Carmen Bugan

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Nota e traduzioni di Chiara De Luca



Carmen Bugan è nata in Romania nel 1970 ed è emigrata negli Stati Uniti con la famiglia nel 1989, dopo che il padre era stato arrestato per aver protestato contro il regime di Ceausescu. Ha studiato all’Università del Michigan (Ann Arbor), alla Lancaster University, alla Poets House (Irlanda), e al Balliol College di Oxford, dove ha conseguito un dottorato in Letteratura Inglese. Ha pubblicato le raccolte poetiche Crossing the Carpathians: Poems (Oxford Poets/ Carcanet, 2004), The House of Straw (Shearman, 2013), uno studio critico dal titolo Seamus Heaney and East European Poetry in Translation: Poetics of Exile (Legenda/Maney Publishing 2013), e il memoriale Burying the Typewriter: Childhood Under the Eye of the Secret Police (Picador 2012). L’edizione americana di questo libro ha vinto il Bread Loaf Conference Bakeless Prize for Nonfiction, l’edizione inglese è stata menzionata come libro della settimana da BBC Radio 4 ed è stata tra i finalisti del George Orwell Prize per la scrittura politica. Il memoriale è stato tradotto in Svezia, in Polonia ed è in corso di traduzione in Romania.

Attualmente Carmen Bugan sta effettuando delle ricerche in merito ai documenti relativi a lei e alla sua famiglia custoditi dalla Polizia Segreta e sta scrivendo un libro sull’esperienza di aver vissuto da entrambi i lati della Cortina di Ferro. Vive in Francia con il marito e i loro due figli.

Twenty Years



The horizon was the blue spine of a book,

its pages frozen sand, iced-over waves

and I, still unwashed of airplane fumes

day’s sweat, bitterness of instant coffee,

went knee-deep in water, where I first wrote

out of my life the tangled algae of the Black Sea.


Who can see ahead on that first day when

you awake without a country, a house,

in a well-meaning stranger’s bed, your

host speaking to you in an alien language?

I ate the food she served with trembling hands,

it was snowing outside, warm inside.


The following year I erased the birds: woodpecker,

sparrow, grandfather’s pigeons, and the faithful stork.

In their place I wrote the hawks that scanned

the dunes of Sleeping Bear, crows, hummingbirds,

red cardinals singing

in the too-large garden of our new house.


But on this page I am leaning against lighthouses

while cherry orchards grow to the tip of Leelanau,

tree roots in water. They swish over whitened-out

cornfields of my childhood. All things I wanted to forget

crowd in-between the lines I spent years writing:

four languages, ambitions, homesickness, dispersed friends.




Today it is twenty years since that evening at the airport

when in blinding snow people we had not seen


were waiting for us. They said I kissed the ground.

Did I kiss the ground? Who can remember this?

We search ourselves through memories,

or autumn leaves that fall, breaking into something else.






L’orizzonte era l’azzurra spina dorsale di un libro,

le sue pagine sabbia gelata, onde ghiacciate in superficie

e io, non ancora ripulita dai fumi dell’aeroplano

dal sudore della giornata, dall’amaro del caffè istantaneo,

mi spinsi fino alle ginocchia nell’acqua, dove per la prima volta

espulsi per iscritto dalla mia vita le alghe intricate del Mare Nero.


Come puoi guardare avanti quel primo giorno in cui

ti svegli senza una patria, una casa

nel letto accogliente di un’estranea, e la tua

ospite ti parla in una lingua straniera?

Mangiai con le mani tremanti il cibo che mi offrì,

fuori nevicava, dentro era caldo.


L’anno successivo cancellai gli uccelli: picchio,

passero, i piccioni del nonno, e la fedele cicogna.

Al loro posto scrissi le aquile che scandagliavano

le dune di Sleeping Bear, corvi, colibrì,

cardinali rossi che cantavano

nel giardino troppo grande della nostra nuova casa.


Ma su questa pagina sono appoggiata ai fari

mentre giardini di ciliegi crescono verso la punta di Leelanau,

radici in acqua. Passano sugli sbiaditi

campi di grano della mia infanzia. Tutte le cose che volevo scordare

si affollano tra le righe che ho impiegato anni a scrivere:

quattro lingue, ambizioni, nostalgia, amici dispersi.




Oggi sono passati vent’anni da quella sera all’aeroporto

quando nella neve accecante persone che non conoscevamo

ci stavano aspettando. Dicono che baciai il terreno.

Baciai davvero il terreno? Chi può ricordarlo?

Cerchiamo noi stessi mediante i ricordi,

o le foglie autunnali che cadono, spezzandosi in qualcos’altro.



Morning at Esthwaite Lake



Her child turns inside the womb

Quickening her heart; it is

A half-heard song reaching across

Water through noise of waves.


These are still the small hours.

There is only a hint of sky now.

Esthwaite lies covered in fog.

She thinks of fish turning under.


Flowers on the table wait

Their color from daylight.

Half-clothed in clouds distant hills

Appear; husband’s bare shoulders,


Resting over sheets. The child kicks

She settles at the window and waits.

Soon there will be a rainbow

With one foot in the water.



Mattino sull’Esthwaite Lake


Il figlio si gira dentro il suo ventre

accelerandole il battito del cuore; è

un canto appena percepito che giunge

dall’acqua attraverso il rumore delle onde.


Sono ancora le ore piccole.

C’è appena un accenno di cielo.

L’Esthwaite è ricoperto di nebbia.

Lei pensa al pesce che s’immerge.


Fiori sul tavolo stanno aspettando

che la luce del giorno renda loro il colore.

Semivestite di nubi colline distanti

appaiono; le spalle nude del marito,


riposano sulle lenzuola. Il bimbo scalcia

lei si mette alla finestra e aspetta.

Presto ci sarà un arcobaleno

con un piede nell’acqua.



First Born


for Stefano


You are calling of the toaca

And cliff-growing vineyards above the sea.

I whirl and cradle you among the stars.


Outside the walls of my skin Segovia plays his guitar

To winter wind in a country which is not his nor ours.

You quicken to the wind-knock on the window, I answer.


I talk with hares and crows night after night

Worrying they have come to take you from me,

Now I know all languages, I fight with spirits about the yard.


You love the sound of this world, the light of sun

The strings of guitar, the way voices of people

Sound warm, welcoming you, so you come


Blood-bathed. A warrior. I lie: Milky Way

On a clear night. You are no longer a secret.

Now take me inside your smile, child, sing me to sleep.






per Stefano


Tu stai chiamando la toaca

e vigneti sulle rocce sopra il mare.

Io ti roteo e ti cullo tra le stelle.


Fuori dai muri della mia pelle Segovia suona la chitarra

al vento invernale in un paese che non è il nostro né il suo.

Ti desti al bussare del vento sulla finestra, io rispondo.


Notte dopo notte parlo con le lepri e con i corvi

temendo siano venuti a portarti via da me,

ora so tutte le lingue, combatto con gli spiriti in cortile.


Tu ami il suono di questa parola, la luce del sole

le corde della chitarra, e come le voci della gente

suonino calde, dandoti il benvenuto, così vieni


bagnato di sangue. Un guerriero. Io giaccio: Via Lattea

in una limpida notte. Non sei più un segreto.

Ora prendimi dentro il sorriso, figlio, canta per farmi addormentare.




While Chasing Rainbows

for Alisa



Thirteen months I waited for the right sky

To describe how I felt when you were born,


And here it is, this morning, out of the blue:

White, gray, and deep blue clouds, hang low,


A row of pearls on the soft Jura, so low

You can see the gentle mountain top in clear sunshine


And worry that somehow the sky is going to fall

On earth, leaving Mt. Blanc in opposite direction


Suspended in the air, spoon-like and white,

Like some kind of fault in vision.


And then, a dust of first snow, an apparition,

Suddenly illuminated by a rainbow


So clear—from St. Jean de Gonville

To Col de la Faucille—I change direction



And we drive straight into it, as if we’re

Going through Heaven’s Arch. But it’s more:


Another rainbow and another, and another yet,

All day rise and paint the mountain air


With the kind of joy that makes me forget where I am

Going and why. And you are crying in the backseat


As babies do, hungry for breast, comfort, and love.

The day when you arrived it was just like that,


One burst of nature happening after another, mid morning,

Turning the whole morning right around, feet tiptoeing the birthing sky


And at eleven and one minute you were landed

On my startled chest. I was still waiting to give birth to you.




A caccia di arcobaleni


per Alisa



Per tredici mesi ho aspettato il cielo giusto

per descrivere come mi sentii quando sei nata,


Ed eccolo, questa mattina, dal nulla:

nubi bianche, grigie e blu scuro, basse,


una fila di perle sul morbido Giura, così basso

che vedi la cima dolce del monte nel limpido sole


e un timore che in qualche modo il cielo stia per cadere

sulla terra, lasciando il Monte Bianco nell’opposta direzione


sospeso nell’aria, come un cucchiaio e bianco,

come una qualche difetto nella visione.


E poi, un pulviscolo di prima neve, un’apparizione,

a un tratto illuminata da un arcobaleno


così chiaro – da Saint Jean de Gonville

al Col de la Faucille – cambio direzione


e ci andiamo dritto dentro, come stessimo

passando sotto l’Arco del Cielo. Ma è di più:


un altro arcobaleno e un altro, e un altro ancora,

tutto il giorno si leva e dipinge l’aria di montagna


con quella sorta di gioia che mi fa scordare dove sto

andando e perché. E tu piangi sul sedile posteriore


come fanno i neonati, affamata del mio seno, di agio e d’amore.

Il giorno del tuo arrivo fu così, esattamente,


un rigoglio di natura dopo l’altro, a metà mattina,

girando tutta la mattina in punta di piedi il cielo nascente.


E alle undici e un minuto eri atterrata sul mio petto

stupefatto. Stavo ancora aspettando di darti alla luce.

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