and human distraction.

So that each date becomes a thorn
to stick into us when it seems
we’ll be happy,
each piece of string
a knot that keeps us
tied to the past,
a box
emptied of the sweetness that was
for when we will be full
of fake joys,
and only one-way tickets
to the beyond.

 

 

 

 

 

Lost afternoons
(an elegy to distance)

Turn off the electric
vening learning
the comforting tricks
the coarse-mesh nets
of coloured lies,
the printed sheets
headed for forgetting
unmapped moves
with out of date titles.

Turn the whole lot off!
Safeguarded truth
with no proclamations
from the summer wind
from the black clouds
and salvifical rains
to mitigate droughts
to decode internal aridities
will settle like an unguent
on the wounds of the offended mind.

In the silence,
before the expected storms
interrupted by wings lashing the unknown
the secrets of time
beyond these times left without sense,
to harbour eternal lessons
record the universe
cleaning out the I from the signal
going back as virgins to the origins
children as yet uneducated
by civil lies.

Ancient, humble knowledge
lives in the shapes
of far-off forgetfulness
in the stormy air
that dislodges the boughs
of the trees, silent sentries
inherited
in the flight of afternoon pens
and feathers for heavenly cushions
in the perennial faith
of watchful woods
the swirling building of avid hands
with no memories,
in the slow wisdom
of the return of humanity.

Cathartic abstaining from the world
from the newscasts of the powerful,
entrenched in the desert of the Tartars
we write out pages
dedicated to the emptiness that
teaches without saying.

Turn off everything
superfluous, glossy
unwanted daughter
of the sound underlying the story
before the city of man
enchains you forever
in its ignorance.

 

 

 

 

 

The Zoological Song

I was scared of the silence
secular, time-honoured, musty
of those empty corridors,
learned, austere passageways
the smell of incunabula and fossils
in the departments
of zoology. Splendid skulls
donated to science or
stolen post mortem,
theories inherited through
lay faith
busts of noble barons
skeletons of extinct
passions, like ancient species
in disuse
expelled from natural history
and God’s plans.

With reverent sluggishness
I left the tradition
and the names of scientist dinosaurs
to rest in old pallet beds
of formaldehyde.

Translated by Gray Sutherland

Michele Nigro, nato nel 1971 in provincia di Napoli, vive a Battipaglia (Sa) dal 1978. Si diletta nella scrittura di racconti, poesie, brevi saggi, articoli per giornali e riviste.
 Ha diretto la rivista letteraria “Nugae – scritti autografi” fino al 2009. Ha partecipato in passato a numerosi concorsi letterari ed è presente con suoi scritti in antologie e periodici. Nel 2016 è uscita la sua prima raccolta poetica – che ama definire “raccolta di formazione” – intitolata Nessuno nasce pulito (edizioni nugae 2.0). Ha pubblicato Esperimenti, raccolta di racconti; il mini-saggio La bistecca di Matrix; nel 2013 la prima edizione del racconto lungo Call Center, nel 2018 la seconda edizione Call Center – reloaded e la raccolta Poesie minori Pensieri minimi.

Michele Nigro was born in the province of Naples in 1971 and since 1978 has lived in Battipaglia (province of Salerno). He enjoys writing stories, poetry, brief essays and articles for newspapers and journals.
Until 2009, he ran the literary journal “Nugae – scritti autografici” and has taken part in many literary competitions. His work is in various magazines and anthologies. He published his first collection of poems Nessuno nasce pulito (edizioni nugae 2.0), which he likes to define as a “learning collection”, in 2016. He has also published Esperimenti, a collection of stories, and La bistecca di Matrix, a mini-essay. In 2013, he published Call Center, a long story whose second edition Call Center – reloaded was published in 2018, as was another poetry collection, Poesie minori Pensieri minimi.

TARDES PERDIDAS. Versión española por Chiara De Luca

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