Facebook

Regali per tonificarsi

In casa c’è un cimitero di tastiere. C’è la vecchia Apple USB con tutte le lettere cancellate, quattro, cinque tasti barcollanti come denti sul punto di cadere, due denti incapsulati con lo scotch e un paio mancanti all’appello come le finestrelle nel sorriso dei bambini; c’è l’inutile Apple wireless aerodinamica nuova fiammante che era in dotazione con Mac, detto Macky, che non è mai riuscita a connettersi al Wi-Fi, ma di cui non ho mai potuto chiedere la sostituzione perché Macky l’avevo acquistato in rete senza garanzia la notte di capodanno di sei anni fa, in un momento di sana follia, aspettando mezzanotte precisa per premere conferma ordine; c’è l’imitazione wireless della tastiera Apple, che si connette e funziona benissimo; ci sono una serie di tastiere per il PC che restano quasi sempre inattive insieme a lui e alle carcasse dei portatili Windows che non ho mai avuto cuore di gettare; infine c’è la tastiera USB di merdosa plastica che questa mattina stavo usando per scrivere forsennatamente, perché qualche giorno prima si erano scaricate le pile della perfetta imitazione wireless della tastiera Apple. La tastiera USB in merdosa plastica somiglia a quella che aveva in dotazione la Polfer qualche anno fa, quella che quando andavi a fare la denuncia passavi due ore a sentire Tick       Tick       Tick            Tick     Ti    Ti   Tick… Tiri tiri tick… Ciock Tonck Plunf, prima di capire che la Polfer non cercherà mai le tue cose, solo che quando io scrivo nel raptus senti TickTickTickTickTicckTickTiritickTirititickTiritiritickCiockTockPlunf… Che alle giganti orecchie di Titti giunge come la ‘musica’ di Young Signorino alle mie, perciò si era rifugiata sotto al divano senza sapere a che santo votarsi. Sunny si era allontanato con sussiegoso sdegno e felina eleganza come quando ascolto le sigle dei cartoni animati. Eva no, lei in casa attiva il risparmio energetico perché non ci sono volatili e non si sveglia neppure se cade una bomba. Al limite socchiude un occhio se sente il click del frigorifero, ma si scomoda solo se ne emanano odori interessanti. Non che Titti e Sunny siano ipersensibile ai rumori. Quando c’è stato il terremoto e il letto danzava nella notte, ho acceso la luce e ci siamo guardati tutti, ma nessuno aveva voglia di scendere in strada. Così ho spento la luce e ci siamo risvegliati al mattino con una grande crepa sul soffitto e molta fame. Non è neppure che i ragazzi siano dei leoni. È che sono convinti che io sia un supereroe. Solo Sunny ogni tanto è colto dal dubbio, perché sa che nessuno ha più superpoteri di un gatto. Invece le ragazze quando hanno un moscerino nell’occhio o un capello nella cacca che contrasta la forza di gravità, quando piove, quando hanno un riccio di castagna attaccato alla coda o le ha punte qualcosa, quando c’è un pit bull che le punta in lontananza o un bassotto incazzato dietro un cancello… guardano me, con il tipico muso da levamelo-di-lì di quando si ruppe il frigo e per due giorni fui costretta a mettere loro davanti una ciotola di crocchette alla sacra ora dei pasti, lo stesso muso che hanno le tue amiche quando credono di parlare d’amore mentre parlano di uno che ci mette tre giorni a  risponderti a un messaggio perché deve lasciarti sulle spine come il riccio della castagna. Allora io penso che fare Dio di professione deve essere una grande rottura di sfere, seppur celesti. E mi chiedo come mai tanta gente ci tenga a prendere il suo posto. Se non ho paura io — cosa che quando sono mezza addormentata e non mi rendo conto di quello che sta succedendo mi riesce bene — sono tranquilli anche loro. Ma quando la scossa di terremoto li colse in casa da soli, al mio ritorno trovai pipì e vomitini dappertutto. Se è il supereroe stesso a generare il terremoto con una merdosa tastiera USB di plastica i ragazzi perdono tutte le loro certezze, il supereroe perde 1.000 punti in classifica e diventa un umano come tutti gli altri. Per rimediare e riconquistare la stima dei miei fedelissimi, ho deciso di andare a comprare le pile ministilo per la tastiera al negozio cinese vicino a casa nostra. Appena sono uscita ho visto che di fianco al portone del nostro palazzo c’era una grande busta di carta del Decathlon, con su scritto a stampa “Regali per tonificarsi” (e poi altre frasi, ma questa aveva il font più grande di tutte). Sopra c’era attaccato un bigliettino scritto a mano: “È quasi nuovo. Non mi va più bene. Ciao! Ciao!”. Sembrava una donna molto felice di essere dimagrita. Ci ho dato una sbirciatina dentro, e ho visto che conteneva un bellissimo giaccone di pelle della Conbipel davvero nuovo, che dava l’idea di essere caldissimo. A fiuto aveva un profumo speziato femminile misto a 100% pelle. Era un regalo di Natale per il primo che l’avesse trovato. “La gente perbene fa così”, mi ha detto mia madre più tardi al telefono. Purtroppo molte persone non lo fanno, a meno che non si possa scrivere su facebook. Preferiscono buttare via le cose di cui vogliono disfarsi, oppure portarle alle associazioni. Ma tanti senzatetto non vogliono rivolgersi alle strutture di assistenza. Si arrangiano da soli e dormono per la strada, testano la fratellanza delle persone, pregando attenzione, che è diverso da mendicare. Credo che se un giorno dovessi restare senza tetto in affitto farei così anch’io. La libertà è l’unica ricchezza per cui vale la pena di lottare. Nulla è gratuito salvo il dono spontaneo da essere umano a essere umano. Una coppia di amici mette insieme il pranzo con la cena facendo il giro dei negozi alimentari del quartiere. Con quello che gettano nella spazzatura gli alimentari ogni sera si potrebbero nutrire tutti i poveri della città. Con la carne fresca di cui sono costretti a disfarsi i macellai si potrebbero fare felici tutti i cani ‘nutriti’ ogni giorno di tristi crocchette con la scusa che un’alimentazione naturale sarebbe troppo costosa. Non fosse che il vero problema è la pigrizia.

Un tempo con le cose buttate via per noia, capriccio o eccesso di benessere molte persone si vestivano, mangiavano e arredavano casa. Da qualche tempo a Bruges-la-morte, per indurre le persone a fare la raccolta differenziata, hanno introdotto i cassonetti a tessera (fornita solo ai residenti) per l’indifferenziata, e il divieto di abbandonare “rifiuti ingombranti” accanto ai cassonetti. Col risultato che chi non faceva la differenziata prima non la fa neanche ora, ma abbandona la spazzatura in sordina a ogni angolo di strada, per evitare di pagare le aperture supplementari (ogni famiglia ne ha a disposizione un paio al mese, mi pare), perché tanto i netturbini passano prima che tutti gli altri si sveglino. Chi faceva già la differenziata e non avrebbe avuto bisogno della costrizione, s’inventa altri modi per donare libri, abiti, cibo, giocattoli, ventilatori, televisori, mobili, lasciandoli fuori all’alba, certo che nel giro di qualche minuto la strada sarà ripulita dai destinatari. (Anch’io una volta trovai un regalo, un’epica Graziella, che mi rubarono due giorni dopo, perché a Bruges-la-morte si fa il cycle-crossing, e se leghi la bici per non metterla in circolo ci trovi soltanto il telaio).

Quando ho chiesto a Jian le ministilo, mi ha detto: “Ancola? Ma hai già prese ieri!” “Sì, sì”, gli ho detto, “ma queste mi servono per il Babbo Natale che s’illumina”. Non era vero: le pile che avevo comprato le avevo perse in casa e le ritroverò soltanto in occasione del prossimo trasloco. Lui lo sapeva benissimo. Comunque il Babbo Natale luminoso lo comprerei davvero e anche il carillon natalizio fatto a giostrina che aveva Jian sulla cassa. Quando sei giovane, sei boccalone, caschi nelle trappole verbali dei conformisti dell’anticonformismo e dei ribelli col culo degli altri. Fai un po’ lo snob intellettuale anche se hai sempre lavorato e con gli intellettuali non hai niente a che spartire, te la prendi con le lucine di Natale neanche fossero i brufoli di Satana. Quando diventi vecchio vorresti riempire casa di lucine e d’infanzia, come gli anticonformisti vorrebbero riempirsi le tasche del potere e dei privilegi dei conformisti. Ho preso le pile e già che c’ero anche i sacchetti per la cacca, e sono tornata a casa.

Nel frattempo il regalo accanto al portone era già stato ritirato da qualcuno. Quando sono entrata in casa Eva ha socchiuso un occhio, Titti è uscita da sotto il divano, Sunny è tornato sulla stampante in paziente attesa del foglio da predare. Io ho appoggiato sulla scrivania il mio regalo: il nostro silenzio tonificante.

domenica 8 dicembre 2019

 

Chiara De Luca

No widget added yet.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Follow Us

Get the latest posts delivered to your mailbox:

%d bloggers like this: