Facebook

Nuno Júdice, Lavoro diurno

Trabalho diurno

Esvaziei a tarde do sol que a enchia;
tirei a luz do céu, balde após balde,
e deitei-a para o poço sem fundo
onde ela caía, num baque surdo,
espalhando pedaços de brilho
pelas paredes húmidas. Quando
o dia ficou sem luz, tapei o poço
com a tampa, e perguntei se alguém
precisava de ser iluminado. Vinham
ter comigo; e perguntavam-me quanto
custava um grama de sol. Eu dizia-lhes:
«É mais caro do que a noite». Mas eles
não se importavam, e juntavam-se
à minha volta, para que eu voltasse
a abrir o poço. E eu, sabendo que
a corda do meu balde não dava para
chegar ao fundo, pedia-lhes que
se atirassem para dentro do poço,
atrás da luz, se não queriam
a noite. Mas eles recusavam; e eu
via-os afastarem-se na obscuridade,
deixando-me sozinho. Então, levantava
a tampa do poço – e via, lá no fundo,
a última luz a desaparecer no abismo.

Lavoro diurno

Vuotai il pomeriggio del sole che lo colmava;
tolsi la luce dal cielo, un secchio dopo l’altro,
e la gettai nel pozzo senza fondo
dove cadeva, con un tonfo sordo,
spargendo gocce di lucore
lungo le umide pareti. Quando il giorno
fu rimasto senza luce, chiusi il pozzo
con il coperchio e chiesi se qualcuno avesse
bisogno di essere illuminato. Venivano
da me; e chiedevano quanto
costasse un grammo di sole. Io rispondevo:
“È più caro della notte”. Ma a loro
non importava, e si radunavano
attorno a me, perché tornassi
ad aprire il pozzo. E io, sapendo che
la corda del mio secchio non giungeva
fino al fondo chiedevo loro che
si gettassero nel pozzo,
seguendo la luce, se non volevano
la notte. Ma loro si rifiutavano; e io
li vidi allontanarsi nell’oscurità,
lasciandomi da solo. Poi, sollevai
il coperchio del pozzo – e là sul fondo vidi
l’ultima luce che svaniva nell’abisso.

 

Nuno Júdice, La materia della poesia, Edizioni Kolibris 2015

No widget added yet.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Follow Us

Get the latest posts delivered to your mailbox:

%d bloggers like this: