Facebook

Se aveste fede quanto un granello di senape

LE RIFLESSIONI DELLA DOMENICA
6 OTTOBRE 2019
 
Se aveste fede quanto un granello di senape (Lc 17,5-10).
In quel tempo, gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: «Sradicati e vai a piantarti nel mare», ed esso vi obbedirebbe. Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: «Vieni subito e mettiti a tavola»? Non gli dirà piuttosto: «Prepara da mangiare, stringati le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu»? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare».
 
Si può quantificare la fede? In base a quanto risponde Gesù ai discepoli no; la fede o c’è o non c’è. Non vi sono misure. La domanda dei discepoli sottintende la volontà di porsi al di sopra degli altri nella qualità di adesione a Dio per averne un pubblico riconoscimento. Tante volte ci sono cosiddetti praticanti che ostentano con parole e atteggiamenti di essere superiori agli altri, ai credenti tiepidi. Quante opere nella chiesa vengono compiute per dimostrare di essere più santi degli altri, più elevati spiritualmente, più degni di essere onorati: si fanno iniziative, si fondano gruppi o addirittura comunità religiose dove ci si pone come fondamenti carismatici imprescindibili, assumendo un’aria da santoni; oppure si fa a gara perché i luoghi della propria proposta spirituale siano più attraenti di altri, abbiano più risonanza. Sotto la domanda dei discepoli (che spesso nei vangeli sembrano cercare maggiore onore anche a scapito dei colleghi) forse ce n’è un’altra: accresci la nostra visibilità. Ecco perché Gesù contrappone a questa domanda l’immagine del granello di senape, piccolo e che si nasconde sotto terra per portare frutto. Gesù fa una riflessione sul servizio che non deve produrre ricompense speciali ma semplicemente deve dare consapevolezza che si faccia la propria parte, né più né meno degli altri. Quando si pretende di essere più indispensabili, forse si conquista il cuore di chi ci ammira, ma non si aggiunge nulla alla costruzione del Regno che è opera esclusiva di Dio e alla quale possiamo solo decidere di aderire o meno.
Michele Tartaglia
 
La vita come missione
Nel descriverci come servitori a cui è chiesto di fare il proprio dovere, senza aspettare alcun pagamento extra, il vangelo di oggi ci ricorda che la vita ci è stata assegnata come una missione, piuttosto che come un dono. Questa distinzione è estremamente importante. Se fosse un dono potremmo farne qualunque uso, spetterebbe a noi scoprire cosa farne. Dio si comporterebbe con noi come un genitore distratto che compensa i figli con un’automobile costosa per l’interesse che non trova il tempo di manifestare loro, e se i figli usano l’automobile per schiantarsi contro un albero, tanto peggio per loro.  Se vediamo la vita come una missione, invece, sappiamo che il Padre ci ha affidato una funzione specifica, che ci assisterà a espletare tale funzione e che solo nella realizzazione di questa funzione possiamo trovare il significato della nostra vita. Una missione ci rende sacri, cioè riservati a un ruolo unico. Sacralità significa unicità. Unicità significa che non possiamo essere sostituiti, che abbiamo un ruolo creatore irrinunciabile. La fede nella nostra missione è la fede che può muovere le montagne, annunciata all’inizio di questo brano evangelico. È la fede del bambino che segue con gioia le direzioni del padre e della madre e a cui non interessa proclamare la sua indipendenza.
Vorrei aggiungere un’osservazione importante.  Il figliol prodigo ha riconosciuto la sua sacralità nel momento in cui è ritornato dal Padre, ma senza che ne fosse cosciente, tutta la sua vita, inclusa quella debosciata, è stata un sacramento. Dio non crea immondizia. A noi spetta riconoscere la nostra sacralità per redimere noi stessi, ma nella banca del regno di Dio ogni vita è sacra. Guai se lo dimenticassimo. Useremmo la fede per giustificare il genocidio.
 
Lodovico Balducci
 
 
E il naufragar m’è dolce in questo A-mare
Sempre caro mi fu quest’ermo colle e questa siepe…
Il vangelo di questa domenica richiama questa straordinaria poesia scritta due secoli fa da un ateo che ti fa credente.
La siepe, come il granello di senape, è piccola, ma è sufficiente per far naufragare il gelso della poesia in un mare infinito. Mare di una immensità nella quale s’annega il pensier mio.
La nostra piccola fede, così piccola che per poco il cor non si spaura, così fragile da farci sentire servi inutili, dopo aver fatto il massimo che potevamo, ci fa naufragare, come il gelso e la poesia, nel mare di un Amore infinito.
E il naufragar m’è dolce in questo A-mare
 
Giovanni de Gaetano
 
 
La fede invisibile che sradica gli alberi
Il vangelo di oggi è un omaggio alla dimensione impercettibile. Alla fede silenziosa, quella che non fa rumore, che non sbraita dagli scranni del potere, sia esso politico o sociale. È la fede del lievito che non si vede ma accresce il pane, di Lazzaro che non è visto, degli ultimi che nessuno ascolta. È la fede di un granello di senape che può ordinare a un albero di sradicarsi. Ancora una volta la gerarchia è capovolta, una costante del vangelo. Nella frase finale, Gesù torna su un concetto fondamentale del suo messaggio: non credetevi meglio degli altri solo perché la vita è stata generosa con voi. Tutto è inutile fin quando non si abbraccerà la vera dimensione in cui l’uomo rivela a se stesso la sua essenza. L’inutilità dei servi, in cui rientrano sia i servi che i padroni, è tale se rimane ancorata all’inutilità di una vita trascorsa a rincorrere cose inutili. Fin quando l’albero rimarrà con le radici ben salde nel terreno, vorrà dire che la strada è ancora molto lunga.
 
Marialaura Bonaccio

No widget added yet.

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Follow Us

Get the latest posts delivered to your mailbox:

%d bloggers like this: