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E poi rilassarti, solo

Massimo Sannelli

L’ex bambino non ha mai giocato con gli altri bambini. Ora si guarda indietro. Aveva una “prestazione intellettuale nettamente superiore alla media”. Era asociale per dignità, forse. Sentiva che il rumore, il gioco, la compagnia non lo riguardavano. Per ragioni estetiche, forse? Certo. Lo sapeva. Ma che cosa poteva sapere, a sei anni? Non sapeva: sentiva di avere un lavoro da fare, prima o poi, e che il lavoro era incompatibile. Incompatibile con che cosa? Con quasi tutto: a partire dal rito del mangiare in compagnia.

L’asocialità è una specie di ostinazione contro tutto, in primo luogo contro la salute, fisica e mentale. Quindi il passero solitario si attira danni e violenza. Per forza. Nasce nel Paese del Sole, che si basa sull’ottimismo, per ragioni di fede, di incoscienza o di patrimonio familiare. L’Italia, in generale, non ama il solitario ostinato, a meno che non sia un eremita. E invece l’uccellino senza piume osa l’inosabile: non gioca, non parla, non mangia; cioè: in pubblico; perché in realtà gioca e mangia molto, ma da solo. Non cerca la compagnia, ma il pubblico: qualche libro, qualche conferenza, va bene. Perché fa parte del ruolo.

Già, esiste un ruolo. Il passero solitario è consapevole di avere un ruolo. Si destina ad un lavoro, privatamente, e pubblicamente cerca di imporre i suoi risultati. Anche il solitario Leopardi pubblica molto presto, non da anonimo. Come? Chi non ha compagni vuole essere riconosciuto da quelli che evita? Certo. Li vede come pubblico, non come compagni. E se il passero va “cantando” e lancia “canti”, anche l’autore asociale canta. Pubblica un libro intitolato Canti. Non pubblica i canti nell’aria, come il passero solitario.

Non c’è niente di mistico in tutto questo. Anzi: chi pubblica è l’essere meno mistico che ci sia, se pubblica in vita. Chi non è mistico è uno stratega, spesso molto sottile. Il tentativo del bambino che non gioca, da sempre, è questo: costruirsi un personaggio, perché ha capito che tutto sommato la sua persona non è così importante, e poi non dura. La persona muore, l’archetipo no. Chi canta solo è particolarmente sensibile alla morte, per natura; per cultura, sa anche che durare nei secoli – ma durare veramente, da Classico – è passare per la porta stretta.

Bisogna che il passero pensi solo a cantare, e non pensi – per esempio – ad invocare le maledette grazie di Arimane? Sì, ma ci vuole resistenza ed è sadico imporla a chi non la vuole più, come l’ultimo Leopardi che abbozza la preghiera al Male. Ora si vede la posta in gioco, per noi che cerchiamo sempre il buon esempio, nella solitudine. Si tratta di resistere, prima di tutto. Drogarsi di gloria è una buona consolazione, finché dura.

L’ex bambino, che non giocava, ha allineato abbastanza appunti per chiarire la situazione: a se stesso, ma senza umiltà. Perché anche questa scheda è pubblica.

 

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1 comment

  1. Almerighi Reply

    perché già alla prima poesia
    mi accorsi di essere nato,
    quando si nasce
    il primo grido prende fuoco
    con violentissima dolcezza

    diciamo ci sono,
    ci sono,
    eccomi qui,
    ora dovete fare i conti
    anche con me

    e già ai primi scritti
    sembrò tutto un cesareo
    con la benedizione di sangue
    e latte che ne consegue,
    senza stravaganza alcuna

    ma verità e condivisione,
    ti guardi piangere e ridi,
    mai mi è venuto in mente
    di cercare un tornaconto,
    ed è fatica:

    una fatica benedetta
    essere giullare, girare
    girovagare inquieto
    allontanarsi da ogni padre
    ignoto servo della parola

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